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Nasce la mozzarella antimafia

La strada della legalità paga. Anche nel produrre mozzarelle dop. Un po’ alla volta evidentemente questo concetto, fatto proprio da diverse associazioni e strutture, comincia a farsi strada se il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana dop nell’assemblea annuale svoltasi per la prima volta in un bene confiscato alla camorra a Castel Volturno (Caserta), ha stabilito che, per produrla, occorre il certificato antimafia obbligatorio ogni anno per tutti i soci, imponendo anche uno stop ai fenomeni di concorrenza sleale.
Il Codice Etico ha avuto anche il plauso dello scrittore Roberto Saviano che in un post su Facebook e Twitter ha affermato: ”Anche questo significa amare la propria terra e sottrarla alle mafie”. Lo scrittore ha inserito la mozzarella di bufala campana tra le 10 cose per cui vale la pena vivere e spiega che il prodotto dop ha intrapreso un percorso per dare sicurezza alla qualità e per dimostrare ”di non essere riciclaggio di camorra”. ”Per dimostrarlo – scrive Saviano – il Consorzio ha elaborato una serie di regole alle quali attenersi per rispettare la legalità. Due gli elementi fondamentali: l’obbligo di presentare ogni anno il certificato camerale antimafia e l’utilizzo di latte proveniente da allevamenti Dop”.

Un giudizio positivo è stato espresso dal presidente della Commissione Agricoltura Ue, Paolo De Castro, con i saluti di buon lavoro del ministro delle Politiche agricole, Mario Catania. ”Il vostro Consorzio sta vivendo un momento importante – ha sottolineato De Castro – e dall’Europa vi siamo vicini. A livello comunitario, infatti, stiamo cambiando le norme sui prodotti di qualità, rafforzando la protezione per quelli dop e Igp”.

Per i promotori dell’immagine dell’ ‘oro bianco’, dunque, un passo avanti importante. ”Sulla legalità abbiamo compiuto un’altra nettissima scelta di campo: il Codice Etico – dice il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo – sarà d’ora in poi la nostra carta d’identità, il nostro biglietto da visita, convinti come siamo che, prima ancora di buon prodotto, valgono le persone che lo realizzano. E queste persone devono essere al di sopra di ogni sospetto. Altrimenti non potranno trovare accoglienza né ascolto presso il Consorzio”.

Fonte: tg1

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