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UN LIBRO PER POCHI

In QUESTA stagione di fioritura culturale, che la nostra cittadina sta VIVENDO, il ‘Patafisico, che già molti hanno potuto apprezzare COME autorevole e competente critico musicale in OCCASIONE della presentazione, su queste STESSE pagine, di un blues napoletano, torna oggi, con immutata e FORSE accresciuta autorevolezza nonché competenza, a parlarci DI UN libro che Egli ritiene “fondamentale nella storia DELL’agiografia”.
UN LIBRO PER POCHI.

Sappiamo bene che la storia non è una congerie di apodosi di periodi ipotetici, ma ci piace pensare che se l’opera di cui intendiamo trattare, un testo, a nostro avviso, fondamentale nella storia dell’agiografia, avesse visto la luce qualche secolo addietro, presumibilmente quel fatidico 31 ottobre 1517 l’agostiniano di Wittemberg non avrebbe affisso al portale della cattedrale le sue tesi scismatiche; né l’elvetico Calvino avrebbe dato origine al suo movimento riformatore, le cui conseguenze sul piano sociale furono tanto magistralmente individuate e studiate da Max Weber. Forse, però, il sovrano inglese, il cui nome detto d’un fiato con l’ordinale che gli compete richiama il nome che nelle parlate campane designa il prosseneta, non si sarebbe lasciato dissuadere dai suoi propositi, visto che le motivazioni dello scisma del 1534 avevano ben poco di teologico.

Pubblicato per i tipi di Longanesi &C., il testo del Frassica (N. Frassica, Il terzesimo libro di Sani Gesualdi – il secondo si disperque in una battaglia navale, Milano, 1986) si propone di offrire agli studiosi di storia, di agiografia e di storia dell’agiografia un approccio metodologico del tutto particolare nei confronti di un tema tanto complesso e delicato quale la vita e le opere di un santo.

Pur consapevoli del fatto che il testo di cui ci stiamo occupando onori gli scaffali di molte delle biblioteche, sia private che pubbliche del nostro paese, il quale ha dato i natali a figure eminenti di storici e di teologi di fama mandamentale, vorremmo tuttavia, soltanto a mo’ di invito alla lettura (o alla ri – lettura), proporre alcune righe tratte delle prime pagine dell’opera, anche allo scopo di suscitare un confronto con gli estimatori ed i detrattori dell’autore.

Pag. 9 – PERCHÉ TERZESIMO?
Come o spiegato nella spiegatura d’apertura, come o spiegato in alcuni tavoli rotondi e in alcune coerenze stampa, il Secondesimo Libro di Sani Gesualdi, puttroppo si disperque in una battaglia navale al Liceo G. Garibaldi.
G. vuol dire Giuseppe.
Garibaldi vuol dire Garibaldi.
Eddire che questo secondesimo libro era già stato manoscritto, già coi suoi bei ficuri manoscritti, foto manofatte a colori e in bianco e nero, mono e stereo, necativi e positivi, riflessivi e contrari. […] Come fu che si disperque? Vi ci si era al liceo G. Garibaldi, durante la ricreazione e lo si ci lo si stava leggendo in gruppo, a farci due risate in fondo istruttive, ma anche per apprendere.
Nell’ultimo banco, intanto, due studenti stavano giocando a battaglia navale e, a un tratto, tutti andarono a guardare questi due.
Fu allora che quaccuno appreso il 2° libro di Sani Gesualdi, e da allora, da quell’oribile giorno, non si seppe più nulla.

Pag. 11 – SANI GESUALDI NO!
NON È FRUTTA DELLE MIE INVENZIONI!!
Forse cari elettori e care elettoresse, vi sembrerà strano, forse vi sembrerà anomado, ma ancora oggi al giorno d’oggi, ci sono accune pessone, agenti, indivui, uomi, che pensano che Sani Gesualdi è frutta delle mie invenzioni, della mia fantasia, e che non esisticque.
Anzi, addi e rittura quaccuni dicono che questi libri li ho schitti per guadagnarci i soldi, per fare il cabaré, per farmi un nome e un cognome.

Che dire? Certamente una sapiente strutturazione di semantemi narrativi che meritano di essere vagliati e goduti in una lettura da principiare senza veruna peritanza.

Lezen, de moeite waard!

Il ‘patafisico
Luigi Palmesano

© Riproduzione riservata

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