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La nascita del movimento socialista in Terra di Lavoro

Sotto l’aspetto quantitativo gli anni del primo Novecento videro una forte ondata di scioperi , ma le masse lavoratrici casertane non furono mobilitate. Avevano ancora bisogno di uomini che le guidassero nella presa di coscienza dei loro diritti.
Tuttavia si possono registrare pur episodici scioperi degli operai delle Cartiere Meridionali di Isola Liri nel 1901 e quelli di una piccola fabbrica di scarpe di S. Maria Capua Vetere e delle Cartiere Courier di Isola Liri nel 1902.

Nei primi mesi del ‘900 la classe dirigente casertana si trovava sostanzialmente divisa in due gruppi: da una parte i deputati provinciali e nazionali ministeriali( Michele De Renzis, Raffaele Leonetti, Luigi Gaetano di Laurenzana, Raffaele Perla, Angelo Broccoli, Antonio Lucernari, Achille Visocchi), legati ai conservatori di Sonnino; dall’altra i deputati e consiglieri regionali legati a Giolitti, Pietro Rosano e l’ex repubblicano Michele Verzillo. La componente democratica radicale aveva perduto la sua forza di incidere sulla situazione politica, dato il passaggio nel movimento socialista di forze giovanili, che facevano riferimento a Domenico Santoro e Bernardo Nardone.
Domenico Santoro di Marcianise aveva iniziato già da giovanissimo a scrivere sul Giornale Politico Amministrativo “La Libertà”, pubblicato nella sua città dal 1890.
Bernardo Nardone era un avvocato di Arce sensibile alle problematiche della povera gente ed estraneo ai Palazzi di potere.
Tali uomini costituiranno il punto di riferimento per le prime organizzazioni socialiste in Terra di Lavoro.
Ad essi si aggiungeranno nel breve periodo Leopoldo Ranucci di Sparanise, l’avvocato sammaritano Antonio Indaco, Saverio Merola di Marcianise ma operante a S.Nicola la Strada e a Caserta, i consiglieri comunali di Piedimonte Matese Di Matteo e Petella, Gennaro Gentile e Enrico Ferraro.
Nei primi anni del Novecento si evidenzia il progressivo declino della democrazia radicale in Terra di Lavoro e il graduale emergere del movimento socialista.
La nascita del movimento di ispirazione socialista in Terra del Lavoro si collega al dibattito interno al Partito Socialista Italiano, che si svolse fra marxisti ortodossi, i quali intendevano temporeggiare, nella sicurezza di uno sfogo rivoluzionario “naturale” del sistema al sopraggiungere della maturità del capitalismo; i revisionisti di destra, che intendevano perseguire la strada delle riforme graduali del sistema; ed i revisionisti di sinistra, influenzati dal sindacalismo rivoluzionario, che intendevano far crollare lo stato borghese attraverso l’arma dello sciopero generale totale.
Pertanto gli anni che vanno dal 1908 al 1912 furono quelli in cui si vide un vario dispiegarsi delle forze socialiste in Terra di Lavoro. Nel casertano prevalsero i movimenti sindacalisti, che confluiranno nel Partito Socialista Italiano nel 1912. Forti in relazione alla quantità di iscritti si mostrarono le Camera del Lavoro di Aversa, di Caserta, di Santa Maria Capua Vetere. Seguivano le leghe di contadini di Santa Maria La Fossa, di Grazzanise, dei fornai di Capua, dei muratori di San Cosmo, dei minatori di Piedimonte Matese per un totale di una trentina di leghe, con maggioranza di quelle collegate al sindacalismo rispetto alle Camere del Lavoro e leghe rimaste fedeli al Partito Socialista ortodosso. Tra quest’ultime vi era la forte Camera del Lavoro di Isola Liri.
Il rientro dei gruppi sindacalisti nel Partito Socialista Italiano fu sancito nel 1912 con il congresso di Cassino, che fu parte della provincia di Terra di Lavoro fino al 1927. Il congresso di Cassino seguiva di pochi mesi quello nazionale di Reggio Emilia. Al congresso provinciale parteciparono quelle che nel 1912 erano le consolidate sezioni socialiste di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, di Aversa, Minturno, Santa Andrea, Valle Fredda, S. Apollinare, SS. Cosma e Damiano, Arce, Arpino, Isola Liri, Sora, Castelforte e le Camere del Lavoro di Caserta, Santa Apollinare e Piedimonte Matese.
Il rientro del movimento sindacalista nel Partito Socialista al Congresso di Cassino sanzionò il cambiamento di forza all’interno del Partito Socialista di Terra di Lavoro, con i riformisti dissidenti che non diedero battaglia, ma l’anno 1912 avrebbe segnato l’inizio di una battaglia all’interno delle variegate anime del Partito Socialista Italiano di Terra di Lavoro che sarebbe proseguita negli anni successivi fino al grande scontro tra interventisti e neutralisti del 1914.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Carmine Cimmino- Democrazia e socialismo in Terra di Lavoro nell’età liberale- Napoli-1974

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