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L’alba del Socialismo in Terra di Lavoro

Il partito socialista italiano era nato, come è noto, durante il Congresso di Reggio Emilia nel 1895. In Terra di Lavoro il movimento socialista inizia il suo percorso storico nel 1900. Antecedentemente si conosce che Domenico Santoro di Marcianise aveva iniziato già da giovanissimo a scrivere sul Giornale Politico Amministrativo “La Libertà”, pubblicato nella sua città dal 1890 e che vi erano stati arresti e sospensione di studenti del regio liceo gennaio di Santa Maria Capua Vetere il 19 dicembre 1899, in occasione della festa degli alberi per ripetute frasi inneggianti al Socialismo. Tali studenti avevano contatti con quelli di Napoli dove il Socialismo aveva già un suo percorso avviato. Infatti alle elezioni del maggio 1900 Napoli espresse, nel collegio elettorale della Vicaria con 1276 voti il deputato Ettore Ciccotti, il quale fu proposto quale candidato di Terra di Lavoro nelle elezioni provinciali del 15 luglio 1900 per dare un impulso al movimento socialista di Terra di Lavoro e per rimarcare una prima presenza. Buoni furono i consensi ottenuti nel collegio elettorale di Pignataro Maggiore dove i voti furono circa 200, mentre accettabili erano da considerare negli altri collegi di Caserta, Piedimonte d’Alife e Santa Maria Capua Vetere dove i voti ottenuti furono circa 100 in ciascuno di tali collegi.

In relazione al suo percorso iniziale, si evidenzia un cammino graduale con pur episodici scioperi degli operai delle Cartiere Meridionali di Isola Liri nel 1901 e quelli di una piccola fabbrica di scarpe di S. Maria Capua Vetere e delle Cartiere Courier di Isola Liri nel 1902. Nei primi mesi del ‘900 la classe dirigente casertana si trovava sostanzialmente divisa in due gruppi: da una parte i deputati provinciali e nazionali ministeriali( Michele De Renzis, Raffaele Leonetti, Luigi Gaetano di Laurenzana, Raffaele Perla, Angelo Broccoli, Antonio Lucernari, Achille Visocchi), legati ai conservatori di Sonnino; dall’altra i deputati e consiglieri regionali legati a Giolitti, Pietro Rosano e l’ex repubblicano Michele Verzillo. La componente democratica radicale aveva perduto la sua forza di incidere sulla situazione politica, dato il passaggio nel movimento socialista di forze giovanili, che facevano riferimento a Domenico Santoro e Bernardo Nardone.
Bernardo Nardone era un avvocato di Arce sensibile alle problematiche della povera gente ed estraneo ai Palazzi di potere.
Tali uomini costituiranno il punto di riferimento per le prime organizzazioni socialiste in Terra di Lavoro.
Ad essi si aggiungeranno nel breve periodo Leopoldo Ranucci di Sparanise, l’avvocato sammaritano Antonio Indaco, Saverio Merola di Marcianise ma operante a S.Nicola la Strada e a Caserta, i consiglieri comunali di Piedimonte Matese Di Matteo e Petella, Gennaro Gentile e Enrico Ferraro. Tra gli scritti di Corrado Graziadei in tal modo è riportata la descrizione di Antonio Indaco: E’ nato e vissuto sempre a Santa Maria Capua Vetere , e tutte le forze politiche della provincia di Terra di Lavoro dal 1900 al 1926 sono legate al suo nome[…] fu una figura di agitatore e di apostolo; efficacissimo nella propaganda comiziale ispirata e sorretta da un umorismo aneddotico che lo rendeva piacevole ed interessante, avvinceva gli spettatori con la parole semplice ed efficace”[…] Di questo uomo che mi fu fratello, padre e compagno, e del quale fui il più amato e devoto discepolo, non posso parlare senza commozione, quella stessa che ci veniva quando, durane tutto il periodo fascista, ogni anno, il primo maggio, in una qualche località di Napoli ad elevare il calice all’avvenire che non poteva mancare”.
Nei primi anni del Novecento si evidenzia il progressivo declino della democrazia radicale in Terra di Lavoro e il graduale emergere del movimento socialista.
