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*Capua* – Paolo Boruni per i non vedenti, un esempio da imitare

Prendendo ad esempio, la giornata tipica della maggior parte delle persone, con i suoi ritmi frenetici, il lavoro, i rapporti sociali, la quotidianità che quasi automaticamente si svolge, come per abitudine dove meccanicamente il tutto si sussegue. Fermiamoci un momento a pensare come la stessa giornata viene vissuta da un non vedente nell’attuale società che ci circonda. Forse, i ritmi frenetici, impediscono anche lo stesso porsi tale domanda. Immaginiamo, anche solo per un arco di tempo ridotto, a bendarci gli occhi e provare a vivere la quotidianità. Tutto cambia. Come muoversi, come procedere, quali punti di riferimento trovare, come sopravvivere nella giungla della quotidianità, come superatre le barriere architettoniche e quelle purtroppo mentali di una società che naviga gran parte del suo tempo nell’indifferenza. Il discorso potrebbe apparire assurdo per chi non vive tale condizione, ed è anche difficile che si ci metta alla prova. Per facilitare il tutto, per modo di dire, la cosa più semplice è trascorre una giornata in compagnia di una persona non vedente. Bastano anche pochi attimi per far nascere una domanda. Ma come fa? Grande prova di coraggio, di spirito d’intraprendenza e di forza d’animo è quello che appare a prima vista e la cosa che lascia ancor più stupiti è il fatto che sono proprio loro che trasmettono fiducia, voglia di vivere, procedere senza indugio e, inoltre, sempre disponibili a tendere una mano nei momenti di sconforto. Procediamo con la giornata tipica. Al mattino scende di casa per recarsi al lavoro. Solitamente ci si sposta o con l’auto o con i mezzi pubblici. Un non vedente alla fermata di un autobus, come fa a sapere che è in arrivo il suo mezzo che lo condurrà al lavoro? Mancano i segnalatori acustici. Scendi dal mezzo, tenti di attraversare sollevando il bastone bianco e quasi nessuno tenta di fermarsi, perché non conosce il significato del bastone bianco, ossia quello che avverte della presenza di un non vedente che per questi stessi è uno dei migliori ausili che occorre per orientarsi e procedere autonomamente nel proprio cammino. Superato l’attraversamento, si giunge pure ad un semaforo, ma mancano ancora i segnalatori acustici che consentono di distinguere il verde, il giallo ed il rosso. A fatica si può giungere al posto di lavoro, e prima, solitamente, vi è l’occasione di una tappa al bar per la colazione. Inevitabile l’imbarazzo innanzi alla cassa al momento del pagamento, per le monete il problema non sussiste, ma per le banconote si. Non esiste nessun segnale in rilievo che possa consentire la corretta distinzione della banconota. T’incammini per raggiungere il posto di lavoro, e di solito non ci sono grosse difficoltà per percorrere le scale. E per raggiungere un piano più alto c’è anche l’ascensore. Non tutti gli ascensori presentano la scrittura in Braille, all’esterno e all’interno, per consentire al tatto di riconoscere il piano di destinazione. Giunti finalmente sul posto di lavoro, inizia il tran tran quotidiano, le barriere mentali, le più difficili da abbattere in quanto i classici preconcetti sono duri a morire. E le domande che colleghi si fanno sono sempre le stesse. Ma come fa ad adempiere ai suoi compiti? Non vede! Finita la giornata lavorativa, c’è poi il ritorno a casa, con le stesse avventure dell’andata. Qualcuno potrebbe pensare che per un non vedente, il ritorno a casa sia la conclusione della giornata, e il rimanente tempo serve per pensare a quella successiva. Si sbaglia di grosso! Tra passioni, hobby, famiglia e quant’altro, la loro vita è intensissima, ed è resa ancor più stressante dalla carenza di strutture idonee, accorgimenti che per legge sono previsti ma che sono solo sulla carta, poiché la concretezza è fatta di ben poche cose tangibili. Per il momento, sorvoliamo su cosa dovrebbe essere attuato sul territorio per i diversamente abili in generale, al fine di consentir loro una diversa esperienza nella società per una migliore qualità della vita. Soffermiamo, però, sul pomeriggio tipico di un attivo non vedente. Oltre a frequentare la palestra per mantenersi in forma, dove anche qui le difficoltà sono notevoli in quanto l’imbarazzo degli istruttori, solitamente non preparati per questa realtà, è tale che non sanno poi come gestire la diversità del cliente. Essendo, comunque, attività sportive che vertono principalmente sull’aggregazione e sul contatto fisico, come ad esempio il karate, lo judo, il calcio e quant’altro, i tabù iniziali vanno a svanire molto rapidamente. Altra attività molto praticata dai non vedenti è la musica, compagna di vita di tutti, colonna sonora di attimi intensi che trasmettono emozioni che rimangono indelebili nella mente e nell’anima. Dal canto alla composizione ed esecuzione della musica, tra i più noti non vedenti abbiamo Bocelli, Baldi, Minetti, Steve Wander e tanti altri, esempi di vita da seguire , anche nel piccolo, semmai non sotto i riflettori, poichè tanti altri non vedenti non sono alla stessa stregua. Però, possiamo anche parlare di non vedenti di una realtà locale che, allo stesso tempo, diventa nazionale, giungendo a Capua, e incontrando Paolo Boruni. Nella vita, fisiatra, dipendente a tempo indeterminato presso l’ospedale civile di Caserta, reparto di medicina riabilitativa, nonché presidente dell’Associazione Culturale Sportiva Disabili di Capua, diplomato in pianoforte al Conservatorio “Pietro Maiella” di Napoli, presso il quale si è più volte esibito con noti personaggio artistici di rilievo nazionale. Inoltre, speeacker radiofonico del programma “pb show” presso “New radio network” di Maddaloni , seguito da una miriade di utenti, in modo particolare da tanti giovani che utilizzano oggi il termine, inventato da Paolo, “beis”, che sta a significare “grazie mille”. Inoltre, giocatore di calcio, nel ruolo di attaccante della squadra ACSD Capua, con 53 presenze nella Nazionale di calcio per non vedenti con 47 reti. Miglior giocatore a livello nazionale nel 1997 e nel 2002. Produttore discografico, ed organizzatore di grandi eventi, non ultimo il concerto di Max Pezzali del 26 luglio scorso, sempre a Capua. La sua, così come per altri non vedenti, è una vita frenetica, vissuta in pieno, dove non mancano i momenti di svago con gli amici e ovviamente, le diverse e oscure difficoltà da superare, soprattutto quelle legate all’indifferenza e quelle precedentemente elencate.

Noemi Tosti

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