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Vent’anni fa l’impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 con Giove

E’ trascorso un ventennio da quello che fu giustamente definito “l’impatto del secolo”, infatti tra il 16 e il 22 luglio 1994 si consumò il triste destino della cometa Shoemaker-Levy 9. Il corpo celeste colpì l’emisfero meridionale di Giove, prima della collisione però si disintegrò in 21 frammenti, che apparivano come punti luminosi, che gli valsero il soprannome di “collana di perle”.
La prima collisione avvenne il 16 luglio, quando il Frammento A colpì Giove a una velocità di 60 km/h. Nei sei giorni successivi, subirono tutti la stessa sorte: l’ultimo a schiantarsi fu il Frammento W, che precipitò sul pianeta, per l’appunto, il 22 luglio. L’evento più distruttivo fu lo schianto del Frammento G, uno dei più grandi, che creò un “cratere” di dodicimila km e sprigionò un’energia stimata in 6 milioni di megaton.

L’evento astronomico divenne ben presto un caso mediatico, a causa della rarità del fenomeno vennero infatti organizzate trasmissioni divulgative con lo scopo di chiarire le circostanze dell’impatto: sebbene sia risaputo che collisione cometarie avvennero nel passato geologico della Terra, così come di altri corpi del Sistema Solare, fu la prima volta che un impatto del genere poté essere documentato.

La cometa venne scoperta soltanto l’anno precedente, nel 1993, quando si scoprì che questo straordinario corpo celeste era stato catturato dall’enorme forza gravitazionale di Giove e che all’incirca ogni due anni compiva un’orbita intorno al gigante gassoso.

Purtroppo la cometa non riuscì mai a divenire un nuovo satellite del pianeta, essa infatti si trovava su un’orbita instabile, al di sotto del Limite di Roche, e questo ha causato la sua frantumazione e la conseguente collisione con Giove.

Gli occhi di Hubble, il più celebre telescopio spaziale costruito dall’uomo, immortalarono lo straordinario evento; mentre a terra un gran numero di telescopi amatoriali erano puntati in direzione di Giove per riuscire a “catturare” l’evento in diretta.

L’impatto della Shoemaker-Levy 9 fu studiato anche dalla sonda Galileo, che a quell’epoca non aveva ancora iniziato uffucialmente la sua missione intorno al gigante del Sistema Solare, si preparava anzi a un rendez-vous con Giove previsto per il 1995. Anche la Voyager 2 ne osservò l’impatto.

Grazie all’impatto della cometa fu possibile per gli scienziati conoscere parecchie caratteristiche di Giove fino ad allora sconosciute, come la sua composizione superficiale, che si rivelò essere ricca di zolfo biatomico, disolfuro di carbonio, ammoniaca e acido solforico. Fu poi possibile studiare le onde gravitazionali e le emissioni radioattive che conseguirono l’impatto.

Nel 2013 il telescopio spaziale Herschel ha scoperto che il 95% dell’acqua presente nella stratosfera gioviana si concentra soprattutto nelle aree in cui fu colpita dalla cometa. Inoltre, l’anomala abbondanza di cianuro d’idrogeno nella medesima area è un’altra traccia lasciata da quell’impatto.

Lo studio di quell’evento sollevò la consapevolezza circa il potenziale impatto di un asteroide sulla Terra e la necessità di prevenire tale ipotesi. Il programma apposito della NASA, studia oggi come rilevare, monitorare e caratterizzare gli asteroidi potenzialmente pericolosi e le comete che potrebbero intersecare l’orbita della Terra.

GIUSEPPE D’AURIA
Redazione

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