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Il mal di testa

Più o meno tutti, nella vita, prima o poi andiamo soggetti a qualche episodio di mal di testa, tecnicamente chiamato cefalea. Questo problema diventa però molto serio quando si ripete spesso ed è refrattario ai comuni tipi di trattamento. In termini di ore lavorative perdute e di costi sanitari diretti e indiretti, il mal di testa costa alla società più di una catastrofe ambientale o di una crisi finanziaria.

Ma questo rende solo un aspetto del problema, perché la sofferenza individuale non è monetizzabile e quindi, nemmeno calcolabile.

Ma di cosa consiste, esattamente, il mal di testa? Innanzitutto, occorre dire che ne esistono diversi tipi. Alcuni di questi, come l’emicrania e la cefalea a grappolo, possono essere diagnosticati solo in seguito a esami specifici e richiedono trattamenti particolari, che vanno prescritti e monitorati dai centri per lo studio e il trattamento delle cefalee presenti in tutti i policlinici e i maggiori ospedali. Altri tipi sono la spia di malattie che mettono in pericolo l’intero organismo, talvolta gravi. Per fortuna, tutti questi tipi sono piuttosto rari e comprendono solo una minima parte delle cefalee complessive.

La gran parte delle cefalee è di natura muscolo-tensiva. Infatti, quasi tutti i dolori che possono affliggere persone sostanzialmente sane, sono dovuti a contratture muscolari. Il collo, la testa e la faccia sono distretti del corpo pieni di muscoli grandi e piccoli, che svolgono una enorme quantità di compiti. Una minima alterazione dell’equilibrio funzionale tra questi muscoli può produrre un sovraccarico in uno o più di essi, e i muscoli che restano troppo tempo sotto uno stress esagerato o si trovano ad affrontarne uno improvviso, reagiscono a questo accorciandosi e indurendosi per evitare di rompersi: questa è una contrattura. La presenza di un muscolo contratto estende lo squilibrio funzionale anche ai muscoli vicini, che vengono tirati o bloccati da quello inizialmente sofferente, e così il dolore si estende anche a aree apparentemente distanti da quella in cui è cominciato.

Quali cause possono provocare un mal di testa? L’elenco è praticamente infinito, anche perché alcune persone sono più sensibili di altre alle cause più disparate. Si va dallo sforzo prolungato della vista al bruxismo (digrignare i denti per scaricare la tensione nervosa, quasi sempre involontario e spesso notturno), ma possono entrarci anche le carie, le otturazioni dentali troppo alte o troppo basse, l’uscita dei denti del giudizio, l’estrazione di un dente, il passaggio da un materasso morbido a uno rigido o viceversa, quello da un cuscino alto a uno basso e viceversa, i colpi d’aria, i bruschi cambiamenti di tempo, il passaggio da ambienti caldi a ambienti freddi e viceversa, la stitichezza, le posizioni costrette, il camminare a lungo con scarpe dal battistrada consumato, l’aria viziata, gli odori sgradevoli, i microtraumi subiti facendo sport o viaggiando su qualunque mezzo di locomozione, le forti emozioni…e l’elenco potrebbe ancora continuare. Spesso il dolore insorge non per una sola causa ma per un insieme di concause.

In generale, però, una buona parte delle cefalee muscolo-tensive ha una doppia origine possibile: o da problemi di vista o da problemi di masticazione. Per farsi venire il mal di testa non occorre necessariamente vedere male, si può anche vedere bene ma sforzare troppo la vista, per esempio con troppe ore davanti a un monitor. In questo caso, il dolore può estendersi a tutta la testa ma tende a iniziare dalle orbite o dalla nuca. Questo avviene perché nelle orbite ci sono i piccoli muscoli che, per mettere a fuoco le immagini, muovono l’occhio all’interno dell’orbita stessa; mentre, nella nuca, ci sono altri muscoli che orientano l’inclinazione della testa, sempre allo scopo di mettere a fuoco le immagini. Mantenendo la stessa posizione per troppo tempo senza potersi rilassare, questi muscoli reagiscono inevitabilmente con delle contratture.

La stessa cosa avviene per i muscoli della masticazione. Anche in questo caso, il dolore può estendersi a tutta la testa ma in genere comincia all’attacco della mandibola o subito dietro di questa. A volte, può addirittura cominciare sotto il mento. Qui, accade che i muscoli masticatori sono tenuti in continua tensione dal nervosismo o dal fatto che c’è uno squilibrio nella distribuzione delle forze che agiscono nella bocca, di solito per irregolarità nella disposizione dei denti (malocclusione) e che si muovano continuamente non riuscendo mai a trovare una posizione rilassante, fino a quando si instaura la contrattura da sforzo.

Il trattamento di qualunque cefalea non può essere solo sintomatico: se non si rimuove la causa scatenante, appena passato l’effetto di qualsiasi farmaco, il dolore è destinato a tornare non appena si verifichino di nuovo le stesse condizioni in cui si era presentato inizialmente, a volte perfino dopo pochi minuti di relativo benessere. E’ dunque fondamentale, per chi soffre di episodi ripetuti, osservare e se possibile annotare sempre quali circostanze hanno preceduto l’episodio doloroso, a partire da quanto è accaduto il giorno precedente, perché molte contratture da sovraffaticamento non si hanno sotto sforzo, ma solo dopo che lo sforzo è cessato. Importante è anche localizzare con precisione il punto da cui il dolore comincia e si irradia al resto della testa, per capire quali sono i muscoli direttamente sofferenti. A questo punto, non si deve più aspettare altro, prima di rivolgersi allo specialista adatto (generalmente un dentista specializzato in ortodonzia o un oculista; altrimenti, l’unica strada è tentare i centri dove si curano le cefalee nei policlinici) per valutare le migliori strategie di intervento.

