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Perchè una centarle?

La necessità di realizzare una centrale è giustificata dal deficit energetico del nostro paese. Tuttavia è leggittimo chiedersi: è possibile realizzare 137 megacentrali in Italia (questo è il numero di progetti presentati ed in attesa di ricevere l’approvazione o il diniego da parte delle competenti autorità) attesa anche la ratifica avvenuta solo ieri del protocollo di Kioto?

Essendo le centrali tra le più grosse fonti di CO2, principale causa dell’innalzamento della temperatura terrestre, come si sposerebbe la costruzione di queste fonti di inquinamento con l’appena ratificato protocollo di Kioto, secondo cui le emissioni del micidiale biossido di carbonio andrebbero ridotte del 6,5%?

Non è forse possibile ridurre il deficit energetico attraverso la riconversione, il potenzimento ed il miglioramento delle centrali già presenti sul territorio?

In tempi in cui l’acqua diviene sempre più un bene prezioso, non vi è il rischio per un territorio come il nostro, frontiera tra zone già colpite dalla siccità ed il centro-nord, che il ciclo di rinnovamento di questa preziosa risorsa venga stravolto?

Non è forse possibile sostenere un utilizzo intelligente e razionale delle risorse energetiche?

La strada da percorrere non potrebbe essere, al contrario della costruzione di mega centrali mega inquinanti, nella diversificazione delle fonti, nel risparmio e nell’efficienza?

La ricerca dell’efficienza e del consumo intelligente deve sostituirsi alla ricerca della copertura dei consumi a tutti i costi. L’energia è un bene prezioso per il quale non si può pensare di accrescerne sempre la produzione.

La costruzione di impianti industriali altamente inquinanti (è così che vengono definite le centrali elettriche dalla legislazione italiana) non porta occupazione, anzi, il degrado del territorio ed il conseguente abbassamento del tenore di vita, da origine a fenomeni di “fuga degli investimenti” nel periodo medio-lungo.

Chi di noi è passato per la vicina Bagnoli, ha forse la sensazione che sia o che sia stata un’area ricca?

L’occupazione temporanea che comporterebbe l’installazione di un tale impianto verrebbe pagata cara, la chiave dell’occupazione potrebbe essere, invece, proprio nello sfruttamento delle fonti alternative.

Data la conformazione del nostro territorio, una parziale copertura del fabbisogno energetico potrebbe venire dalla realizzazione di impianti eolici. L’installazione di un centinaio di aerogeneratori, consentirebbe di produrre una quantità di energia variabile da 10 gigavattora a più di 200, in funzione della velocità del vento e della sua distribuzione durante l’anno. Tali impianti, per loro natura, non richiedono le elevate professionalità, necessarie, invece, per la manutenzione di una centrale di grosse dimensioni. Ciò comporta che, mentre per le grosse centrali si dovrebbero “importare” tecnici altamente specializzati, nel caso di dover manutenere un impianto eolico potremmo facilmente impiegare i giovani del luogo.

Gli edifici pubblici, le scuole e gli edifici ad uso pubblico, potrebbero, da subito, ricorrere all’installazione di tetti e facciate fotovoltaiche.


20.000 mq di pannelli fotovoltaici produrrebbero da 2,5 a 5 GWh/anno. Energia pulita e a costo accessibile. L’installazione e la manutenzione di tali impianti potrebbe essere effettuata da ditte locali, con evidenti ricadute occupazionali di cui beneficerebbero i nostri figli.

Attraverso politiche di incentivazione sarebbe possibile aumentare il parco di pannelli fotovoltaici, estendendone l’utilizzo all’utenza privata. Un impianto da 1 kW (circa 10 mq di pannelli), ridurrebbe del 50% i consumi ed l’importo della bolletta. Un impianto da 2 kW potrebbe coprire l’intero fabbisogno di un’utenza media.

Aziende agricole e piccole comunità potrebbero installare impianti più estesi, con maggiori capacità di produrre energia, cedendo quella in eccesso rispetto alle proprie necessità e ricavarne un’entrata economica.

Gli impianti fotovoltaici producono molta più energia nei periodi estivi, quelli eolici nei periodi invernali. Lo sforzo cui dovrebbero partecipare le pubbliche amministrazioni consisterebbe nel definire come dimensionare i due tipi di impanti in modo che l’uno sopperisca alle carenze dell’altro. Ad esempio d’inverno parte del fabbisogno verrebbe coperto dall’impiando fotovoltaico, il resto proverrebbe dall’imianto eolico, viceversa, d’estate, l’impianto fotovoltaico cederebbe l’energia che non riesce a garantire l’impianto eolico.



Esistono tante altre tecnologie atte a produrre energia pulita come la realizzazione di collettori solari termici, l’architettura bioclimatica, il recupero del biogas (nella nostra zona prodotto in larga parte dagli allevamenti di Bufale) e la digestione anaerobica delle deiazione degli allevamenti di cui é ricca al noatra terra..



Il 30% della luce prodotta dalle lampade per l’illuminazione pubblica si disperde verso l’alto. Schermando opportunamente i lampioni, questa potrebbe essere proiettata dove realmente serve, consentendo di diminuire l’assorbimento di energia a parità di luminosità irradiata al suolo. Sarebbe possibile, inoltre, sostituire le lampade al mercurio con quelle al sodio che, a parità di luce prodotta, hanno consumi minori del 50/60%.



Le utenze domestiche potrebbero essere incentivate all’utilizzo di lampade a risparmio energetico, ciascuna di esse ha un consumo pari al 25% di una lampada tradizionale, i frigoriferi efficienti consentono un consumo inferiore del 30% rispetto a quelli ora utilizzati.
Televisori, monitor e sterei ecologici (quelli che vanno in stand by in caso di non utilizzo) risparmiano fino al 60% dei consumi degli stessi elettrodomestici non provvisti di questa semplice soluzione tecnica.



Se ogni allevamento bufalino campano divenisse anche una piccola centrale elettrica mediante recupero del biogas proveniente dalla fermentazione delle feci degli animali, addirittura si ridurrebbe l’emissione di inquinanti non derivati dalla diretta attività umana, le aziende avrebbero una ulteriore fonte di risparmi e d’entrata e provvederebbero loro stesse alla manutenzione dell’impianto. Cosa valida anche per i pannelli fotovoltaici la cui manutenzione sarebbe a carico dell’ente, azienda o privato che vi ricorre.



Forse sembra utopistico, costoso ma non è così. Impianti come quelli che potrebbero insediarsi nella nostra zona costano oltre 1.000 miliardi di vecchie lire (importo da moltiplicare per i 137 progetti presentati in Italia), cifra con la quale sarebbe possibile incentivare più che adeguatamente l’utilizzo delle fonti alternative e del risparmio energetico.

Pietro Ricciardi

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