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Una Finanziaria scritta sulla sabbia

La chiamano svolta epocale ma Vincenzo Visco con la Finanziaria 2001 aveva fatto di più e di meglio. 14 mila miliardi di sgravi fiscali alle famiglie, 7.000 alle imprese:cifre molto più alte di quelle annunciate ieri da Silvio Berlusconi e Domenico Siniscalco. Oggi di epocale c’è soltanto l’enfasi propagandistica con cui il premier vuol far passare un’avventurosa manovra senza seria copertura per un evento della provvidenza.
Innanzitutto, sfatiamo la leggenda: siamo di fronte a un’operazione che spalma una cifra modesta su una vastissima platea di contribuenti, con il risultato che il risparmio pro capite è irrisorio. Soprattutto, lo è per le fasce a reddito medio-basso, cioè per quelle che ne avrebbero più bisogno. È stato calcolato che un capofamiglia con moglie e figlio a carico con 15 mila euro all’anno risparmierà circa 15 euro al mese. Si dirà: meglio di niente. Ma siamo abissalmente distanti dalle tabelle mostrate in tv da Renato Brunetta secondo cui il guadagno medio a testa sarebbe dell’ordine di grandezza di 500 euro.
Questa legge finanziaria, in realtà, mette più tasse di quante dichiari di toglierne. Annuncia riduzioni per 6,5 miliardi e contemporaneamente prende 7,8 miliardi dai lavoratori autonomi.
Le nuove entrate fiscali indicate altro non sono che nuove tasse. E comunque tutto questo è lontanissimo da quel che era scritto nel Contratto con gli italiani. L’ennesima dimostrazione che quelle promesse erano irrealizzabili.
Ci sono poi i tagli agli enti locali. Il governo e la maggioranza hanno continuato a ripetere che non sarebbero state toccate le risorse per la scuola, né per la sanità, né per i servizi.
Ma dove regioni, province e comuni reperiranno i fondi di cui hanno bisogno per continuare a servire i cittadini? Le possibilità sono soltanto due:o aumento delle imposte locali o taglio dei servizi.
Altro punto debole e davvero deludente è lo slittamento del condono edilizio. Siniscalco, come già Tremonti, aveva detto:«Niente più condoni ». Così non è stato. Come il suo predecessore, l’attuale ministro dell’economia ha accettato quello edilizio. Scelta, questa, doppiamente grave: intanto, perché si tratta di una una tantum che viene utilizzata per coprire una misura strutturale; secondo, perché il condono viene prorogato in quanto fino ad ora non ha dato il gettito sperato. Perché adesso dovrebbe andare meglio? Le imprese e il Mezzogiorno. Ancora una volta, non sono in cima ai pensieri del governo.
Sulla competitività era stato ripetutamente annunciato un collegato che avrebbe rilanciato il paese e le sue imprese. Arriveranno briciole sull’Irap, uno schiaffo a tutte le proposte che in questi mesi associazioni imprenditoriali di ogni dimensione e tendenza avevano avanzato.
Nulla è stato fatto per ridurre le tasse sul lavoro, l’unico modo davvero utile – come ha detto Romano Prodi – per dare più soldi ai lavoratori in busta paga aiutando nel contempo le imprese, che invece da questa manovra non hanno avuto nulla.
Questa operazione non servirà a dare al paese la scossa attesa. Allo stato costa molto, ma sui cittadini si riverbererà con un piccolo obolo.
Ma l’allarme più forte viene dalla mancanza di coperture certe e definite per questo castello di carta. L’impressione sempre più forte è che tutto andrà a gravare sul debito. L’anno prossimo scopriremo che si sarà arrestato il trend virtuoso inaugurato dal governo di Giuliano Amato nel 1992.
Se il nostro debito pubblico risalirà, ci saranno ricadute sulla nostra posizione e considerazione in Europa, ma, soprattutto, vorrà dire che ancora una volta avremo scelto di lasciare una pesante eredità ai nostri figli. Saremo tornati indietro, al peggio della Prima Repubblica.

di Enrico Letta (fonte: europa quotidiano)

Mercone Gaetano

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1 comment for “Una Finanziaria scritta sulla sabbia

  1. tato
    28 Novembre 2004 at 9:13

    Anche il Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo boccia la finanziaria appena approvata e si accomuna alle critiche di tutte le parti sociali “Sembrerà strano ma sono pienamente d’accordo con Pezzotta quando parla di limiti oggettivi di questa Finanziaria, nella quale la parola investimento è scomparsa e non esistono obiettivi chiari.Siamo impaludati in una tattica politica che non affronta i punti cruciali del Paese, e questo è molto grave”, è il giudizio di Montezemolo, che rincara la dose “Come si può fare politica industriale seria guardando cioè al futuro – si chiede il presidente di Confindustria – facendo investimenti di medio e lungo termine, quando invece dobbiamo ragionare ogni tre mesi perché deve passare la finanziaria. Non è possibile che siano venuti meno due vocaboli: investimenti per il futuro e meritocrazia che significa concorrenza, un paese che guarda in avanti. Perché il futuro non è né di destra né di sinistra ma è di tutti i cittadini”.

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