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Il secondo incontro del Puc andava sospeso

Si chiama POLO IMPOSIMATO. Imposimato è un cognome molto conosciuto a Pignataro Maggiore. Ferdinando Imposimato ex  senatore e ex  Magistrato. Si é occupato, nella sua lunga carriera, di processi di primissimo ordine, su terrorismo e camorra. 

Il Polo Imposimato, tuttavia, é intitolato al fratello del Giudice Imposimato, Franco, Sindacalista.

Franco Imposimato fu ucciso l’11 ottobre 1983. Era in macchina con la moglie ed il cane per recarsi a casa dopo il lavoro. A trecento metri dallo stabilimento, la macchina si trovò la strada sbarrata da una Ritmo 105 con a bordo tre sicari.

Due di questi scesero e aprirono il fuoco. Il sindacalista, colpito da 11 proiettili, morì sul colpo. Nell’agguato riuscì a salvarsi sua moglie, benché gravemente ferita da due proiettili sparati da Antonio Abbate, il killer riconosciuto dalla donna anni dopo in sede processuale.

Antonio Abbate viveva, prima dell’arresto e successivo “pentimento”,  a Pignataro Maggiore.

Franco Imposimato ha pagato con la vita l’impegno sindacale e il fatto di essere il fratello del Giudice Imposimato.

Il suo omicidio, eseguito da un pignatarese (anche se di adozione), é maturato all’interno della cosca mafiosa Lubrano, che prende il nome dal capoclan (ora defunto) Vincenzo Lubrano.

Riportiamo uno stralcio da wikipedia che abbiamo verificato essere rispondente alla ricostruzione dei fatti che hanno portato all’omicidio Imposimato:

[blockquote style=”1″]…All’epoca dei fatti cosa nostra era legata, da un lato, a Roma attraverso la Banda della Magliana, e dall’altro alla camorra casertana e napoletana nelle persone di Antonio Bardellino (capo dei casalesi affiliato a Cosa Nostra), Lorenzo Nuvoletta (boss di Marano), e Vincenzo Lubrano (boss di Pignataro Maggiore).

Pippo Calò, sentendosi minacciato dalle indagini giudiziarie, chiese ai casalesi di uccidere Franco Imposimato, per ritorsione contro il fratello giudice, un bersaglio troppo difficile da raggiungere. L’ordine passò a Lorenzo Nuvoletta, che a sua volta si rivolse a Vincenzo Lubrano, il quale infine affidò l’esecuzione materiale del delitto a Tonino Abbate e Raffaele Ligato. Il clan dei casalesi accettarono anche perché l’impegno ambientalista di Franco Imposimato, per quanto riguarda le cave abusive di Maddaloni, andava a scontrarsi con i loro interessi.

Tra i testi ascoltati dai giudici della procura di Santa Maria Capua Vetere, ci furono anche i pentiti siciliani Tommaso Buscetta, Salvatore Cangemi, Giovanni Brusca, Totuccio Contorno, Sicilia, Angelo Cottarelli, D’Agostino.

Il processo Spartacus portò alle condanne all’ergastolo in via definitiva per Pippo Calò, Vincenzo Lubrano, Antonio Abbate e Raffaele Ligato. Vincenzo Lubrano, durante il processo, avvicinò uno dei due figli di Franco Imposimato, Giuseppe, giurandogli sul figlio morto che non c’entrava niente con la morte di suo padre. Raffaele Ligato invece si presentò al processo in sedia a rotelle spacciandosi per cieco, con opportuna certificazione medica.

Dopo la notizia della condanna in primo grado all’ergastolo, però, colto da improvvisa guarigione, riuscì a scappare in Germania, dove fu catturato dopo un anno di latitanza...[/blockquote]

In questo stralcio compare anche un altro nome pignatarese: Raffaele Ligato.

La “triade” rappresenta l’intero arco camorristico-mafioso che per anni ha tenuto in pugno Pignataro Maggiore, e che ancora – evidentemente – esercita pressioni sulla politica e sulla società civile.

Ieri i due figli di Vincenzo Lubrano (Gaetano e Giuseppe) erano presenti all’interno del POLO IMPOSIMATO, bene confiscato alla famiglia Ligato, durante il secondo incontro sul PUC.

Il giornalista Enzo Palmesano, dal suo blog, ha posto l’accento sul fatto che questa presenza fosse, nei fatti, una pressione su chi a vario titolo è chiamato a pronunciarsi sul documento in discussione.

Noi pensiamo che ancor prima, la sola presenza dei figli di uno dei mandanti operativi dell’omicidio Imposimato, ne offende la memoria.

Il sindaco Cuccaro, che nel 2004 è stato visto dai Carabinieri entrare ed uscire da casa del boss Vincenzo Lubrano, come da documenti della DDA che abbiamo pubblicato più di una volta sul nostro giornale online, avrebbe dovuto sospendere la seduta ed aggiornarla a data da destinarsi, almeno per proseguire in quelle azioni retoriche di esercizi formali della legalità che hanno contraddistinto la sua battaglia politica quando era ancora consigliere di opposizione.

Speriamo che Franco Imposimato,  ovunque si trovi, perdoni il popolo pignatarese anche per ció che é accaduto ieri.  Porgiamo la solidarietà ai sui familiari.

Pietro Ricciardi

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