CdP

Camorra, un pretesto per infangare tutto il paese

22/01/2001
La Svizzera della Camorra…che brutto epiteto è stato affibbiato alla piccola cittadina ai piedi del Monte Calvento.

Noi, operatori dell’informazione, dovremmo, sempre e comunque, limitarci a raccontare ai nostri lettori quella che è la realtà nuda e cruda, senza mascheramenti e senza ritocchi di nessun genere… Purtroppo, nei giorni scorsi si sono verificate non poche polemiche a Pignataro Maggiore che hanno continuato a far risaltare soltanto l’aspetto obbrobrioso e, sinceramente, meno diffuso della cittadina.

È vero, ci sono tantissimi problemi che pagano lo scotto di amministrazioni condotte male, di annose dimenticanze, ma tutte le persone che incontriamo per strada, e con le quali ci soffermiamo a chiacchierare quotidianamente, non si sentono camorristi, non lo sono mai stati, non vogliono essere etichettati come tali, né aspirano a diventarlo.

Chiariamolo, non stiamo sposando alcuna causa in merito, ma da corretti informatori, da liberi corrispondenti di fogli locali, vogliamo operare per la verità, evitando l’arma a doppio taglio della falsità: a Pignataro Maggiore la Camorra esiste come in tutti i Paesi di questo mondo e, purtroppo, non è una realtà che è venuta alla luce soltanto il 23 novembre del 2000 (il consiglio dei Ministri “scioglie” il Consiglio Comunale di Pignataro per “infiltrazioni dirette ed indirette dei consiglieri con la camorra”, ndr) oppure in questi giorni.

Non ci sentiamo camorristi se diciamo tali cose, né ci sentiamo diversi da tutti gli altri Paesi di questo mondo dove i Consigli Comunali NON VENGONO sciolti per Camorra o per Mafia; per questo vogliamo considerare il Decreto del Presidente della Repubblica del 30 novembre del 2000 (giorno dell’affidamento dell’Ente pignatarese nelle mani della Commissione prefettizia rispondente alle persone di Paolino Maddaloni, Gerardina Basilicata e Emilia Tarantino, ndr) come un’altra delle tante “prove”, delle tante “esperienze” che Pignataro doveva affrontare e vivere.

Ora però il problema risulta essere un altro, e, com’è ovvio, esisteva già prima del 23 novembre del 2000: a Pignataro Maggiore manca un progetto di educazione alla Legalità. Negli anni, diverse istituzioni del posto hanno tentato di avviare progetti per la legalità ma il tutto svaniva dopo pochi mesi.

Ora questo problema è ancora più attuale, ma aldilà della presenza della Commissione Straordinaria sugli scranni di palazzo “Scorpio” i cittadini pignataresi non notano alcun cambiamento in materia di “educazione alla legalità”. Vogliamo essere fiduciosi che al più presto ciò accada, ma non cambiamo idea sul fatto che tutti i Paesi di questo mondo sono bisognevoli di interventi per la legalità.

Pignataro non può e non deve diventare un capro espiatorio. Pignataro, oggi più che mai, ha bisogno di rinascere, di rialzare la china, di compiacersi davanti ad un’alba stupenda e un tramonto di stucchevole bellezza.

Lo Stato, con tutte le sue Istituzioni, se ha ritenuto opportuno “cambiare aria” all’interno della casa comunale, se ha ritenuto opportuno far sentire la propria presenza sul territorio con una decisa presa di posizione, aiuti Pignataro Maggiore a risollevare le sue sorti, lo aiuti a guardare con serenità il futuro che lo attende, a motivare gli animi della popolazione con interventi nel sociale e nel campo lavorativo…lo Stato e le Istituzioni, ridiano dignità all’intera cittadinanza che, suo malgrado, si è celata dietro un velo triste che le nasconde le graziose qualità e le ottime risorse.

Sarà nostro compito e delle Istituzioni, riportare Pignataro Maggiore ai vecchi tempi, ai vecchi climi, ai vecchi interessi che non hanno nulla a che vedere con…la Svizzera della Camorra e che non ritornano affatto se pronunciamo la fatidica parola…Camorra.

GIOVANNI TRIDENTE

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