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Picerno e Avigliano, simboli della Basilicata repubblicana del 1799

Nel Martirologio lucano di Rocco Brienza sono indicati, in ordine alfabetico, i primi tanti martiri repubblicani di cui si conosceva vita e opere, da quelli più rinomati, tra cui lo stesso Mario Pagano, Giuseppe Albanese, il vescovo di Potenza Giovanni Andrea Serrao, Padre Francesco Saverio Granata, Filippo De Marinis, Onofrio Tataranni, Cristoforo Grossi, Nicola Fiorentino, a tantissimi nomi di donne ed uomini che avevano pagato duramente la loro scelta di far propri i princìpi di libertà, uguaglianza e democrazia repubblicana.

Tale Martirologio, che si basava sulle opere precedenti di Francesco Lomonaco e del meridionalista Giustino Fortunato, poneva la Basilicata quale territorio in cui le idealità repubblicane avevano ben attecchito. Gli studi successivi di Sergio De Pilato, di Saverio Cilibrizzi e quelle più recenti ci offrono un quadro d’insieme in cui a risaltare, rispetto alle altre città lucane, pur nobilmente dedite alla causa repubblicana, sono le cittadine di Picerno e Avigliano.

A Picerno è ben vivo nella memoria quel 10 maggio in cui perirono ben 70 i patrioti nella difesa della Repubblica solo quel giorno. E’ proprio il meridionalista Giustino Fortunato a ricostruire quella giornata di sangue in un libretto di poche pagine, offrendoci una preziosa testimonianza dell’eroica resistenza dei repubblicani di Picerno ai sanfedisti e briganti del cardinale Ruffo. Citando il Cuoco, Fortunato riporta che “ i paesi della Lucania fecero prodigi opponendosi all’unione di Ruffo con Sciarpa; se il fato non faceva perire i virtuosi e bravi fratelli Vaccaro; se il governo avesse inviato loro più di cento uomini di truppa di linea, qualche ufficiale e le munizioni da guerra che loro mancavano; forse la causa della libertà non sarebbe perita”. Infatti la popolazione di Picerno aveva entusiasticamente festeggiato l’avvento della Repubblica, ed eroica fu la difesa degli ideali di libertà e di uguaglianza repubblicani, a tal punto che, nel corso della difesa della Repubblica il 10 maggio 1799, finite le munizioni, mancando il piombo, furono fuse le canne di organo delle chiese, i piombi delle finestre, gli utensili domestici, gli strumenti di farmacia. Sacerdoti, vecchi, giovani continuarono a combattere fino all’ultimo e in tale resistenza ”parecchie, vestite come uomini, combattevano a fianco de’ mariti e de’ fratelli, ingannando il nemico meno dalle mutate vesti che per valore”. Di tali 17 donne, cadute insieme ad altri 53 patrioti il 10 maggio 1799, e che nella difesa della Repubblica, conosciamo i loro nomi, anche, se a tal riguardo alcuni studiosi ne annoverano altre due. Tali diciassette donne, che diedero il loro contributo di sangue nella resistenza di Picerno del 10 maggio 1799, e di cui sono noti nome e cognome erano Dominica Bove, Lavinia Caivano, Angela Cappiello, Laura Capece, Rosa Cataldo, Virgitta Coletta, Angela D’antonio, Caterina Decanio, Maria Gioiosa, Giuseppa Pasquale, Angela Rossillo, Dominica Rossiello, Carmela Potenza, Rosa Potenza, Rosa Sapienza, Dominica Tarullo, Rosa Vazza.
In effetti era stato già lo storico Pietro Colletta a ricordare che sulle mura di Picerno combatterono numerose donne, battendosi a fianco di mariti e fratelli, ma Giustino Fortunato ritenne giusto ricordarle una ad una insieme agli altri tanti patrioti, di cui, in cima alla lista, ritroviamo Nicola Caivano, lapidato in chiesa mentre alzava la croce di Cristo in faccia ai briganti di Sciarpa. Inoltre il grande meridionalista Giustino Fortunato ci tiene a sottolineare che “ la storia del Regno di Napoli si chiude con la tragedia del 1799, donde nasce nuovo ordine di tempo e di cose” , ossia la democrazia repubblicana con i suoi grandi valori di libertà e uguaglianza.

