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Capua 1943. Il recupero della memoria di una città martoriata

Giuseppe Capobianco consultava pubblicazioni, archivi, dattiloscritti per donarci un quadro più possibile completo della dura realtà della guerra con riferimento all’autunno 1943 in Terra di Lavoro. Capobianco ci comunica, quindi che, dopo l’8 settembre 1943, i civili morti dopo l’armistizio, furono ben 2302 sul totale di 2774 caduti civili nel corso del conflitto bellico in Terra di Lavoro. La ricostruzione del calvario subìto dai civili di Terra di Lavoro conduce Peppino Capobianco a consultare la pubblicazione ufficiale dell’aeronautica americana, da cui risulta che in Terra di Lavoro furono da essi compiuti ben 109 bombardamenti, dei quali, oltre ai 21 nel territorio di Mignano Monte Lungo, ben 20 riguardavano la città di Capua. Data la presenza del Pirotecnico, del campo di aviazione, delle caserme e dei ponti sul Volturno, Capua diventò l’obiettivo militare più importante. Dal luglio 1943 i bombardamenti alleati su Capua si susseguirono con una cadenza quasi quotidiana. Vi è, a tal riguardo, uno studio di Rosolino Chillemi che ci offre una ricostruzione puntuale la quale evidenzia che i primi 50 bombardamenti del 27 luglio 1943 distrussero l’aeroporto provocando la morte di 20 militari, mentre le bombe del 20 agosto colpirono 200 carri ferroviari carichi di munizioni nel momento in cui erano fermi nella stazione, provocando la morte di 40 operai. Il bombardamento più tragico fu quello del 9 settembre che distrusse la città di Capua. Alle 9 del mattino una pioggia di bombe cadde dal cielo distruggendo numerose case, la storica Cattedrale di Santa Maria Assunta, con una colonna di trecento soldati, sorpresi davanti alla caserma dei Carabinieri, anch’essa distrutta come anche il Palazzo della Pretura, dove fu ucciso lo stesso pretore Ferorelli. Anche il famoso Museo Campano nello storico Palazzo Antignano fu colpito e seriamente danneggiato dal bombardamento. Al riguardo del Museo Campano vi furono i previsti sgomberi preventivi dei reperti, secondo quanto previsto dalla Soprintendenza e dal Ministero dell’Educazione Nazionale, in ottemperanza delle leggi 1089 e 1497 del 1939, volute dal ministro Bottai. Nella stessa giornata fu distrutto anche il ” Ponte Romano e danneggiate seriamente le annesse Torri di Federico II. Ricordiamo che era il giorno dopo l’armistizio e tante persone erano tornate a Capua per rivedere i loro parenti o le abitazioni che avevano abbandonato, per rifornirsi di ciò di cui avevano bisogno. Tutto sembrava passato ed invece erano da poco passate le nove quando un rombo di aerei scosse la città. Fu un uragano di bombe che si abbatté su Capua. Nella ricerca dello storico locale Rosolino Chillemi si presumono 1062 caduti, ma i corpi recuperati ed identificati furono 425. Una realtà talmente drammatica se si pensa che, nell’opera di sgombramento delle strade dalle macerie, i corpi non recuperati venivano sospinti nel Volturno. Dopo quel giorno la città di Capua è un silenzio di morte con pochissimi abitanti che si aggiravano senza viveri in un desolante ambiente di lezzo di cadaveri e con i soldati tedeschi che ne approfittavano per saccheggiare le case abbandonate, ma pronti alla fuga per gli aerei nemici che sorvolano la città. Scrive, secondo noi giustamente, Adolfo Villani a tal riguardo: “ Certo bisogna avere grande riconoscenza nei confronti degli alleati per il sangue versato per la nostra liberazione. Ma questo non deve indurci a tacere sui comportamenti inaccettabili che americani ed inglesi hanno avuto nel nostro paese. Comportamenti inaccettabili riconosciuti da Norman Lewis che, descrivendo un bombardamento tedesco su Napoli il 15 marzo del 1944 e raccontando le scene strazianti di panico e folle terrorizzate cosi commenta: I tedeschi, con questi bombardamenti indiscriminati, uccidono solo i poveracci- come abbiamo fatto, del resto”. Dopo il tragico bombardamento del 9 settembre, a Capua la lotta gradualmente si organizza ed è la moglie di Alberto Iannone, il famoso professore antifascista di Capua, Margherita Troili a raccontare l’attività dei gruppi di partigiani nell’entroterra di Capua nell’autobiografia “ Una donna ricorda”. Scrive che gli eventi bellici la obbligavano a spostarsi con il marito e che la personale vita di partigiana iniziò quando lasciarono Capua. Tra le sue prime azioni fu l’incarico di tagliare dei fili del telefono ma le capitò anche di uccidere un tedesco che aveva scoperto il posto dove si nascondevano i “ compagni”. Nella metà dell’ottobre 1943, andati via i tedeschi, il comando inglese inviò delle persone a chiedere al professore Alberto Iannone, che in quel momento si trovava a S. Secondino, di assumere il controllo dell’ordine pubblico e l’amministrazione della giustizia per i reati minori a Capua, data la fiducia e la stima che gli riconoscevano i cittadini di Capua.
La sorte, la sfortuna, il destino, il caso vorranno che il professore Alberto Iannone di Capua, dopo circa trent’anni di impegno a favore delle classi subalterne, anni vissuti con la coerenza dei grandi uomini che sanno ove è presente la sofferenza e il dolore di chi subisce condizioni ingiuste ed inique, a soli quarantasei anni, rimarrà vittima, il 5 gennaio 1945, con altri cinque operai del Pirotecnico, del crollo del solaio del collocamento, sito in corso Appio a Capua, dove lavorava e che aveva subìto danni rilevanti da quel fuoco incessante di bombardamenti di quell’estate del 1943 che rese la città di Capua una città martoriata nelle strutture e nel sacrificio di tantissime vite umane.

Angelo Martino

redazione

Bibliografia:
Giuseppe Capobianco – Il recupero della memoria- Edizioni Scientifiche Italiane- 1995
Rosolino Chillemi- Capua nel ’43- Grafiche Salafia- Capua
Adolfo Villani- I ragazzi del professore- Ediesse 2013

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