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Quei tanti intellettuali entusiasti delle leggi razziali fasciste del 1938

Tanti furono gli intellettuali fascisti, volti molto noti del dopoguerra, che non solo erano devoti al Regime, ma espressero il loro entusiasmo per le leggi razziali fasciste del 1938. Come scrivono Mario Avagliano e Marco Palmieri nel libro DI PURA RAZZA ITAIANA: “ Nonostante non vi sia alcuna costrizione da parte del regime, il contagio si diffonde a tutti i livelli: scienziati, matematici, giuristi, scrittori, poeti, giornalisti, medici, critici letterari e cinematografici”. Di alcuni di loro già se ne conoscevano i nomi: Giorgio Bocca, Indro Montanelli, Eugenio Scalfari, Enzo Biagi, Antonio Ghirelli, Giulio Carlo Argan, Concetto Pettinato, Giovanni Spadolini, Maria Luisa Astaldi, Aldo Capasso e Alfio Russo. Nel testo “Di pura razza italiana” emergono tante altre figure di intellettuali, ad iniziare dal linguista e glottologo Antonio Pagliaro, uno dei padri della semiologia italiana che scrive un articolo dal titolo “ Linguaggio e razza”, rilevando affinità fra lingua e razza. Il famoso Pagliaro è l’avanguardia di un gruppo di intellettuali agguerriti che redigeranno un “ Dizionario di politica” pubblicato nel 1940 dal Partito Nazionale Fascista. Proseguiamo, attingendo sempre dal testo di Avagliano e Palmieri, con l’entusiasmo attivo dell’archeologo di fama mondiale, Roberto Paribeni, che il 20 novembre del 1938 tiene una relazione dai contenuti aberranti il cui titolo comunica già le sue idee al riguardo” L’ebraismo in riferimento al suo ciclo storico e alla sua naturale condanna”.
Non minore entusiasmo e attivismo ritroviamo in Guido Piovene, scrittore noto nel dopoguerra, vincitore del Premio Strega che sul Corriere della Sera scrive un articolo in cui intende dimostrare che “ l’inferiorità di alcune razze è perpetua”. Altrettanto attivi sono Mario Missiroli, Nello Quilici e il critico letterario Emilio Cecchi. Inoltre spontaneamente ligio nel comunicare le proprie idee razziste è Luigi Firpo, intellettuale e storico torinese, che in un articolo dal titolo “ Isacco e Ismaele” pone la questione del sionismo finanziario. Inoltre tantissimi intellettuali del dopoguerra che scopriamo essere stati uomini della propaganda fascista negli anni della teorizzazione e applicazione delle leggi razziali nei cui riguardi ritrovano un fervore di vitalità non richiesto dal Regime. Il fior fiore di quella che era nel periodo fascista, e sarà nel dopoguerra, l’intellighenzia italiana si mostrava spontaneamente ancella del Regime e gli intellettuali facevano a gara a chi elaborava teorie antiebraiche più o meno originali nella loro aberrazione. Pertanto l’egittologo Goffredo Coppola spiegava in un articolo dal titolo “ La clemenza di Tito” che già vi erano state reazioni antisemite in Egitto e nell’Antica Roma dato che “ gli ebrei si erano rivelati per ingorda voglia di lucro , sovvertitori dell’ordine e crudelmente ostili agli altri popoli e che appunto perciò avevano fatto condannare Gesù”. Il poeta, scrittore e saggista Giacomo Prampolini arriva a mettere in discussioni il contributo alla cultura internazionale dei grandi scrittori ebrei come Heine, Joyce, Freud, mentre Carlo Costamagna propone addirittura di espellere dalla cultura il preziosissimo apporto di Spinoza. Inoltre sciocchezze varie, elaborate in forma di apporto culturale, come quella dello scrittore e filosofo cattolico Gino Sottochiesa che in un saggio “ Sotto la maschera di Israele” concentra la sua attenzione sul Cenacolo di Leonardo Da Vinci per rilevare che trattasi di modello di razzismo pittorico in quanto nel volto di Giuda si ravvisa quei tratti espressivi tipici dell’ebreo, mentre i caratteri somatici degli altri apostoli “ rivelano un alone di mistica e di grazia”. L’elemento prettamente religioso è comunicato sulla rivista “ Il regime fascista” da Massimo Scaligero che si prodiga nel rilevare come” gli Evangeli, gli Atti e le Epistole degli Apostoli a una voce accertano e documentano che i più atroci e i più spietati nemici di Gesù, autore del Cristianesimo, e dei suoi seguaci, siano stati i Giudei”.
Quindi una grande vitalità di intellettuali razzisti che, grazie al testo di Mario Avagliano e di Marco Palmieri, possiamo cogliere in tutte le loro varie ed ampie sfumature più o meno aberranti, più o meno repellenti.

Angelo Martino
redazione

Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza, della Sissco e del comitato scientifico dell’Istituto Galante Oliva, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell’Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de «Il Messaggero» e «Il Mattino». Tra i suoi libri più recenti: Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945 (2006) e, con Marco Palmieri, Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009), Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (2010) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012). Con Baldini&Castoldi ha pubblicato: Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata (2012), Premio Fiuggi Storia 2012.

Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della Sissco. Ha pubblicato tra l’altro, con Mario Avagliano: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009), Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (2010) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012).

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