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Il discorso di GIOVANNI BOVIO per celebrare ALTAMURA , la “ LEONESSA DI PUGLIA”

Fu Giovanni Bovio, in occasione delle celebrazioni del centenario della Repubblica Napoletana del 1799 ad Altamura, a tenere un memorabile discorso di inaugurazione del monumento di Arnaldo Zocchi. Altamura era stata la” Leonessa di Puglia “ per la difesa della Repubblica instaurata l’8 febbraio 1799, giorno dell’innalzamento dell’albero della libertà.

I cittadini di Altamura credevano a quelle parole che erano state l’espressione sincera del loro canto intorno all’albero tenendosi per mano, in un grande girotondo:

Già si è piantato l’albero,
Si abbassano i tiranni,
E dai supremi scanni
Scende la nobiltà.
I titoli fra noi
Più non saranno tali;
Saremo tutti uguali;
Viva la libertà.

La resistenza di Altamura alla restaurazione del cardinale Ruffo significò pagare duramente in termini di vite umane, ma essa divenne il simbolo del sacrificio di una comunità in nome dei principi di libertà e uguaglianza.

Fu Giovanni Bovio , filosofo , giurista , politico ,letterato i cui familiari erano originari di Altamura , dunque , a tenere un discorso che è da annoverare tra i più appassionati per rimarcare i concetti di Libertà e democrazia repubblicana di cui Altamura era stata degna interprete .
Giovanni Bovio ebbe a sottolineare come l’ideologia connessa al concetto di libertà fosse stata sempre viva tra i cittadini di Altamura che in tale nobile parola si ritrovavano tramite “ un accordo mirabile ed unico tra dotti , nobili e plebei”. Il popolo era stato da parte dei dotti e dei nobili durante la Repubblica , difendendola strenuamente perché quei nobili e dotti di Altamura “ erano creduti”, avevano dimostrato di essere “ pronti a far sacrificio delle loro persone per il trionfo delle loro idee , pronti a sacrificare le loro ricchezze, i loro titoli e le loro famiglie”.

Bovio ravvisa primariamente nell’origine stessa di Altamura lo spirito antifeudale e antiguelfo che accende gli animi dei cittadini di Altamura:
“Non che ad ora ad ora non avesse anch’essa sentito e saggiato il gioco feudale , ma secondo la sua origine scuotendolo, dimostrò che il solco baronale non fu mai profondo tra i cittadini , i quali , sin dalle origini, portavano nel sangue l’ideologismo”.

Pertanto Altamura poteva far propri i nuovi concetti di libertà , uguaglianza democratica della Repubblica Napoletana del 1799 e non necessitava che essi fossero “ importati” dai francesi , dato che la città aveva vissuto un fermento di idee grazie anche ad un Ateneo ove tale nuovo sapere aveva trovato terreno fertile.

Vi era un’unità fra uomini colti, nobili e popolo che Giovanni Bovio esplicita in tal modo:
“la plebe conosceva di più i promotori , si sentiva in loro, viveva in loro, aveva fede nella loro parola, nella loro vita , nei loro costumi; ed eccovi spiegato quell’accordo mirabile tra dotti, nobili e plebei”.

Al termine del suo discorso Giovanni Bovio esprime il proprio sentito rammarico in quanto vi è chi vuole denigrare i nobili principi di libertà, uguaglianza repubblicana , prendendo le difese della reazione filoborbonica , celebrando le lodi del cardinale Ruffo ed è molto esplicito al riguardo:
“ Eppure ha trovato chi l’ha difeso , perché da tempo cresce una scuola che si incarica di riabilitare i grossi bricconi…; arte questa non di critici ma di causidici, ingegni unilaterali che cominciando questa difesa man mano degradando verso il cinismo dove ogni cosa , diritto e dovere, delitto ed eroismo, virtù e delitto perde il suo contorno…Ma il giudizio della storia che è il tribunale del mondo non può essere questo. Essa afferra sette , partiti, sovrani, istituzioni ed individui e li giudica serenamente e veracemente”.

Angelo Martino
redazione

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