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Pane ed esterofilia.

Crediamo che pochi dubitino del fatto che noi Italiani siamo degli inguaribili esterofili: basti pensare al Ministero del Welfare o al question time in Parlamento.
Ma anche quando traduciamo espressioni dall’Inglese, non rinunciamo alla nostra dose di pressappochismo e sciatteria. Pensiamo, ad esempio, alla locuzione “fine settimana” ricalcata sull’inglese “week end”. Potendo scegliere tra “fine, sostantivo femminile: punto, momento terminale” e “fine, sostantivo maschile: scopo, intendimento, proposito”, abbiamo scelto, ovviamente, il lemma sbagliato.

Ma veniamo a cose più vicine a noi.

Sarà capitato ad ognuno di voi di entrare in un negozio di generi alimentari e di leggere quei cartigli recanti, in grafie spesso incerte e piuttosto infantili, le scritte: pane di Pastorano, pane di Cascano, pane di Santa Maria La Fossa.

Va bene Pastorano, è a pochi passi da noi; va bene anche Cascano: i suoi abitanti, tanto bravi con i forni per la terracotta, forse hanno scoperto anche l’arte della cottura del pane. Ma Santa Maria La Fossa (è già una faticaccia scriverne il nome, appena più corto di Santa Maria Capua Vetere, a volte esageratamente abbreviato in SMCV), amena cittadina, capoluogo in pectore della istituenda Comunità montana dei Mazzoni, può essere rinomata per la mozzarella o per altri latticini di origine bufalina, ma il pane…!

È un po’ come se magnificassimo le virtù terapeutiche dell’acqua di Triflisco o esaltassimo la bresaola di Mondragone e il culatello di Teano.

Provate a chiedere in un qualsiasi negozio del nostro paese, che non sia ovviamente una panetteria, un chilo di pane di Pignataro e vi accorgerete che tutti nel negozio, dal gestore al ragazzino che era entrato per comprare i capperi, vi guarderanno con stupore, diffidenza o, nel più benevolo dei casi, con aria di commiserazione.

D’altronde, viviamo in un paese la cui benemerita associazione pro – loco esiste quasi esclusivamente in funzione della Sagra del Guanto: ottimo dolce fritto, prodotto da sapienti massaie di Calvi Risorta!

Luigi Palmesano
‘patafisico

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