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BARTOLOMEO SCORPIO, politico anomalo per Pignataro Maggiore- III

LE SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO

Il Mutuo Soccorso nacque come fenomeno di una certa portata intorno alla metà dell’Ottocento.
Autorizzato dallo Statuto Albertino che concedeva la libertà di associazione, il mutuo soccorso si presentava come un tentativo di far fronte ai nuovi problemi sociali che nascevano in relazione al sorgere delle prime attività di tipo industriale. Prima del processo unitario, le Società di Mutuo Soccorso erano limitate in Italia, tranne che nel Regno di Sardegna e in Toscana, dove troviamo una già fiorente realtà di società di mutuo soccorso prima dell’ Unità.
Specie nel Nord del Paese la lenta formazione delle condizioni preliminari a un vero e proprio sviluppo industriale, nonché gli echi delle agitazioni operaie e delle rivoluzioni che giungevano d’oltralpe, suggerirono alle classi dirigenti di porsi il problema del “ miglioramento stabile, reale e continuo delle condizioni fisiche e morali delle classi meno agiate e più numerose “.
Il nuovo stato unitario promosse, a partire dal 31 dicembre 1862, una statistica delle società di mutuo soccorso che erano realtà diverse dalle vecchie corporazioni di arti e mestieri. Nel caso del mutuo occorso, si trattava di società per le quali gli operai si assicuravano mutualmente un premio convenuto, dei corsi gratuiti e anche una parte del loro salario in caso di infermità e infortuni a cui gli associati potevano aggrapparsi nei momenti in cui la lotta per la sopravvivenza diventava ancora più drammatica: durante una malattia (gli ambienti di lavoro erano malsani e per curarsi ci si indebitava) oppure se si perdeva il lavoro.
“Bisogna porsi il problema del miglioramento stabile, reale e continuo delle condizioni fisiche e morali delle classi meno agiate e più numerose”.
Chi scrive tali cose non è un democratico radicale o un socialista dell’ottocento, ma un liberale dell’ottocento il cui nome è Camillo Benso Conte di Cavour nello scritto ” La sollevazione operaia di giugno e il Socialismo ”
Le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso nascono in Piemonte alla metà dell’Ottocento, in seguito all’emanazione nel 1848 dello Statuto Albertino che permetteva la libertà di associazione.
Contrariamente agli stati dell’Italia centrale e meridionale, dove i governi ripiegarono presto su posizioni reazionarie e repressive, il sovrano piemontese, Carlo Alberto, non ritirò la prima carta costituzionale del suo regno, lo Statuto Albertino che, all’articolo 32, concedeva ai sudditi il “ diritto ad adunarsi pacificamente e senz’armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l’esercizio nell’interesse della cosa pubblica”.
Attraverso le prime forme organizzative di tipo mutualistico, gli operai iniziarono a praticare vita associativa, condivisione dei comuni problemi e solidarietà di classe, cercando di fronteggiare non da soli ma con il sostegno reciproco le difficoltà e gli imprevisti di una dura vita di lavoro.
ll Mutuo Soccorso rappresentava in quel contesto e in quegli anni una delle prime forme di tutela delle classi subalterne e delle loro famiglie, spesso indifese di fronte alle avversità di una malattia o di un infortunio invalidante.
Queste prime iniziative, che mossero i loro primi passi nel Piemonte, date le condizioni politiche della penisola, con la raggiunta unità nazionale si diffusero rapidamente e ben presto le diverse “anime” dell’universo associazionista, espressione di alcune delle matrici politico-ideali presenti nel periodo risorgimentale e post-unitario, emergeranno nei dibattiti congressuali.

