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Bergoglio e il trionfalismo della corruzione

La recente forte posizione di Papa Francesco sulla corruzione non può non rimandarci alla completezza del suo pensiero al riguardo. “Guarire dalla corruzione” è un testo scritto da Jorge Mario Bergoglio, pubblicato a Buenos Aires nel 2005 con il titolo “ Corrupciòn y pecado. Algunas reflexiones en torno al tema de la corrupciòn”. Per Bergoglio la corruzione non è un peccato in più, per cui dobbiamo dire: peccatore si, ma gridare con forza: corrotto no!
Il corrotto compare nel Vangelo giocando con la verità, ingannando lo stesso Gesù, cospirando per toglierlo di mezzo, corrompendo chi potrebbe tradire, per cui si tratta non di un peccato, ma di uno stato grave, che non deve essere perdonato, ma guarito.
La corruzione si gloria della sfacciataggine, e soprattutto del trionfalismo del vincitore, ma l’autore precisa subito che non è un trionfo da vincitore quello di cui ottimisticamente si vanta il corrotto, in quanto il trionfo è qualcosa di ben diverso dal trionfalismo della corruzione. Il trionfalismo del corrotto “odora di putrefazione” nell’immanenza di un cuore chiuso, un “cuore putrefatto” a causa dell’ adesione eccessiva a un “tesoro che lo ha conquistato”.
Per rimarcare la gravità dello stato del corrotto rispetto al peccatore, Bergoglio scrive testualmente: “ Il corrotto non ha speranza. Il peccatore aspetta il perdono.” Pertanto il corrotto non conosce la fraternità e l’amicizia, ma solo la complicità. “ Egli si muove nei parametri di complice o nemico”, cercando di coinvolgere gli altri e “ abbassarli alla sua misura”, per cui si può ritenere che, “se il peccato e la tentazione sono contagiosi, la corruzione è proselitista”.
Quindi la corruzione si presenta quale vero e proprio atto con i suoi “ non- valori” che non si identificano affatto come una serie di peccati. Infatti, per Bergoglio nel Vangelo sono ben distinti i casi di peccato dallo stato della corruzione. I peccatori sono aperti al perdono e alla redenzione, e tra questi Bergoglio cita i casi di Zaccheo, di Matteo, della Samaritana, di Nicodemo, del Buon Ladrone. “Dobbiamo porci il problema di distinguere il peccato dalla corruzione? “ si chiede Bergoglio, rispondendo: “ credo che ci aiuterebbe molto”.

Angelo Martino
redazione

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