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La politica del “partito dei Borrellisti” nella Pignataro dell’Ottocento

Nella Pignataro dell’ottocento la politica era intesa quale protagonismo militante teso ad occupare i ruoli chiave del potere nelle diverse congiunture, indipendentemente dalla loro caratterizzazione politica. A tal riguardo si evidenzia il comportamento della famiglia Borrelli, che riesce a far proprio e consolidare tale stato di cose, riuscendo addirittura a formare quella che Giuseppe Civile chiama “il partito dei Borrellisti”, mentre le altre due famiglie notabili del paese, i Santagata e i Pratilli rappresentano in maniera coerente gli interessi rispettivamente del conservatorismo legittimista e dell’emergente fazione liberale. Quando nel 1882 sarà Nicola Borrelli, nonno dell’omonimo storico locale, a presentare la società operaia Libertà e Lavoro di Bartolomeo Scorpio, tale scelta politica sarà recepita dalla comunità pignatarese come un’ottima mossa politica in quanto si tratta di un uomo pubblico la cui famiglia ha segnato da ben 35 anni i momenti rilevanti della storia del comune.
Le fortune politiche della famiglia Borrelli iniziano con Francesco Borrelli, il secondo grande proprietario terriero di Pignataro, dopo la famiglia dei Santagata, capo urbano dal 1822, passando per il periodo costituzionale del 1848, anno in cui Francesco Borrelli riesce a far candidare suo figlio Gerolamo alla carica di sindaco e a far nominare capitano della guardia nazionale l’altro figlio Nicola e primo tenente un suo nipote.
Dagli anni preunitari a quelli postunitari – come scrive Giuseppe Civile- la famiglia Borrelli si troverà costantemente al centro delle principali vicende del paese al fine di perseguire in maniera sistematica il controllo dei servizi locali, quello degli appalti, lo sfruttamento delle congiunture politiche generali, la sorveglianza, diretta o indiretta dell’assemblea comunale.

In tale contesto, nel 1851, ritroviamo l’appellativo di “ partito dei Borrellisti, ” ambiziosi che si sforzano di mantenerci tutto il giorno in oppressione”.

Francesco Borrelli delegherà ai figli Gerolamo e Nicola la partecipazione alla vita politica e l’interessamento agli affari pubblici intesi come appendice dei propri affari privati.

Nel settembre del 1863, in piena lotta al brigantaggio, il suddetto Nicola Borrelli, capitano della guardia nazionale nel periodo costituzione nel 1848, fu arrestato come sospetto reazionario in quanto risultante in possesso di un revolver risultato poi appartenere ai Regi Carabinieri. La questione diventò eclatante e oltrepasserà i confini del paese di Pignataro, diventando evento che coinvolgerà i comuni viciniori e rappresentanti politici provinciali allorché i Carabinieri Reali e il delegato di polizia dichiareranno che Nicola Borrelli, pur essendo stato nel 1848 capitano della guardia nazionale, era nel periodo postunitario un noto reazionario, per di più camorrista e in rapporti con delinquenti comuni.

Se per i carabinieri, Nicola Borrelli era “ un noto reazionario per di più camorrista e in rapporto con delinquenti comuni, , il delegato di polizia denunciava che “ nel 1848 Nicola era stato per tre volte sotto accusa per complicità nell’ assassinio della zia Maddalena Femiano”.
La comunità di Pignataro e non solo si mobilitò a favore di Nicola Borrelli durante i suoi due mesi di arresto, una mobilitazione che vide in prima linea il consigliere provinciale De Franciscis, il sindaco di Pastorano Raffaele Borrelli e il sindaco di Pignataro che nel 1863 era Luigi Vito.
Il giudice mandamentale di S. M. Capua Vetere inviò un rapporto alla prefettura di Caserta che non solo respingeva tutte le accuse dei carabinieri e del delegato di polizia, ma in maniera enfatica esagerava nell’eccesso di difesa in relazione al giudizio politico sul Borrelli, non certo riguardo alla figura del personaggio .

Nicola Borrelli non era un camorrista, leggendo la parte prima dell’atto di difesa, ma parimenti è non convincente l’asserzione di essere animato da idee liberali fino a “ soffrire” sotto il regime borbonico.

Così si legge nel rapporto del giudice mandamentale , come conservato nell’Archivio di Stato di Caserta, a difesa di Nicola Borrelli:

“Costui appartiene a famiglia di ricco proprietario, coltiva per proprio conto una estensione di terreno annesso a una casina assegnatogli dal padre, nonché altri fondi che tiene in fitto in dove immancabilmente si porta in tutti i giorni, attendendo con ogni cura e impegno ai propri interessi .
A tale occupazione aggiunge l’esercizio della professione di legale, prestandosi alle richieste di chicchessia sì nel mandamento che fuori. Fu capitano di questa milizia cittadina( nel 1848 ndr) con soddisfazione dei militi, e con l’aiuto della carica cercò sempre rimuovere dal paese ogni idea di camorra.
Lo stesso è stato sempre , e lo è, di sentimenti liberali, pel che era ritenuto tra i più attendibili politici sotto il passato governo, e non poco ebbe a soffrire. Si è cooperato con danaro e con fatti per la comune causa, il perché del suo arresto ha turbato e sorpreso il paese.”

Determinanti nel rilascio di Nicola Borrelli nel novembre del 1863 furono gli attestati delle giunte comunali non solo di Pignataro e di Pastorano , ma anche di Sparanise, Calvi e Rocchetta.

Il riscatto politico e morale di Nicola Borrelli sarà collegato alla nascita della società operaia di Bartolomeo Scorpio nel 1882, nel momento in cui riesce a fare da tramite tra la famiglia Borrelli, la comunità pignatarese e la società operaia di Scorpio.
Sarà, invece, suo figlio Francesco, grande amico di Bartolomeo Scorpio, a far parte del nuovo gruppo democratico radicale in maniera coerente e convinta. Il figlio di Francesco Borrelli sarà lo storico locale Nicola Borrelli, autore di “Memorie storiche di Pignataro Maggiore”, ma quest’ultimo sarà l’intellettuale della famiglia, tributando con i suoi scritti l’omaggio al grande amico del padre Francesco, Bartolomeo Scorpio, il cui ingresso nella vita politica di Pignataro Maggiore con la sua società operaia Libertà e Lavoro rappresenterà un vero e proprio momento di cesura e per il cui tramite il paese conoscerà lo schieramento ideologico in collegamento con i grandi movimenti politici e il dibattito di idee nazionale di fine ottocento e del primo novecento.

Angelo Martino
redazione

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