Riguardo alla città di Avigliano, è lo stesso autore borbonico Gaetano Lanzara, a commentare, senza nascondere un certo sdegno, i momenti gioiosi, di grande entusiasmo e passione sociale e politica che animarono i giorni della Repubblica ad Avigliano nel 1799, tra l’indignato e l’incredulo scrive: ” Santo Iddio! Anche i ragazzi di Avigliano si avevano imparato e andavano pubblicamente cantando gli obbrobri alla Monarchia e alle sacre persone dei sovrani”. Ciò stava ad indicare che all’esperienza repubblicana di Avigliano del 1799 aveva partecipato un’intera comunità che si era infervorato degli ideali della democrazia repubblicana. La cronaca degli avvenimenti della repubblica aviglianese del 1799 ci dona l’esempio che l’illuminato ceto intellettuale, costituito da tanti giovani universitari, riuscì in tal caso a coinvolgere artigiani, contadini, braccianti. Tanti erano i giovani che frequentavano l’Università di Napoli e avevano interiorizzato la grande conquista del pensiero moderno, partecipando in prima persona ai diversi tentativi di rinnovamento dei costumi e delle idee. I rapporti fra Avigliano e Napoli, alla fine del 1700, erano molto intensi ed estesi. Il clima illuministico e giusnaturalistico della città era vissuto dai giovani studenti aviglianesi appieno. Tra di essi vi erano Girolamo Gagliardi, Girolamo e Michelangelo Vaccaro, che faranno parte della municipalità repubblicana aviglianese. Al fine di rimarcare la consistenza della partecipazione degli aviglianesi al grande dibattito di idee rivoluzionarie, mirate all’affermazione degli ideali di libertà, uguaglianza e democrazia repubblicani, ricordiamo che ben 248 repubblicani aviglianesi furono considerati dalla controrivoluzione borbonica “ rei di stati”. Di essi facevano parte non solo il ceto intellettuale e i giovani universitari, ma anche artigiani, braccianti e contadini, i quali, parteciparono alle manifestazioni di piazza, guidate da Girolamo Gagliardi e Girolamo Vaccaro già il 19 gennaio 1799, quando le truppe francesi non erano ancora entrate in Napoli. Poco giorni dopo, il 23 gennaio il prete aviglianese Nicola Palomba, che sarà uno dei martiri della Repubblica, era a Napoli con i patrioti repubblicani, investito del grado di commissario democratizzatore del dipartimento di Bradano dal Governo Provvisorio della Repubblica Napoletana. Ad Avigliano l’Albero della Libertà era stato eretto il 5 febbraio, prima della stessa Napoli. La municipalità repubblicana aviglianese fu costituita da Girolamo Vaccaro, Girolamo Gagliardi, Giustiniano Gagliardi, Nicola Francesco Maria Corbo, Francesco Corbo, Padre Tommaso Gagliardi, Diodato Sponsa, Canio Stolfi, Giustiniano Palomba, Nicola Cubelli, Gaetano Mancusi e Maria Nicola Samela. La repubblica ad Avigliano durò quattro mesi. Il 12 maggio il brigante Sciarpa entrò in paese per abbattere l’Albero della Libertà, mentre invano gli aviglianesi attendevano gli aiuti dei francesi, che ormai avevano lasciato al loro destino le sorti della repubblica.
Avigliano si conquistò la gloria di essere stata la parte avanzata del movimento rivoluzionario repubblicano in terra di Lucania a tal punto che il già citato Lanzara, sconcertato ed incredulo, di fronte alle profonde convinzioni repubblicane del popolo aviglianese, scrisse: “ Si rifletti un poco all’ostinazione del popolo aviglianese. Vide realizzato Picerno, uccisi i fratelli Girolamo e Michelangelo Vaccaro con altri del partito, sente la notizia dei paesani spediti in Altamura di essere stata presa quella città dalle truppe del Vicario del Regno, e ciò non ostante si continuano a costruire cartocci di polvere e palle a dispensare da Giustiniano Gagliardi, Nicola Maria e Francesco Corbo generalmente a tutti li paesani, per poter vincere o morire sotto il vessillo rivoluzionario”.
Gaetano Lanzara, delegato ad indagare sui rei di Stato di Avigliano, non poté fare a meno di confessare che l’indagine” non poteva non riuscire difficoltosa, sì perché, essendo tutti di indole rivoluzionaria, non li faceva animo a quei che han deposto di mordere la sua specie”.
Ancora agli inizi dell’ottocento, vi erano ancora segnali che attestavano la presenza ad Avigliano di un’anima repubblicana che non intendeva arrendersi alla reazione borbonica, dalle “ strane” lettere piene di fiducia nel futuro che i repubblicani aviglianesi rinchiusi nelle carceri di Napoli, di Potenza e di Matera, facevano pervenire ai loro congiunti ed amici.

Angelo Martino
redazione

Bibliografia:
Rocco Brienza- Il Martirologio della Lucania- Potenza-1882
Giustino Fortunato- I morti di Picerno- Roma 1882
Giustino Fortunato- Il 1799 in Basilicata in Archivio Storico di Napoli- Anno XXIV, 1899
Gaetano Lanzara- Descrizione dei fatti sortiti nella terra di Avigliano- Pianetalibro 2000

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