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Le città invivibili: Querelopia. Di Italo Calzino

La città di Querelopia rinnova la sua vocazione legalitaria ogni mattina: le leggi sui vari reati cambiano all’alba, piegate alle esigenze di chi viene avverte l’irrefrenabile stimolo a sporgere qualche denuncia.
Sui marciapiedi le denunce del giorno prima, accartocciate, sono trasportate dal vento, in attesa che lo spazzaturaio le raccolga per farle finire nel dimenticatoio.
Ma è proprio questa la maledizione di Querelopia. Per ogni querela dimenticata, il delirio querelomane fa sì che almeno altre dieci nuove querele vengano sporte. E il giorno dopo, per ciascuna delle dieci nuove querele, altre dieci vengono portate alla casa del giudice, sommersa dalle carte.

Chi si chiede se la vocazione legalitaria di Querelopia sia autentica o sia spinta da un malessere profondo, trova risposta nel fatto che in assenza di reati si simulano, pur di poterli denunciare.

Orde di avvocati assediano famelici le mura della città, in attesa che con i primi raggi di sole i cittadini di Querelopia vengano presi dalla voglia di sporgere querele. Certo è che gli avvocati sono accolti come angeli, e il loro scrivere querele è circondato da un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione.

Nessuno si chiede che fine facciano realmente quelle querele, tanto che una volta sporte il loro contenuto entra a far parte dei fatti storici, come se la stessa querela fosse di per sé denuncia, rinvio, giudizio e sentenza. Così si è in costante attesa di un “inverno caldo”, o di una “primavera calda”, o di una “Estate Calda” o ancora di un “Autunno Caldo”, evocato da “questi” o da “quelli”, con frasi mai terminate ed occhi che ammiccano per far capire di conoscere cose che in realtà non sanno, fatti che in realtà si augurano solo esistano.

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