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Ferdinando II e la deportazione nelle Americhe dei prigionieri politici

Ferdinando II, allo scopo di attenuare la diffusa avversione internazionale dopo la revoca della Costituzione del 1848 e dopo l’uccisione di Carlo Pisacane, concluse il 13 gennaio 1857 un trattato con la Repubblica argentina, per istituire in quel territorio una colonia di prigionieri politici. Nelle varie carceri borboniche più dure vi erano patrioti del calibro di Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Silvio Spaventa.

Tuttavia il trattato fu ratificato dal governo argentino e, in base ad esso, il re di Napoli avrebbe mandato a sue spese i condannati e detenuti politici, con l’impegno da parte del governo argentino di dare a ciascun prigioniero un pezzo di terra e gli strumenti necessari per la coltivazione.
Due agenti governativi del Regno, il Tournier e il Guppy, furono incaricati di persuadere i prigionieri politici a recarsi in Argentina. Nel penitenziario di Procida, vi furono diversi che aderirono a tale proposta; invece in quello di Montesarchio, vi fu un netto rifiuto con Carlo Poerio che, in rappresentanza di tutti, disse ai funzionari regi: “Perché tanta spesa e tanto incomodo per farci morire in America o per viaggio? Lasciateci morire in galera”.
A tale rifiuto si aggiunsero le vive proteste del Times di Londra contro tale deportazione in Argentina, che indussero la Repubblica argentina a non eseguire il trattato che era stato concluso.
Il fallimento di tale progetto non valse a far desistere Ferdinando II dal proposito di raggiungere, in altro modo, il suo scopo. Nei primi giorni del gennaio del 1859 fu pubblicato un decreto, con il quale a sessantasei prigionieri politici- fra cui Settembrini, Poerio, Spaventa, Pironti, Agresti, Faucitano, Castromediano, De Simone, Barilla e Braico- veniva commutata la pena dell’ergastolo e dei ferri in esilio perpetuo. Un successivo decreto stabiliva che la destinazione dei sessantasei prigionieri sarebbe stata New York. Il 17 gennaio 1859 i sessantasei prigionieri politici furono condotti a Pozzuoli e imbarcati sul vapore “ Stromboli” a rimorchio della corvetta “ Ettore Fieramosca”. La spedizione era comandata dal colonnello Brocchetti. Lo “ Stromboli” giunse a Cadice, e là vi fu un’attesa per poter prendere a nolo un vapore mercantile americano, che doveva trasportare i prigionieri a New York. Intanto Carlo Poerio aveva scritto al presidente della Camera di Spagna, chiedendo l’intervento dei rappresentanti del popolo spagnolo per impedire tale vergognosa e illegale “ tratta di bianchi”.
Non si sa se le lettere di Carlo Poerio giunsero a destinazione. Certo è che il colonnello Brocchetti sentì il dovere di comunicare al re di Napoli che stavano sorgendo ostacoli nell’esecuzione del compito affidatogli.
Ferdinando II, incurante, inviò al Brocchetti l’ordine di “ imbarcarli a qualunque costo”. Per la traversata dell’Oceano venne noleggiato un vapore americano a vela, che avrebbe raggiunto gli Stati Uniti se non dopo due mesi.
Quel viaggio non ebbe mai luogo perché il figlio di Luigi Settembrini, Raffaele, riusci a prendere posto come cameriere sul vapore americano, costringendo il capitano del vapore americano a voltare la prua in direzione dell’Irlanda, dove i patrioti prigionieri approdarono il 6 marzo 1859 con sbarco a Queenstown.
I 66 deportati furono accolti con entusiasmo in Irlanda, prima del rientro come esuli in varie città italiane.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Saverio Cilibrizzi- Il pensiero, l’azione e il martirio della città di Napoli nel Risorgimento Italiano e nelle due guerre mondiali- vol II- Napoli pagg 380-383

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