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Statuto dei lavoratori? per la CGIL è CARTA straccia!

Nulla di meglio di una grancassa a sinistra per far apparire democratiche scelte di destra. E’ quello che in questi giorni sta predisponendo la CGIL, annunciando in pompa magna l’avvio di una larga campagna di consultazione dei propri iscritti sulla proposta di una Carta dei diritti universali del Lavoro predisposta dal sindacato di corso Italia.
La Camusso dichiara trionfalmente che raccoglierà le firme in calce all’articolato nei luoghi di lavoro per farne una proposta di legge di iniziativa popolare da presentare al Parlamento affinché ne discuta e lo approvi. Insomma un esercizio democratico che a suo dire coinvolgerà tutta le struttura del sindacato e interesserà complessivamente il mondo del lavoro.
Ma di che si tratta in realtà? In pratica la Cgil sposa la tesi del superamento dello Statuto dei Lavoratori, la Legge300/70 frutto delle lotte e della presa di parola dei lavoratori alla fine degli anni 60, e propone di sostituirlo con una Carta dei diritti universali del Lavoro , quindi non più dei lavoratori. Sembra, ma non è, un operazione di ammodernamento e di lucidatura di quello che la destra e il centro sinistra ormai da tempo trattano come un arnese inservibile di cui è meglio fare a meno per liberarsi da quei “lacci e lacciuoli” che limitano l’orizzonte delle imprese e gli impediscono di veleggiare verso le alte mete del profitto senza limiti.
La Cgil nell’articolato non solo dà per definitivo il nuovo assetto del lavoro, considerando come ormai parte integrante tutte le forme, anche le più becere, di sfruttamento e di precarietà introdotte dai vari governi nell’ultimo decennio per aderire alle richiesta di confindustria e più in generale del capitale, ma formalizza il jobs act e l’accordo del 10 gennaio accettando e facendo proprio quel micidiale combinato/disposto fortemente voluto per stroncare ogni diritto ed ogni possibilità di utilizzare il conflitto per garantirne la sopravvivenza. Proprio la proposta che mancava, non c’è che dire!! Se ne sentiva proprio la necessità.
Mentre le imprese, ormai garantite dalle clausole a loro totale favore del jobs act, dalla scomparsa della reintegra prevista dal defunto articolo 18 della legge 300/70, assumono solo quando hanno gli sgravi e licenziano a man bassa chiunque abbia la malaugurata idea di rivendicare i propri diritti più elementari, la Cgil della Camusso offre su un piatto d’argento la testa dei lavoratori, pensando forse così di riconquistare qualche spazio di potere sottrattogli dalla nuova linea strategica del governo di fare a meno dei corpi intermedi.
Non sappiamo cosa racconteranno ai loro iscritti nei luoghi di lavoro, come imbelletteranno questa scelta di smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, quel che sappiamo con certezza è che un tale grazioso regalo alle imprese, al governo, al capitale troverà la nostra ferma opposizione, anche se abbiamo il sentore che non si andrà molto oltre la propaganda e l’apparenza. Che di questi tempi spesso si sostituiscono alla realtà.

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