E’ Giuseppe Capobianco a fornirci notizie riguardo al suo momento organizzativo iniziale. “ Terra di Lavoro- scrive Giuseppe Capobianco- fu presente al 1° Congresso regionale socialista campano-sannita( che si svolse a Napoli il 14 gennaio 1900 sotto la presidenza di Andrea Costa) con due sezioni costituite( Santa Maria Capua Vetere e Capua) e due gruppi( Aversa e Sparanise). Quindi Santa Maria Capua Vetere, Capua, Aversa e Sparanise furono le avanguardie del movimento socialista organizzato in partito in Terra di Lavoro. Giuseppe Capobianco scrive al riguardo: “ Il movimento socialista in Terra di Lavoro ebbe, agli inizi del Novecento, due centri fondamentali : quello di Santa Maria Capua Vetere, i cui esponenti di maggiore spicco fu Antonio Indaco e quello di Sparanise il cui maggior esponente fu Leopoldo Ranucci, quest’ultimo collegato a Napoli dove operava Enrico Leone di Pietramelara”
Il primo numero del settimanale socialista di Terra di Lavoro fu “ La Luce”, la cui pubblicazione iniziò nel gennaio 1901. Tale settimanale si rivela quale punto di riferimento di tutti i partiti socialisti e gruppi che stanno nascendo in Terra di Lavoro. Infatti nel maggio del 1901 la Federazione Socialista di Terra di Lavoro diede l’incarico alla redazione del settimanale “ La Luce” di aggregare le varie persone iscritte della provincia ed organizzare la Federazione di Terra di Lavoro composta da sezioni regolarmente costituite. Di ciò si incaricano, in particolare, i compagni Cardone, Ferrara e Ranucci. Tale notizia è riportata anche dal giornale socialista napoletano “ La Propaganda” nel numero del 23 maggio 1901. Intanto a Sparanise si era costituita la prima Lega contadina di Terra di Lavoro.
L’avvocato socialista Leopoldo Ranucci di Sparanise organizzò nei primi anni del Novecento la Federazione socialista di Terra di Lavoro e fu tra i redattori del settimanale “ La Luce” nel 1901. Inaugurò la prima Camera del Lavoro a Santa Maria Capua Vetere agli inizi del 1902, a cui parteciparono 1500 lavoratori. Nel 1914 sarà sindaco di Sparanise fino al 1923, diventando nel contempo Segretario Provinciale del Partito Socialista Italiano.
Tuttavia Gli anni che vanno dal 1908 al 1912 furono propriamente quelli in cui si vide un vario dispiegarsi delle forze socialiste in Terra di Lavoro. Nel casertano prevalsero i movimenti sindacalisti, che confluiranno nel Partito Socialista Italiano nel 1912. Forti in relazione alla quantità di iscritti si mostrarono le Camera del Lavoro di Aversa, di Caserta, di Santa Maria Capua Vetere. Seguivano le leghe di contadini di Santa Maria La Fossa, di Grazzanise, dei fornai di Capua, dei muratori di San Cosmo, dei minatori di Piedimonte Matese per un totale di una trentina di leghe, con maggioranza di quelle collegate al sindacalismo rispetto alle Camere del Lavoro e leghe rimaste fedeli al Partito Socialista ortodosso. Tra quest’ultime vi era la forte Camera del Lavoro di Isola Liri.
Il rientro dei gruppi sindacalisti nel Partito Socialista Italiano fu sancito nel 1912 con il congresso di Cassino, che fu parte della provincia di Terra di Lavoro fino al 1927. Il congresso di Cassino seguiva di pochi mesi quello nazionale di Reggio Emilia. Al congresso provinciale parteciparono quelle che nel 1912 erano le consolidate sezioni socialiste di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, di Aversa, Minturno, Santa Andrea, Valle Fredda, S. Apollinare, SS. Cosma e Damiano, Arce, Arpino, Isola Liri, Sora, Castelforte e le Camere del Lavoro di Caserta, Santa Apollinare e Piedimonte Matese.
Il rientro del movimento sindacalista nel Partito Socialista al Congresso di Cassino sanzionò il cambiamento di forza all’interno del Partito Socialista di Terra di Lavoro, con i riformisti dissidenti che non diedero battaglia, ma l’anno 1912 avrebbe segnato l’inizio di una battaglia all’interno delle variegate anime del Partito Socialista Italiano di Terra di Lavoro che sarebbe proseguita negli anni successivi fino al grande scontro tra interventisti e neutralisti del 1914.