Quindi, nella seconda parte dell’ottocento italiano fu rilevante l’apporto dei democratici radicali, e inseguito dei socialisti allo sviluppo del movimento mutualistico, ma anche dei liberali, dei cattolici e dei conservatori.
Le Società Operaie piemontesi si inserirono nel solco dell’associazionismo mutualistico operaio di stampo liberal-cavouriano e si ispirarono, come moltissime altre, alla prima e più famosa società operaia, quella di Torino fondata nel 1850, riconducibile direttamente alla figura ed all’azione politica di Cavour, anche attraverso la nomina a primo segretario di un suo uomo di fiducia, il Boitani.
Cavour comprese bene che le Società operaie potevano costituire a stemperare la conflittualità sociale.
Originariamente divise tra orientamenti moderati e democratici, le Società operaie vennero coinvolte , intorno ai primi anni del 1860, da un’ offensiva mazziniana aperta che aveva il manifesto obiettivo di fornire una ” larga base all’opposizione antimonarchica e antigovernativa”
Secondo Mazzini esse dovevano costituire la necessaria premessa per l’attacco allo stato monarchico. Nel congresso di Parma del 1863, su indicazione di Giuseppe Mazzini, si decise la fondazione del “Giornale delle Associazioni operaie”, mentre lo statuto “Atto di fratellanza delle società italiane” fu approvato nel Congresso di Napoli del 1864.
Secondo le fonti statistiche del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio in merito alle società di mutuo soccorso, stilate per l’anno 1862, al 31 dicembre di tale anno risultavano esistenti, a livello nazionale, 443 società di mutuo soccorso, circa metà delle quali fondate dopo l’unificazione . Il maggior numero si registrava in Piemonte , Liguria , Emilia, Lombardia , Toscana , Umbria e Marche.
Nelle regioni meridionali il fenomeno si diffuse solo negli anni Ottanta, E in Campania dal 1880 al 1885 si costituirono 211 società.
Il mutualismo storicamente non ha elementi di totale omogeneità in tutta la Penisola e, mentre in alcune regioni esso fu visto solo come terreno di formazione e di sviluppo di culture e di concezioni della solidarietà e della rappresentanza, in altre regioni esso costituì un sostrato essenziale per l’azione di massa dei partiti popolari e della sinistra.
Bisogna pur riconoscere che mancava un riferimento agli scioperi e alle agitazioni necessarie per rivendicare progressi economici e normativi, come ritroviamo nel Primo Congresso Operaio del 1881.
Tuttavia essere furono la premessa per la diffusione della democrazia radicale in Terra di Lavoro. Certamente l’organizzazione campana non prevedeva la fondazione di casse -pensioni, di cooperative edilizie e di consumo, l’allargamento dell’istruzione professionale, ma essa fu l’inizio di un percorso rivolto a contrastare il conservatorismo borghese e a mettere in evidenza, come si evince dagli Statuti delle Società di Pignataro e di Capua, la tutela del lavoro, la difesa degli operai e la dignità del lavoro.
In particolare in Terra di Lavoro entro l’anno 1890 si svilupparono Società Operaie quasi in tutti i comuni di Terra di Lavoro. L’elevato numero di queste Società comportò la necessità di creare un organo di propaganda e di informazione che fu fondato il 26 luglio 1887 con il nome “ La Campania”.
Come sostiene Giovanni Spadolini, ” il mutualismo gradualmente assume un’impronta decisamente politica, allontanandosi dalle forme di umanitarismo filantropico per sostenere la necessità della lotta sociale per una gestione diversa, democratica del potere amministrativo e pubblico.
Una rilevazione ministeriale del 1885 registrò il numero preciso delle società operaie di mutuo presenti in Italia: erano 4896 con circa 800 mila soci.
Il 15 aprile 1886 fu promulgata la legge 3818 che riconosceva alle società di mutuo soccorso la possibilità di acquisire la personalità giuridica. Furono dettate le condizioni essenziali alle quali le società avrebbero dovuto attenersi nei rapporti con lo stato e con le sue istituzioni: il soccorso ai soci come finalità, il risparmio come mezzo, la mutualità come vincolo.
