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Il rendez-vous della cometa Siding Spring con Marte

Gli occhi di Opportunity e Curiosity erano rivolti verso il cielo del Pianeta rosso. Grazie a loro, abbiamo potuto, per la prima volta nella nostra storia, osservare il passaggio di una cometa dalla superficie di un altro mondo. La Siding Spring ha infatti “sfiorato” Marte alla distanza di 138.700 km. Se fosse accaduto alla Terra, l’avremmo vista transitare a 1/3 della distanza che ci separa dalla Luna.
Il massimo avvicinamento è avvenuto alle 20:27 (ora italiana) del 19 ottobre, durante il quale le sonde in orbita intorno al pianeta hanno avuto un posto d’onore per studiare questo autentico fossile del Sistema Solare. La Siding Spring ha infatti affrontato il suo primo viaggio all’interno del nostro sistema planetario, lasciando la Nube di Oort, suo luogo natio.

L’occasione non poteva non essere sfruttata, la cometa è infatti una miniera d’oro d’informazioni: conserva nel suo nucleo, inalterati, i materiali, compresi acqua e carbonio, che si formarono 4,6 miliardi di anni fa, agli albori del Sistema Solare. L’obiettivo è quindi quello di studiarne il nucleo, ma osservare anche gli effetti che gas e polveri, rilasciati dalla cometa, avrebbero avuto sull’atmosfera marziana.

Gli orbiter hanno così svolto un ottimo lavoro, hanno riprese immagine e informazioni preziose, ma ci vorranno ancora molte ore prima che tutto il materiale sia inviato sulla Terra. Solo allora si potrà procedere ad analizzarlo in dettaglio e nelle prossime settimane, probabilmente, ne sapremo molto di più.

Fortunatamente la pioggia di meteoriti non ha recato danni alle sonde, ESA e NASA hanno provveduto a metterle in sicurezza, sono state collocate dalla parte opposta della cometa e hanno avuto il pianeta come scudo. Operazioni complicate che tuttavia hanno salvato gli orbiter da un’avaria potenzialmente fatale.

Quando la cometa venne scoperta, il 3 gennaio 2013, da Robert H. McNaught, si pensava che essa sarebbe entrata in collisione con Marte. Certo, le probabilità erano minime e, man mano che la sua orbita fu calcolata correttamente, divennero nulle. Il prossimo 25 ottobre, la cometa raggiungerà il perielio, ugualmente però non sarà possibile scorgerla ad occhio nudo, la Siging Spring non sarà più vicina al Sole di 210 milioni di km.

Un’ottima occasione, per astrofili, appassionati e scienziati, per dare il benvenuto a un corpo celeste che ci fa visita per la prima volta; allo stesso tempo però le diamo il nostro addio, la Siding Spring ha infatti un periodo orbitale estremamente lungo, è stato stimato essere superiore a 1 milione di anni.

“Incontri così ravvicinati tra un pianeta e una cometa si contano sulle dita di una mano – spiega l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma – Per trovare casi simili dobbiamo andare indietro al 1994, quando Giove venne bombardato per due giorni dai frammenti della cometa Shoemaker.Levy 9, e ancora più indietro nel 1770, quando la cometa Laxell sfiorò la Terra passando a 2,3 milioni di km di distanza”.

GIUSEPPE D’AURIA
Redazione

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