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I BORBONE sono stati cacciati come gli AUSTRIACI per L’UNITA’ e la LIBERTA’

I lettori di CdP in questi giorni stanno seguendo con accanimento, io in primis, l’interessante dibattito intorno agli accadimenti e ai moti rivoluzionari che tra la fine del 700’ e per l’intera prima metà dell’800’ portarono l’Italia ad essere un Paese finalmente Libero e Indivisibile.
La lettura della storia non sempre ( anzi quasi mai ) è univoca, influenzata da diverse tendenze politiche e da concezioni o scuole storicistiche diametralmente opposte. E’ giudizio di Benedetto Croce che la storia non è una scienza.
Il filosofo di Pescasseroli sostenne la non scientificità della storia, che a sua dire è solo una rappresentazione “artistica” di accadimenti del passato. Una “interpretazione”, dunque, soggettiva di chi veste i panni dello storico. Non esiste, secondo Croce, una filosofia della storia né alcuna prova che essa possa essere studiata seguendo norme scientifiche e quindi oggettivamente inconfutabili.

Marx, di estrazione ideologicamente contraria, sosteneva che la storia fosse “il risultato dell’azione delle condizioni sociali sull’uomo e dell’azione dell’uomo sulle condizioni sociali.” Intendendo con ciò dire che la storia va letta al tempo presente, staccata da qualsiasi legame col passato in quanto le mutate condizioni sociali e politiche ne caratterizzano l’aspetto. Tradotto si può dire che sono le “azioni” del presente che fanno la storia e le “condizioni” sociali in cui l’uomo è costretto a vivere. . E la storia cos’ha detto finora? Che le monarchie, almeno quelle conservatrici ( e tanto più le dittature ) sono state rifiutate dalla gente.

Detto questo è legittimo quanto auspicabile un dibattito intorno all’interpretazione storica. Ad esempio una cosa che pochissime volte è messa in risalto è la narrazione popolare, la storia raccontata da chi l’ha vissuta e non da chi l’ha studiata. La voce del popolo, se non in rare occasioni, si è fatta tacere. E’ innegabile che il perché va ricercato nella “simpatia” o “antipatia” che gli storici provano per taluni personaggi, governi, eventi ecc. ecc.

La storia è a interpretazione, La storia è a simpatia. Altrimenti non si spiegherebbe che Garibaldi da alcuni è considerato un eroe, da altri un predone. Non si spiegherebbe che certi dicono “camicia rossa = comunismo”, certi altri “camicia rossa = ardore, sangue e fuoco”, certi altri ancora “camicia rossa = terrorismo”

Quello che mi preme dire però è che il prof. Martino si sta difendendo ( in modo eccellente peraltro ) da solo contro gli attacchi provenienti da più parti, e questo non è democraticamente corretto. Non solo, ma questi attacchi oltre a voler sminuire il valore inestimabile del “Risorgimento”, non hanno nulla di costruttivo. Non c’è una sola parola spesa a favore del Risorgimento. La parola “Risorgimento”, nessuno lo dice, è vanto Italiano, un termine che nessun altro popolo può arrogarsi di avere.

Non riconoscere il martirio di giovani valorosi e spesso ingiustamente sconosciuti come Guglielmo Oberdan, Amatore Sciesa, Giambattista Perasso ( Balilla ), Ciro Menotti è pura ignominia. Cacciare lo straniero dal nostro territorio è stato, a quei tempi, ideale comune di un popolo, quello Italiano, che in quei governi conservatori e più o meno tirannici, non si riconoscevano. Così è stato per gli Austriaci così è stato per i Borboni. Sia gli uni sia gli altri sono stati “cacciati” senza paura, mostrando il petto, dal popolo.

Le monarchie o le dittature passate sul suolo Italiano, e questa è storia popolare, sono state cacciate dalla gente comune, a suon di pietrate, bastonate e sputi!
Che si voglia fare apologia e mostrare nostalgia è puro anacronismo. Totò diceva: “Italiani, finiamola con queste nostalgie!” [ che tra l’altro non portano a niente! nda]

E’ questo che mi fa sentire vicino al prof. Martino che conosco personalmente come persona razionale e ponderata, non una persona dai “giudizi sempliciotti”. Mi piace la sua strenua difesa degli ideali unitari, nella quale tra l’altro sento di associarmi.
L’Italia è quella che hanno costruito i nostri Padri. L’Italia è quella che ci è stata data, costruita col sangue di migliaia di giovani, affinché fosse un Paese libero e democratico, non suddito di un popolo straniero.

Siamo tutti bravi a parlare e a schierarci, ma quando si tratta di agire, siamo alle solite. Ebbene io so solo che, ed è fatto inequivocabile, migliaia di quei giovani di cui ho citato solo alcuni nomi, un secolo e mezzo fa sono morti anche per me, per farmi vivere in uno Stato Libero.

Dunque Viva l’Italia dalle Alpi a Lampedusa, l’Italia democratica “Una e Indivisibile” ( art. 5 della Costituzione )

Giuseppe Natale

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