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La poesia di Caterina Felici nella critica letteraria di Giuseppe Rotoli

“Per adattarti agli altri
diventi estraneo a te stesso
se con dolore
avverti nell’anima
mortificazioni d’ali
a cui è impedito il volo,
irrequietezza di radici
senza vitali spazi.”

Tale poesia di Caterina Felici, dal titolo Estraneità d’adattamento, facente parte della raccolta Tratti d’insieme, era la preferita del poeta Giuseppe Rotoli tra le quaranta che facevano parte di tale raccolta. A tale lavoro poetico della Felici Giuseppe Rotoli dedicò una recensione nel 2007.
Tale poesia- secondo Rotoli- è altamente comunicativa della condizione di inautenticità dell’uomo nella società post-moderna.
Infatti il sopravvento dell’apparire, delle relazioni superficiali, delle tante ritualità e convenzioni, che ci sono inautenticamente dovute, producono solo ” mortificazioni d’ali” e la spontaneità dell’essere, della sua stessa creatività si mostra ” imbrigliata e imbavagliata”.
L’alterità, che dovrebbe considerarsi quale confronto e arricchimento, una scoperta della propria irrepetibilità e dell’altrui originalità è invece, nella società post-moderna spesso un adattarsi in una sorta di gioco delle parti, di finzioni che all’anima “ impediscono il volo”.

Tuttavia tale estraneità d’adattamento non è caratteristica della società post-moderna che ha ampliato e dato maggior forza alle inautenticità, ma è condizione dell’umanità nel corso della sua storia.
Eppure la natura- comunica l’autrice in altre esemplari poesie della raccolta- ci fornisce la constatazione che gli opposti, i due poli tendono a fondersi e creare armonia:

Amo la luce
che illumina il mondo,
il buio che consente
d’immaginarlo.

Molto più esplicita l’ idea che i contrasti si fondono è nei seguenti versi:

Preziosa nel nostro vivere
L’armonia dei contrasti,
come quella in un albero
tra radici
che affondano nella terra
e i rami che si elevano al cielo.

Il poeta- secondo Giuseppe Rotoli- cogliendo l’essenza della condizione umana e il senso dell’esistenza, anche comunicando la difficile concezione dell’alterità, deve guardare oltre, tendere ” ad un mondo ” oltre e altro, ad una realtà più profonda di quella che ci appare”.
In tale mondo ” oltre e altro” l’estraneità d’adattamento è superata, resa vana dagli opposti che si fondono.

a cura di Angelo Martino
redazione

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