La guerra mondiale, con la mobilitazione, determinò, come altrove, la caduta della forza organizzata del Partito anche in Terra di Lavoro. Fu nel 1920, anni di grandi battaglie nel Casertano il Partito Socialista Italiano, forte dei suoi 1306 iscritti in 39 sezioni, divenne l’organizzazione socialista più forte della Campania. In tal periodo vi sarà la pubblicazione di Falce e Martello, da collegare al periodo storico in cui il movimento socialista aveva acquisito una caratteristica ben definita di valenza rivoluzionaria, collegata al socialismo italiano ed europeo.
Edito a Santa Maria Capua Vetere, Falce e Martello fu un quindicinale il cui direttore responsabile era Antonio Indaco con collaboratori Egidio Gennari, segretario della Federazione, e altri non indicati.
Esso fu pubblicato nel 1920 e la data stessa ci indica che i temi furono quelli della rivoluzione proletaria contro lo stato borghese. Il giornale comunicava le ragioni del socialismo più intransigente, sdegnoso di ogni compromesso riformistico. La stessa “ scalata” alle amministrazioni locali, pur riconosciuta come un passaggio obbligato, doveva essere perseguita dando il bando ad ogni illusione socialdemocratica. Il carattere essenziale da imprimere alla lotta nelle Province e Comuni doveva avere lo scopo primario di “ impadronirsi e paralizzare tutti i poteri, i congegni dello Stato borghese”, dissolvendone “le strutture dall’interno e preparando così l’avvento della dittatura del proletariato”
Tenendo presente tale obiettivo, i socialisti di Terra di Lavoro evidenziavano tramite Falce e Martello alcune regole da seguire, tra cui ritroviamo: meno avvocati nelle liste socialiste e più operai ” senza timore della loro inesperienza”; anche là dove non si intravedevano concrete prospettive di successo, la campagna elettorale doveva comunicare una massiccia propaganda per obiettivi più rilevanti; ai candidati era richiesta una disciplina di partito, tra cui essere pronti a dimettersi ” alla sua prima richiesta”.
Nei numeri successivi si nota un’ involuzione rispetto a tali regole, dovute, come scrive Carmine Cimmino, a un’offensiva delle forze reazionarie che avevano spaventato i socialisti stessi.
Infatti l’articolo di fondo del n. 8 di Falce e Martello evidenzia una retromarcia nell’esposizione delle linee programmatiche amministrative del Partito : ” Nulla vogliamo demolire, nulla vogliamo distruggere. Il nostro programma è formato da leggi sane che non esorbitano dall’ambito delle vigenti, con la cui applicazione ” noi cercheremo di ricostruire l’edificio barcollante dello sfruttato Comune”. In seguito l’articolista enuncia i punti salienti: decentramento amministrativo; drastica riduzione delle ” tasse esose che gravano il popolo; aumento della sovrimposta fondiaria e di quella sui fabbricati, unitamente al ripristino della tassa sul valore locativo, da applicarsi alle case ” tenute dai ricchi”; municipalizzazione dei pubblici servizi; avvio di una graduale eliminazione delle imprese private speculative per sostituirle con le organizzazioni cooperativistiche; impulso all’edilizia popolare e competenza esclusiva del Comune in relazione alla promozione dell’istruzione pubblica.
Inoltre il giornale dava ampio spazio alle varie cronache elettorali, all’attività del Partito e al dibattito interno che sovente si accompagnava a vigorosi accenti polemici e dure denunce, tra cui citiamo il notevole atto di accusa rivolto ad Alberto Beneduce di appartenere alla Massoneria, da cui il compagno Beneduce si dovette difendere più volte, enunciando le proprie ragioni, quando era imminente la scissione di Livorno del 21 gennaio 1921 che avrebbe portato alla nascita del Partito Comunista d’Italia.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Carmine Cimmino- Democrazia e socialismo in Terra di Lavoro nell’età liberale- Napoli-1974
Giuseppe Capobianco- Sulle ali della democrazia- Edizioni Spartaco- 2004

L’alba Del Socialismo In Terra Di Lavoro

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