CdP

Alla società civile il compito di difendere la tenuta ex Cirio

S. Maria La Fossa – É stata definita “una tempesta in un bicchier d’acqua” la vicenda della realizzazione di una centrale che dovrebbe bruciare feci e liquami prodotti dagli allevamenti bufalini nella “Balzana”, l’ex tenuta della Cirio, nel comune di S. Maria La Fossa.
Tempesta in un bicchier d’acqua perchè “l’azienda ‘La Balzana’ non è stata ancora assegnata al Comune di S. Maria La Fossa e lo sarà solo nei primi giorni del mese di marzo”… domani, quindi.

Fino a domani, dunque, non si giustifica alcuna reazione. Da domani, invece “…si potrà avere nel sindaco Papa un interlocutore certo, che potrà decidere con pienezza di poteri relativamente alla destinazione d’uso della Balzana”.

Aspettiamo domani, quindi, per chiedere, per quale motivo, allora, nella riunione dello scorso 23 febbraio presso la Prefettura, i vertici istituzionali hanno già parlato in maniera approfondita proprio di questa ipotesi? Perchè il fatto che l’ipotesi sia stata “…avanzata dal direttore dell’agenzia nazionale per i beni confiscati, prefetto Mario Morcone e non dal sindaco Papa” dovrebbe rassicurare gli ambientalisti caleni?

Ma soprattutto… perchè il sindaco Papa si è sentito in dovere di replicare immediatamente al suo compagno di partito, consigliere pignatarese Raimondo Cuccaro, che ha preso le distanze dall’ipotesi di realizzare tale impianto? E soprattutto… perchè il sindaco Papa si è sentito in dovere di sostenere tale ipotesi facendo riferimento al “consenso unanime” e alle “matrici ambientali che si presume siano compromesse”?

É evidente che ci sia una non troppo velata volontà da parte di chi gestisce il territorio a voler minimizzare la portata dell’incontro tra i vertici provinciali e regionali presso la Prefettura, anche da parte di chi si dichiara “contro l’impianto” ma che vorrebbe che questo “essere contro” si limitasse ad una semplice “dichiarazione di intenti”, per lasciare in pace il proprio compagno di partito… Insomma un “dire d’essere contro” solo per una questione di coerenza con la linea politica adottata nel proprio paese di appartenenza.

Ed è in quest’ottica che l’apparato mediatico funzionale a questa parte politica cerca – senza riuscire – di zittire chi parla della centrale a biomasse di S. Maria La Fossa (nella foto potete vedere quella sotto sequestro a Pignataro Maggiore ndr), inventandosi anche “velate minacce” le cui tracce non si troverebbero nemmeno analizzando gli scritti di CdP al microscopio elettronico.

Questo atteggiamento pone, però, un problema importante, che devono comprendere i normali cittadini, soprattutto di S. Maria La Fossa.

Chi scrive queste poche righe è contrario ad un impianto che bruci urina e feci. É contrario ad un uso non sociale dei beni confiscati, ma si tratta del parere di una persona che vive, comunque, ad alcuni chilometri dal comune di S. Maria La Fossa. L’unica cosa che conta è – invece – cosa pensano i cittadini di Santa Maria La Fossa di questo impianto.

A loro l’appello di gestire in primo piano e senza delegare alla politica – né di destra né di sinistra – la gestione della difesa del territorio, costituendosi in un comitato dal profilo civico apartitico, guidato da persone provenienti dalla società civile.

Fare rete con i movimenti ambientalisti e con i movimenti provenienti dall’area antagonista, non compromessi politicamente con la destra e nemmeno con la sinistra.

L’unica speranza che i cittadini hanno di scongiurare l’impianto – se vogliono scongiurarlo – è “usare” la politica, senza farsi usare da essa.

Difendere il territorio in cui nasceranno e cresceranno i propri figli è un dovere di tutti, non delegabile.

Pietro Ricciardi

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