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Altamura 1799. Il sangue del clero per la Repubblica

Molto documentato si rivela lo scritto della giornalista, studiosa e ricercatrice Bianca Tragni, pubblicato sulle pagine del quotidiano “Avvenire” del 31 gennaio 1999. Furono ben 43 i nomi degli ecclesiastici che ad Altamura testimoniarono non solo la partecipazione all’esperienza repubblicana del 1799, ma si prodigarono per rendere partecipe in maniera attiva il popolo dei concetti di libertà e uguaglianza repubblicana, e tra essi ben sette ecclesiastici di Altamura pagarono con l’estremo sacrificio tale scelta.
Pertanto il clero repubblicano di Altamura ebbe un ruolo di primissimo piano, prima nella formazione culturale delle migliori intelligenze cittadine, che passavano per l’Università degli Studi fondata, 50 anni prima, da Mons. Marcello Papiniano Cusani, poi nel 1799 nell’adesione convinta agli ideali di libertà e uguaglianza repubblicana, dopo che il re lasciò il regno nell’anarchia, fuggendo a Palermo, in seguito veicolando i princìpi della Repubblica e infine nell’estrema, cruentissima difesa della città, quando “ questa fu assediata dall’esercito sanfedista, fatta soprattutto da briganti e galeotti calabresi, cui Ruffo, spacciandosi per Papa, aveva promesso indulgenze e assoluzioni per ogni sorta di delitto”.
Al riguardo della figura del cardinale Ruffo, che comandava tale esercito, Bianca Tragni si esprime in maniera diretta, comunicando chi fosse in realtà: “ Il blasfemo cardinale non era un sacerdote, ma solo un aristocratico dedito alla politica e agli affari, che aveva guadagnato titoli e onori sol perché aveva saputo amministrare il patrimonio finanziario dello stato pontificio”.
Il clero altamurano, invece, esprimeva una grande ispirazione evangelica, predicava al popolo pace e giustizia nella libertà. Tra tale consistente numero di ecclesiastici emergeva padre Saverio di Cassano, dei Minori Osservanti, che “ mise cattedra in piazza[…] e con un crocifisso nella mano mostrava alla folla gli errori del governo dispotico e i benefici della libertà, rammentando che Cristo e i Santi avevano predicato fraternità e uguaglianza”. Dei 43 ecclesiastici si annoverano molti canonici della Cattedrale, parroci, cappellani, frati cappuccini, conventuali, minori, domenicani e due gesuiti. Essi, all’arrivo delle orde realiste, comandate da quel “ diabolico principe della Chiesa”, inorridirono per tanto sacrilegio compiuto nei giorni di resistenza di Altamura, scomunicandolo un mese prima di quella che sarebbe stata la scomunica dello stesso Arcivescovo di Napoli Mons. Giuseppe Capece Zurlo.
Nella resistenza che oppose il clero altamuriano, caddero sette ecclesiastici, alcuni in battaglia, atri uccisi vigliaccamente nel corso del saccheggio della città. Così don Giuseppe Di Leo fu ammazzato per strada mentre portava i Sacramenti, don Nicola Popolizio, torturato fino alla morte sotto il portico della Cattedrale, il canonico Don Clelio, vecchio parroco del Duomo, sgozzato mentre era in ginocchio a pregare dentro la cappella di San Giuseppe. Il coltissimo gesuita don Domenico Scarati fu ucciso anche lui mentre pregava davanti al crocifisso, mentre il domenicano fra Daniele Da Matera e il cappuccino fra Tommaso Azzilonna caddero nella difesa della città, e un altro religioso non sopravvisse alle ferite, torture, di cui furono vittime tanti altri religiosi, anche mentre si assisteva gli stessi moribondi.

Angelo Martino
Redazione culturale

Riferimento documentale:
Bianca Tragni- Avvenire- 31 gennaio 1999

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