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Mitterand: Perchè la rivoluzione napoletana fu più nobile di quella francese

Quando in Francia, a Parigi, nell’ottobre 1988 si preparavano, dall’anno prima, le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione Francese, l’allora Presidente della Repubblica francese François Mitterand convocò il noto storico Michel Vovelle per avere il programma di celebrazioni che sarebbe partito dal 1° gennaio 1989. In tale occasione Mitterand, come ci testimonia il filosofo Gerardo Marotta, fece notare a Monsieur Vovelle che mancava qualcosa di importante. Vovelle, meravigliato in quanto tale programma era stato preparato con cura e nei dettagli, chiese al Presidente, il quale rispose: “manca la cosa più importante, il ricordo Repubblica napoletana del 1799. Come possiamo dimenticare quello che abbiamo letto nel Rapporto al Cittadino Carnot di Francesco Lomonaco? Come possiamo dimenticare tutto quanto scritto, riguardo alla Rivoluzione Napoletana, da Benedetto Croce? Come possiamo ancora non tener conto di quanto ci ha lasciato Vincenzo Cuoco”?
Il presidente Mitterand tenne in quell’occasione proprio a Michel Vovelle una breve lezione di storia, evidenziando perché, a suo parere, la Rivoluzione Napoletana del 1799 fosse da considerare più nobile della stessa Rivoluzione Francese. In Francia c’era una borghesia manifatturiera, una borghesia industriale che doveva abbattere il sistema feudale, liberalizzando il territorio francese tramite l’imposizione dei valori delle idealità di libertà, uguaglianza e giustizia in senso moderno. Invece a Napoli tale borghesia manifatturiera e industriale non era presente; vi era un’immensa plebe e grande intellettualità. A Napoli non vi era- proseguì Mitterand- una borghesia che avesse un interesse economico, pratico a fare la rivoluzione. A Napoli la rivoluzione l’hanno fatta gli intellettuali di tutti le classi, i quali non avevano alcun interesse economico, concreto, pratico. Essi si caricarono di tali grandi ideali disinteressatamente e, mentre i nobili francesi si schierarono a fianco del re contro la rivoluzione, la filosofia e la libertà, a Napoli, in quel gennaio 1799, i nobili napoletani, riuniti nel Palazzo Serra di Cassano, presero la decisione, presenti tutte le famiglie nobili, tra cui quella dei Riano Sforza, dei Pignatelli, dei Carafa, del principe Colonna e degli stessi Cassano, di schierarsi a fianco della filosofia, della libertà e della Repubblica.
Lo storico Vovelle non poteva non essere d’accordo e comprendere quelle che erano le volontà di François Mitterand. Quei nobili, come tanti medici, avvocati, militari, intellettuali tutti, avevano interiorizzato il pensiero illuminista del Settecento napoletano. D’altronde, come ebbe a scrivere in occasione del secondo bicentenario della Repubblica Napoletana del 1799, Napoli non era un recesso dell’Europa dei Lumi, fuori dalla portata delle idee nuove. Nella Repubblica delle lettere – scrive testualmente Michel Vovelle- l’ambiente napoletano gode di una reputazione considerevole e meritata[…] Dagli anni sessanta del Settecento fiorisce un ambiente intellettuale particolarmente rilevante, illustrato dagli ecclesiastici come Genovesi e Galiani, da nobili come Filangieri e Caracciolo. La produzione napoletana in materia giuridica, istituzionale ed economica è oggetto di ammirazione. Genovesi propugna una riforma agricola e giuridica dei privilegi feudali del baronaggio. Galiani perora la libertà di commercio. Troviamo qui un altro aspetto caratteristico della situazione napoletana: un’élite illuminata che associa la parte evoluta dell’aristocrazia a ambienti di intellettuali-giuristi, ed esponenti delle cariche amministrative”.

Angelo Martino
redazione

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1 comment for “Mitterand: Perchè la rivoluzione napoletana fu più nobile di quella francese

  1. Francesco Verilo
    16 Luglio 2017 at 17:49

    Ho 76 anni,sto rileggendo “Il resto di niente ” di Enzo Striano”. Lo fac
    cio davanti al computer per avere chiarimenti su nomi,fatti,situazioni storiche ed altro su cui il libro mi stimola.Ho cliccato: ” La repubblica
    del 1799 ha lasciato qualcosa? ” e poi Mitterand: perché la rivoluzione
    napoletana fu più nobile di quella francese. La lettura di Angelo Martino del 7 gen.2016 mi ha commosso. Quando mi sono ripreso non ho potuto fare a meno di rattristarmi davanti alla situazione penosa in ci
    versa l’intera nostra classe politica, specialmente quella che dovrebbe
    posizioni che si richiamino a valori illuministici.

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