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Oggi i lavoratori Hp tornano al Mise

Seppure a qualcuno potrà dare fastidio il   fatto che sul sito comunedipignataro.it si parli di Hp, torno a farlo, forte di due considerazioni.

La prima tradisce un po’ di arroganza. Ebbene si. Sul sito creato dal sottoscritto nel 2002 non mi faccio certo censurare da chi non ha mai contribuito né al sito né al paese nel quale viviamo.
Lo so. Sono arrogante. E la cosa mi piace pure. Un difetto che non correggerò mai.

La seconda considerazione è molto più attinente la linea editoriale del sito.

Cdp è stato sempre accanto alle vertenze dei lavoratori. E quando dico accanto, intendo dire spalla a spalla con loro, come durante le manifestazioni di protesta degli operai Nuroll.

Le stesse manifestazioni alle quali diciamo – ricorrendo ad un eufemismo – non tutti i pignataresi hanno partecipato.

La vertenza Hp è difficile perchè oggettivamente non si parla di posti di lavoro persi. La cessione ad un’altra azienda di 161 lavoratori significa che questi continueranno a lavorare e a percepire lo stipendio. Ma allora perchè protestare?

Difficile farsi capire da chi non è un professionista dell’It.

Hp cede in blocco 160 dipendenti ad una piccola società e poco importa quanto questa sia solida o meno.

È evidente che un’azienda che a Napoli conta appena 17 dipendenti non potrá assorbirne altri 160 dall’oggi al domani senza gravi ripercursioni sia organizzative sia finanziarie.

Parto dal presupposto che l’acquirente sia solido, serio, animato dalle migliori intenzioni del mondo. Diciamo un eccesso di buonismo che stupirá chi davvero mi conosce. Soprattutto chi sa che sono perfettamente al corrente di zone buie sulle quali bisognerebbe far luce.

Prima tra tutte la modalità di cessione. Senza le garanzie dell’ex art. 47 che prevede il c.d. “passaggio di cantiere”, ovvero la continuità del lavoro che consiste nel trasferimento delle attivitá in corso nel “cantiere” cedente.

Un’azienda che conta 17 dipendenti sul territorio può, domani, farne lavorare 178?

Non prendiamoci in giro.

Ma torniamo a fingere che questo ed altri problemi non esistano e che l’acquirente ci voglia realmente far lavorare per altri 1000 anni.

Per quale motivo Hp decide di cedere 160 professionisti a quello che qualcuno ha brillantemente definito “il mercato del nulla”?

Hp è presente da anni sul territorio nazionale su clienti importantissimi, con progetti faraonici. Miur, Motorizzazione Civile, Inps, Ministero di Giustizia ecc ecc.

Cedere un intero centro di competenze tecnologiche ed applicative ad una società equivalente, un suo competitor, magari trasferendo anche le attività mediante ricorso all’ex art. 47 del c.c., significherebbe mettere questo in condizione di competere con ciò che resta di Hp in Italia alle prossime scadenze dei contratti.

La maggior parte dei bandi delle Pa di grosse dimensioni, per le quali i professionisti di Pozzuoli lavorano, prevedono infatti che i candidati abbiano un fatturato di una certa dimensione, che possano versare una quota a garanzia delle attività in un fondo stabilito ed una serie di vincoli volti ad impedire che possano presentarsi alle gare delle aziende che non possano poi garantire di portare a termine i lavori.

Immaginate 161 lavoratori che insiene, da 20 anni, conoscono un grosso cliente, il suo metodo di lavoro, le sue esigenze, l’organizzazione, le persone che si interfacciano con i fornitori, spesso riuscendo ad anticiparne le esigenze. Immaginate che questi conoscono anche come lavora Hp quando formula un’offerta. Dove è davvero inbattibile e magari in cosa potrebbe essere battuta…

Ed ora immaginate che questi 161 lavoratori dall’oggi al domani passino a lavorare con uno dei principali avversari di Hp sul mercato…

Eh si… meglio cederli al “mercato del nulla”.

Oggi con i miei colleghi mi sto recando al Mise. Non sono cupo. Non temo per il mio futuro. Non sono triste. Sono incazzato perchè a questo lavoro ho già dato oltre 20 anni, per scelta, credendoci e, seppure tra alti e basssi, mettendo me stesso in ciò che ho fatto.

Avrei preteso almeno maggior rispetto per la professionalità che ho messo al loro aervizio se non per la persona e per la mia vita che per 12 ore al giorno ho passato tra lavoro e viaggio verso e dal lavoro.

Avrei preteso che l’azienda si sedesse con noi che le abbiamo dato la vita e ci dicesse: “Abbiamo questo problema. Risolviamolo insieme, come abbiamo sempre fatto per i nosyri clienti”.

Pietro Ricciardi

P.s.
Scrivo in pullman. Mentre mi reco al Mise con i colleghi di Pozzuoli, usando il cellulare.
Non oso immaginare quanti errori ci siano in questo mio post. Conto nella correzione da parte di Bartolo Mercone, che ringrazio per la vicinanza che in più volte mi ha dimostrato fattivamente in queste due settimane di vertenza.

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