La legge ne specificava le finalità operative nei primi due articoli : “assicurare ai soci un sussidio, nei casi di malattia, d’impotenza al lavoro o di vecchiaia; venire in aiuto alle famiglie dei soci; cooperare all’educazione dei soci e delle loro famiglie; dare aiuto ai soci per l’acquisto degli attrezzi del loro mestiere ed esercitare altri uffici propri delle istituzioni di previdenza economica”.
Certamente l’organizzazione campana non prevedeva la fondazione di casse -pensioni, di cooperative edilizie e di consumo, l’allargamento dell’istruzione professionale, ma essa fu l’inizio di un percorso rivolto a contrastare il conservatorismo borghese e a mettere in evidenza, come si evince dagli Statuti delle Società di Pignataro Maggiore e di Capua, la tutela del lavoro, la difesa degli operai e la dignità del lavoro.
Bisogna pur riconoscere che mancava un riferimento agli scioperi e alle agitazioni necessarie per rivendicare progressi economici e normativi, come ritroviamo nel Primo Congresso Operaio del 1881.
Tuttavia essere furono la premessa per la diffusione della democrazia radicale in Terra di Lavoro.
Ciò che bisogna tener presente è che gli obiettivi che si proponevano le società operaie operanti in Terra di Lavoro con la costituzione anche di una federazione, non andavano oltre le concezioni paternalistiche del riformismo borghese. Nonostante lo statuto di Libertà e Lavoro, società operaia di Pignataro Maggiore, prevedesse la tutela del lavoro e la difesa dei diritti degli operai, qualsiasi accenno ad agitazioni e scioperi era bandito.
Tuttavia, negli anni ottanta Terra di Lavoro poté vantare la costituzione di società operaie in diverse realtà, e questo fu un grande passo, considerando che, ad eccezione dell’ ” Ausonio”, pubblicato a Sessa Aurunca nel 1873, mancava in Terra di Lavoro una stampa radicale o repubblicana che fosse espressione di circoli politici dai chiari connotati democratici e popolari. Inoltre su tredici Società presenti nel 1866 in Terra di Lavoro, solo tre avevano un chiaro orientamento democratico e repubblicano: quelle di Arpino, Cassino e di Sant’Erasmo. Le Società operaie di ispirazione democratico- repubblicana saranno minoritarie anche negli anni Ottanta dell’Ottocento, in quanto quasi tutte saranno poste sotto la tutela della monarchia. Scrive al riguardo Carmine Cimmino che tra le 34 Società presenti in Terra di Lavoro nel 1879 “ nessuna di esse, contrariamente a quanto era accaduto nel primo decennio post-unitario, allorché ne furono segnalate alcune di tendenza repubblicana, risultava influenzata da esponenti repubblicani o democratici. Delle 148 Società operaie presenti in Terra di Lavoro, pur facendo alcune di esse riferimento ad esponenti democratici e radicali, erano quasi tutte monarchiche. Tuttavia direttamente legate alle forze democratico-radicali furono le società Operaie di Pignataro Maggiore, fondata nel 1882, di Rocca d’Evandro, di Visciano, fondata nel 1881, di Carano di Sessa e Nocelleto sorte nel febbraio 1885, di Carinola, di Mondragone, di Pietravairano, di Sant’Angelo in Formis, di Sessa Aurunca, di Minturno, di SS. Cosmo e Damiano, di Castelforte, di Sant’Angelo d’Alife, di Bellona, di Casagiove e Caserta. A Capua due Società di ispirazione democratica radicale erano presenti dal 1882: la Società “ Campi Stellati e la “ Ettore Fieramosca”. Anche a Piedimonte Matese i democratici radicali controllavano la Società, il cui programma fu steso direttamente da Antonio Gaetani, e fu inaugurata dallo stesso Giovanni Bovio il 23 agosto del 1885.
Scrive Carmine Cimmino: “Il tentativo di unificare le Società Operaie, facenti riferimento alle forze democratico-radicali, in un solo “ fascio” procedette di pari passo con quello effettuato nel campo più squisitamente politico da parte dei democratici della II Circoscrizione di Caserta”

Angelo Martino
redazione

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