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*Pignataro* – Apettando “Sole”

Sabato, presso la sala consiliare di via Monte Oliveto, organizzato dall’associazione “Città del Sole”, alle ore 20:00 prenderà il via la proiezione del cortometraggio di Michele Carrillo “SOLE”, vincitore del David di Donatello 2004. “Sole” nasce da una collaborazione tra Scuola Nazionale di Cinema (SNC) e Rai Cinema nel dicembre 2001. Si decise di raccogliere i sei saggi di diploma del 2002 in un film collettivo sul tema “la bugia”. Il progetto poi chiamato “Sei pezzi facili”, coordinato da Marco Risi, Paolo Virzì, Umberto Contarello e Francesco Bruni, è il primo esempio del genere alla SNC, ovvero era la prima volta che si faceva un lavoro con un team di 12 persone.
Michele Carrillo preparò un primo soggetto che venne rifiutato, in seguito, da una pagina di soggetto di Barbara Rossi Prudente, già vincitrice del Premio Solinas nel 1999 e sceneggiatrice del corto, si è giunti alla sceneggiatura di “Sole”, ultimo dei 6 episodi del film collettivo sul quale poi al giovane regista è stata concessa massima libertà di scelta artistica e tecnica.
Carrillo ha iniziato a lavorare sui bambini due mesi prima delle riprese, facendo i provini a Capua nelle scuole medie.
Ha fatto in modo che i ragazzi a stessero insieme, senza fargli capire che fosse una cosa seria. Il loro lavoro è stato reso un gioco. Ha stimolati i bambini perchè parlassero in dialetto; h apreparato tutto con cura prima delle risprese, la sceneggiatura era molto forte, ma durante le prove sono state aggiunte molte cose e tolte altre. Arrivare sul set con un completo lavoro di preparazione è l’unico modo per poi poter improvvisare e dunque cambiare anche in fase di ripresa il testo della sceneggiatura, adeguandola quando necessario alle esigenze espressive degli attori.
Tra i quatro attori c’è anche il fratello di Michele Carrillo, ma su di lui la scelta prima che artistica è stata di necessità. Era infatti impossibile per Michele Carrillo lasciarlo da solo a casa durante le riprese.
“Una cosa che è capitata è che non riuscissero a dire determinate cose, ho così cercato di fargli capire il senso di quello che dovevano dire. – riferisce Carrillo ad un’itervista rilasciata ad un quotidiano provinciale – Tuttavia non ho dato loro alcuna sceneggiatura, le battute le avevano memorizzate nella lunga sessione di prove durata circa un mese nel quale ci vedevamo tutti i giorni.”
Il titolo del è un nome che si lega bene con lo spazio, dunque non è tanto legato all’idea originaria del progetto – della “bugia” – e a quella dello spazio, che caratteriza anche le riprese, titte in esterno, e le inquadrature ampie.

P/R

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