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IL CAPOSTAZIONE DI MAIORISI

Maiorisi è una frazione, o come si dice da quelle parti, un casale di Teano e precisamente è il luogo dove ora sorge il centro commerciale prospiciente la nazionale Appia; e il capostazione di Maiorisi non è una creatura mitologica, frutto dell’immaginario collettivo.
Diversi decenni or sono, infatti, quel territorio era attraversato dalla linea ferroviaria che collegava Sparanise con Formia; il dirigente di quella stazioncina divenne proverbiale perché da solo apriva e chiudeva le sbarre dei passaggi a livello, azionava gli scambi, dava il via libera ai treni, previo fischio, con la paletta verde, vendeva i biglietti – insomma da solo portava avanti la baracca.

Torniamo a noi. Qualche mese fa a qualcuno è venuta l’idea di rimettere in funzione la linea Sparanise Formia, sulla quale, come dicevamo, insisteva la stazione di Maiorisi.

È bastata l’Idea perché la città protetta da san Vitaliano divenisse l’hub dei trasporti su rotaia e su gomma di tutto l’agro caleno ed oltre.

Benedetto Croce non sarebbe mai riuscito a concepire un tale esempio della potenza realizzatrice dell’Idea.

È bastata l’Idea perché potessimo vedere un autobus di linea rosso, nuovo, con le indicazioni di percorso luminose e a scorrimento percorrere le strade del nostro paese. La scritta luminosa recita testualmente: Calvi Risorta – Pignataro Maggiore – Sparanise staz. ferroviaria.

Inutile dire che detto bus viaggia sempre, o quasi, malinconicamente vuoto.

Ci siamo chiesti il perché dell’esistenza di una tale linea di bus, ma soprattutto del fatto che sia inesorabilmente vuoto, salvo la presenza obbligatoria dell’autista.
Abbiamo provato a concepire delle simulazioni: il signor A, abitante a Pignataro, deve raggiungere Capua in treno; decide di giovarsi del bus che collega il suo paese alla ferrovia. Deve innanzi tutto acquistare il documento di viaggio per il percorso su gomma e poi quello per la tratta ferroviaria (ma forse è lo stesso); fatto ciò, deve individuare la fermata del bus.

La cosa che più assomiglia ad una fermata è quella pensilina, reperto di archeologia del XX secolo, che troviamo alla confluenza di via Roma e di via Mannesi. Bene: arrivato lì il nostro virtuale viaggiatore prova a vedere se per caso a qualcuno sia venuto in mente di pubblicare gli orari dei mezzi in transito per Pignataro.

Ovviamente non trova nulla, ma decide lo stesso di aspettare. Arriva il bus di cui abbiamo già fatto le lodi; il sig. A sale, oblitera il biglietto e, dopo qualche chilometro giunge alla stazione di Sparanise.

Un po’ come Cristoforo Colombo, che per andare verso levante fece rotta verso ponente, il nostro viaggiatore per raggiungere Capua (a sud di Pignataro) va prima a Sparanise (a nord).

Già ci sembra di sentir obiettare che a Sparanise fermano treni che invece non fermano a Pignataro.

È vero, ma sono tre in tutta la giornata: due pari, cioè verso nord e uno dispari, cioè verso sud: precisamente: treni RV 2496 delle sei e trenta e RV 2352 delle sette e trentatré; treno RV 2499 delle venti e ventuno.

Immaginiamo ancora che la signora B decida di prendere il treno delle sette e trentatré per andare a Frosinone. Diamo per scontato che ci sia una corsa che consenta alla nostra viaggiatrice di prendere quel treno: dove acquisterà il biglietto ferroviario, visto che la stazione di Sparanise è priva di biglietteria e la signora non usa internet? Semplice! Va il giorno prima a Vairano a comprare il biglietto per poter così finalmente usufruire del treno Regionale Veloce che non ferma a Pignataro. Che soddisfazione!

P. S. Sarebbe forse più comodo per tutti noi un servizio di navetta che collegasse Pignataro alla sua stazione! O no?

Il ‘patafisico

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