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Il Civilian Internee Camp angloamericano di Padula (Salerno)

Il tempo passato da quando l’ultimo italiano ha riacquistato la libertà dopo un soggiorno più o meno lungo dietro il filo spinato di un campo di concentramento ci consente di trattare di tale realtà con pacatezza e obiettività, sottraendola alla polemica di parte. Oltre venti furono i Civilian Internee Camps alleati in tutta la penisola dal 1943 al 1945, di cui ricordiamo quelli di Padula, Terni, Coltano, Aversa, Cinecittà, Modena, Termoli, Bolzano, Grumo Appula, Carinaro, Ancona e Firenze.

Se è pur vero che in maggioranza vi erano ex militari della RSI e brigate nere, bisogna confutare la convinzione che in essi vi fossero soltanto fascisti. Anzi, in alcuni casi la questione fu proprio quella di evitare che gli stessi internati si scontrassero, data la svariata categoria di uomini lì detenuti.
Ad esempio il campo di Padula, il più importante per la ricerca storica, ospitò per un certo periodo una quarantina di ex confinati a Pantelleria, tutti appartenenti a una banda brigantesca capeggiata da un certo Salvatore ‘o guaglionaro.
Ad Aversa vi erano internati per lo più detenuti apolitici. Tale variegata umanità riuscì a convivere in maniera pacifica senza casi eclatanti di scontri, tranne quello che si verificò nell’agosto del 1944, allorché un gruppo di internati provenienti da Aversa fu trasferito a Coltano, presso Pisa.
A Coltano vi era internata la X MAS al completo e altri ex componenti le brigate nere. La formazione della X MAS conservava anche dietro il filo spinato un orgoglio di parte. I loro componenti si salutavano ancora romanamente, obbedendo ai vecchi gerarchi, con un tribunale clandestino proprio. Allorché arrivarono quelli di Aversa a Coltano, il tribunale clandestino pretese di interrogarli uno per uno al fine di accertare i sentimenti di fedeltà fascista. A ciascun rifiuto seguirono momenti di tensione e scontri, che indusse gli Alleati a separare i due gruppi.
Padula fu il campo di concentramento in cui scontri si verificarono tra personalità conosciute, come quello tra i generali Ezio Garibaldi e Francesco Marotta. Padula, infatti, era il più importante non solo in relazione al numero, ma alla qualità degli internati, come attingiamo largamente dal testo di Giorgio Nelson Page, dedicato a tale campo in cui lui stesso era stato internato.
” Un enorme differenza caratterizzava le condizioni degli internati comuni da quella degli ospiti di riguardo. Mentre quelli dei wings dovevano fare lunghe attese giornaliere in attesa del rancio comune e vivevano in camerate sovraffollate, a quelli dei flats erano riservati viveri direttamente dal magazzino, cotti privatamente, con la possibilità di aprire anche un conto corrente fino a 800 lire la settimana per assumere domestici e reclutare personale tra la povera gente…” scrive testualmente il Page.
Vi era un uomo- aggiunge Page- a cui guardavano tutti con rispetto, riverenza mista a invidia e forme di dispetto e il suo nome era Achille Lauro, che aveva una stanza personale ottenuta grazie all’intervento del capitano medico Sullivan, al quale l’armatore aveva denunciato una polmonite e non si privava di cuochi e servitori personali. Il comandante inglese, invece, si rivolgeva a lui con appellativi di repulsione, definendolo ” a disgusting person”, dato che era solito prendere il sole nel Chiosco della Certosa” nudo come un verme”.
Achille Lauro non era decisamente popolare tra gli internati sia per le sue ricchezze che per quelle che il Page definisce ” fanfaronate”. Si arrabbiò particolarmente quando tutti gli internati rifiutarono la frutta fresca che intendeva distribuire, in quanto si trattava di primizie ordinate per l’occasione.
Però bisogna pur dire che più che ” fanfaronata” vi fu anche una certa dose di coraggio allorché sentì da Radio Napoli, tramite un altoparlante che gli inglesi avevano collocato in maniera che tutti potessero sentire, annunciare la sua condanna a morte. A sentire annunciare la sua condanna a morte l’armatore napoletano non si perse d’animo; anzi ” si piantò davanti all’apparecchio, in presenza di tutti, e rispose in dialetto con parole grosse, con gesti significativi, e con pernacchie”.
Oltre ai già citati Ezio Garibaldi, generale Marotta e Achille Lauro, vi era a Padula anche la moglie di Valerio Borghese, già comandante della X MAS, il cui marito era, invece, tra gli internati eccellenti del campo di Cinecittà, insieme al colonnello Dollmanm, all’ex capo dei servizi segreti tedeschi Helferich e allo stesso Kappler.
La smobilitazione dei Civilian Internee Camps cominciò nell’estate del 1946, quando le autorità italiane presero in consegna la massa degli internati, ma i vari servizi di sicurezza alleati avevano già ” smistato” verso la libertà alcune personalità di rilievo secondo criteri che Page definisce ” molto discutibili”.
Praticamente, quando i carabinieri italiani sostituirono il personale di sorveglianza alleato, nei campi non erano rimasti che i gregari e i minori responsabili dell’ex milizia fascista.
Vi era stato per gli altri già un ” biglietto di liberazione”, che per tanti significò il ritorno al potere in una nuova veste.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Giorgio Nelson Page- Padula- Edizioni Mediterranee- 1956

© Riproduzione riservata

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1 comment for “Il Civilian Internee Camp angloamericano di Padula (Salerno)

  1. raffaele
    4 Maggio 2015 at 10:51

    Buongiorno,
    Sarei interessato a capire se esiste un elenco degli internati di Padula. e dove reperirlo. Grazie

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