Per abbattere un dolore intenso, può essere necessario ricorrere a farmaci analgesici, dei comuni tipi acquistabili anche senza ricetta medica. Tuttavia, questi farmaci vanno usati con misura e criterio, dato che il loro abuso può danneggiare anche gravemente organi come lo stomaco, il fegato o i reni, fino al punto da provocare malattie mortali. Prima di assumerne uno di un qualunque tipo, occorre conoscerne il massimo dosaggio consentito e, dopo, rispettare gli intervalli di tempo previsti tra una somministrazione e la successiva. Gonfiarsi di medicine non aiuta a superare il dolore ma moltiplica gli effetti collaterali. Se si è già in cura per altre ragioni con altri farmaci, bisogna controllare che non vi siano pericolose interazioni tra i diversi principi attivi. I “bugiardini” presenti nelle confezioni, per quanto di non facile lettura, riportano sempre tutte le informazioni necessarie.

Ricordiamo che, secondo gli standard dell’Oms, il farmaco di prima scelta nel trattamento di dolori e infiammazioni dovrebbe sempre essere il Paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan, Acetamol e altri) perché ha minori effetti collaterali, a patto che non si superino le dosi consigliate e non si associ il suo consumo a quello delle bevande alcoliche (che andrebbero comunque evitate quando si prendono farmaci di qualunque tipo). Solo quando questo non funziona, si può passare ad altro. La seconda fascia comprende i cosiddetti Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei, ossia diversi dai cortisonici) come l’Aspirina e i vari prodotti a base di ibuprofene e ketoprofene (Moment, Oki e altri). Nel caso in cui anche questi non dovessero più funzionare, il dolore deve essere trattato sotto il monitoraggio di un medico, perché i farmaci delle fasce successive non sono più da banco e vanno obbligatoriamente prescritti: stiamo parlando degli oppiacei e dei farmaci concepiti per trattare dolori di maggiore intensità, come quelli postoperatori o tumorali (Novalgina, Toradol, ecc.).

Molte persone che soffrono di cefalea (e di qualunque altro tipo di dolore) trovano grandi benefici dal ricorso a medicine alternative, di cui le più note sono l’Agopuntura, la Chiropratica, l’Osteopatia Cranio-sacrale, la Posturologia. Anche se alcuni medici sono scettici sull’efficacia di queste tecniche, vale la pena di provarle, piuttosto che avvelenare l’organismo con farmaci che alla lunga possono fare più male che bene, avendo l’oculatezza di rispettare due principi: 1) si deve ricordare che ogni paziente risponde in modo diverso da un altro a ogni tipo di terapia e, quindi, se non si hanno risultati apprezzabili con una, si può sempre tentare con un’altra; 2) bisogna rivolgersi solo a operatori effettivamente qualificati per praticarle, quindi o medici (ma anche fisioterapisti) che in un secondo tempo hanno scelto la via della medicina alternativa, o laureati di università di Paesi stranieri in cui tali terapie hanno una dignità pari a quella della medicina tradizionale (p.es. Stati Uniti, Francia, Svizzera, ecc.). Ogni categoria ha un ordine professionale, nazionale se esiste un riconoscimento in Italia e internazionale in caso contrario, al quale si può verificare l’iscrizione degli operatori effettivamente accreditati: rivolgendosi a questi ordini (si trovano facilmente sul web) si evita di finire in mano a praticoni improvvisati.

Ci si può aiutare anche da soli, cambiando in modo opportuno il proprio stile di vita se è sbagliato. Fumare, bere troppo poco, mangiare in modo disordinato, abusare di alcool anche solo occasionalmente, usare stupefacenti anche solo per prova: tutto questo fa malissimo, e il mal di testa è il minimo che ci si possa aspettare in certi casi. Per chi cerca di mantenere uno stile di vita corretto e, nonostante questo, soffre lo stesso, possono essere utili i consigli e gli esercizi per il rilassamento dei muscoli che più facilmente possono provocare la sofferenza. Se ne trovano di ottimi e facili da praticare sul sito nomaldiesta.it (basato sui risultati di un lungo e complesso lavoro svolto dal Policlinico di Torino; occorre registrarsi gratuitamente per accedere ai contenuti) [al momento della pubblicazione di questo articolo su CdP tuttavia il sito risulta nn raggiungibile, non si sa se sia un problema momentaneo o meno. n.d.a.] ma anche su prevention.com, che però è in Inglese e non è di facile consultazione per la vastità dei temi trattati; per chi soffra specificamente di problemi alla vista, può essere utile consultare il sito metodobates.altervista.org, che contiene esercizi concepiti apposta per migliorare la qualità della messa a fuoco dei nostri occhi.

A volte, liberarsi dalla cefalea o ridurla a un problema che rende comunque possibile una vita felice, può essere molto impegnativo. Un dolore la cui origine sta in una malocclusione dentaria, quasi sempre, richiede interventi di ortodonzia che possono essere complessi e costosi, oltre a costringere il paziente (in questi casi quasi sempre adulto) al disagio e all’imbarazzo di portare l’apparecchio per almeno un paio di anni. Ma i risultati possono essere sorprendentemente buoni e vale la pena, se si ha una minima possibilità di scegliere, di investire sulla qualità della propria vita e della propria salute piuttosto che in qualsiasi altra direzione. In fondo, senza la salute, anche la persona più capace riesce a concludere poco. Nello stabilire le nostre priorità, dovremmo sempre essere realistici.

 

Roberto Cocchis

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