CdP

Napoli 1799. Achmet: offesa abominevole alla fede pubblica violare un trattato

Achmet fu il rappresentante turco che, insieme al russo Baillie e all’inglese Foote, firmò il trattato di resa dei patrioti repubblicani napoletani che prevedeva e garantiva loro l’esilio in quel giugno del 1799.
Tale firma era considerata da Achmet un atto sacro, la cui violazione avrebbe non solo sconcertato, destato grande riprovazione e sdegno in tutta Europa, ma avrebbe consegnato alla storia un’inosservanza che aveva pochi precedenti nel mondo civile e in quel trattato di resa vi era la sua firma.

Quando Achmet, come lo stesso Baillie, ebbe sentore che si intendeva non rispettare da parte del re e di Nelson il trattato di resa, intervenne subito, affrontando lo stesso cardinale Ruffo, che con loro aveva stipulato il trattato di capitolazione dei patrioti napoletani.
Seguirono momenti drammatici durante i quali anche il cardinale Ruffo espresse chiaramente al re e a Nelson che ciò che si stava perpetrando era qualcosa di terribile che mai avrebbe avallato.
Baillie fece in modo che intervenisse lo stesso zar per fermare la mano di Ferdinando IV, ma Nelson aveva già ordinato al capitano Foote di rimuovere le insegne dell’armistizio dalla sua imbarcazione.
Se lo zar espresse chiaramente a suo cugino Ferdinando che, pur avendolo aiutato a riprendersi il regno ” non poteva mandare a morte il fiore della cultura napoletana”, durissima fu la reazione di Achmet.
Achmet definì, come riporta Valentino Siani, che ha dedicato un volume all’esperienza repubblicana del 1799, testualmente ” un offesa abominevole alla fede pubblica” l’arresto dei patrioti repubblicani napoletani, che, invece di salpare per Tolone, come era previsto dal trattato di resa, furono condotti alla Vicaria e in altre carceri di Napoli.
Oggi lo definiremmo un blitz quello dell’ammiraglio inglese Nelson per conto di Ferdinando IV, ma fu un blitz che macchiò in maniera rilevante la reputazione di Nelson, su cui hanno messo l’accento non pochi storici inglesi.
Su quelli imbarcazioni vi era il fiore della cultura napoletana che stava per essere messa a morte, e ad esprimerlo chiaramente fu lo stesso zar, cugino di Ferdinando IV, che cercò anche lui invano di opporsi.
Quelle donne e uomini avevano maturato la loro formazione culturale democratico-repubblicana, tentando di dare compiutezza all’insegnamento della grande triade del Settecento dei Lumi napoletano: Pietro Giannone, Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri.
E’ noto che Benjamin Franklin e i repubblicani americani che scrissero la costituzione del 1776 attinsero ampiamente all’insegnamento di Gaetano Filangieri.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Valentino Siani- 1799- Napoli- la rivoluzione- Edizioni Osanna- 1999

© Riproduzione riservata

Share This:

1 comment for “Napoli 1799. Achmet: offesa abominevole alla fede pubblica violare un trattato

  1. Jesolano strano
    7 Agosto 2015 at 17:43

    Ecco quello che fa del prof. Martino l’uomo adatto alla narrativa dei fatti antichi! La capacità di narrarli come se fossero cronaca odierna e cose da vedersi con occhi odierni, anche se i fatti sono antichi ! Altro che i narrati storici classici ! Dovrebbero essere rivisitati e riveduti così i fatti antichi ! Allora sì che gli studenti imparerebbero ad amare le cose antiche, a lezione per oggi Bravo Professore ! Ma perché gli uomini hanno sempre tanta fretta di mettere a morte chi insegna cose ad essi contrarie e vuole allungare la vita a chi invece il delinquere è un’abitudine di vita… ?

    Ciao Professore !
    Jesolano Strano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *