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1852- I canonici progressisti che alla Camera difesero il matrimonio civile

Nel corso della terza sessione della quarta legislatura, inaugurata alla Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, il re Vittorio Emanuele II intervenne per comunicare la necessità di una legge sul matrimonio civile.
Era il 4 marzo 1852 e il re tenne un discorso al riguardo, rimarcando che una tale legge d’altronde già esisteva non solo in Francia, ma anche in Austria e in altri nazioni europee.
Non essendo stato possibile alcun accordo con la Santa Sede, il ministro di Grazia e Giustizia Carlo Boncompagni, nel giugno del 1852, presentò alla Camera un progetto di legge col quale si stabiliva che il matrimonio, per essere valido, doveva, oltre alla cerimonia religiosa, essere celebrato davanti all’ufficiale di stato civile. Inoltre, in alcuni casi speciali, era da considerarsi valido solo il matrimonio civile.

Il 26 giugno inizio la discussione solenne alla Camera del Regno di Sardegna, ove i deputati a favore potevano contare su una larga maggioranza.
Ciò che si rivela interessante è che, nel corso della discussione, particolarmente appassionati si rivelarono i discorsi dei canonici Giorgio Asproni ( nella foto) e Aurelio Turcotti per invitare i deputati a far passare una legge che si riteneva più che giusta.
Spettò, infatti, al canonico Giorgio Asproni respingere le tesi ufficiali della Santa Sede, esposte alla Camera dal canonico Pernigotti, il quale aveva ribadito che la Chiesa avrebbe riconosciuto un solo e unico matrimonio, quello religioso.
Il canonico Asproni, nel protestare contro coloro che pretendevano fare della Chiesa la padrona degli Stati in base all’alleanza Trono- Altare dell’antico regime, citò San Tommaso.
Infatti Aproni ricordò che San Tommaso aveva considerato il matrimonio non solo in relazione con la legge di natura e con quella ecclesiastica, ma anche in rapporto con la legge civile. Il parere civile aveva, quindi, secondo l’insegnamento dello stesso San Tommaso d’Aquino, la piena facoltà di stabilire nel matrimonio quella solennità necessari per il bene sociale.
Molto più ampio fu l’intervento del canonico valsesiano Aurelio Turcotti, il quale, prima di comunicare la giustezza di approvare una legge sul matrimonio civile, ricordò che un’interferenza della Chiesa e del Papato su tali questioni era da considerarsi inaccettabile in quanto si relazionava a un assolutismo obsoleto.
Non si può- continuò Turcotti- far diventare di carattere religioso ciò che invece essenzialmente politico, assoggettando ciò che è prerogativa dello Stato al potere ecclesiastico, sotto pretesto di proporsi come religione di Stato. Inoltre ciò che si comunica con il termine cattolico, ossia universale, viene contraddetto da un egoismo di una Chiesa che intende essere anche Stato.
Nello specifico, aggiunse il canonico Turcotti, rivolgendosi ai deputati della Camera del Regno di Sardegna ” se noi nell’esaminare e discutere la legge sul matrimonio civile, ammettessimo consimili dottrine, siccome nulla avvi in questo mondo che non abbia qualche attinenza con la religione, per isfuggire alle censure dei troppi timidi, saremmo costretti a sciogliere siccome inutile la nostra assemblea, ed abbandonare nelle mani del papa e dei cardinali il nostro Statuto, le nostre leggi, i nostri diritti.”[…] Un giorno, o l’altro, o presto o tardi dovremo deciderci. I tempi sono maturi.Est, est, non, non. O libertà di esame con la libertà di coscienza, od obbedienza cieca fino all’Inquisizione”.
Il suo intervento alla Camera si concluse con tali parole: “Voterò per questa legge, perché sanziona un’altra volta il principio della libertà di coscienza e della tolleranza cristiana; l’accetto perché rende liberi gli sposi dalla tirannia di uomini esclusivamente intolleranti ed aspiranti al supremo ed arbitrario dominio delle coscienze”.
Dopo l’intervento dello stesso ministro Boncompagni, il progetto di legge fu approvato con 94 voti contro 35. Verso la metà di luglio il Parlamento prese le vacanze estive e il Senato in tempi brevi non poté discutere della nuova riforma.
Tale circostanza si rivelò un vantaggio per le forze conservatrici e reazionarie presenti nel Senato del Regno di Sardegna, le quali ebbero il tempo di prepararsi bene per dare battaglia.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia
Saverio Cilibrizzi- Il pensiero, l’azione e il martirio della città di Napoli nel risorgimento italiano e nelle due guerre mondiali- Tomo 2- pagg. 285-286-287

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