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Luciano Gallino e la lotta di classe dei ricchi contro i poveri

Rispetto al concetto marxista, si potrebbe definire una contro-lotta di classe che le classi dominanti hanno deciso di sferrare contro le classe subalterne per recuperare i privilegi persi con le lotte operaie e contadine dal dopoguerra fino agli anni Ottanta. Tale è il pensiero di Luciano Gallino, sociologo, scrittore e professore emerito dell’università di Torino, venuto a mancare l’8 novembre dell’anno scorso.
Nel testo- intervista dedicato a tale tematica, il sociologo, pur sostenendo che , nell’attuale società “liquida”, le classi tradizionali sono cambiate da decenni, tuttavia, ci si può rapportare alle estreme disuguaglianze, per definire la terminologia che oggi possiamo usare, riferita ad una semplice e diretta classificazione sociale di classe ricca e classe povera.
Infatti sono tali i termini che Gallino usa, ma nell’intento di comunicare come le nuove classi subalterne possono difendersi da tale offensiva di ” lotta di classe” portata avanti dagli anni del Novecento da parte della nuove classi dominanti.
Se, soprattutto, nei primi settanta anni del Novecento, la lotta di emancipazione delle classi svantaggiate ha portato a una ridistribuzione verso il basso delle risorse, con la costruzione dei sistemi di welfare, che hanno protetto milioni di persone nel mondo dalle vecchie e nuove povertà, migliorando la qualità della vita, consentendo anche l’ascesa sociale tramite l’istruzione agevolata per le classi disagiate, oggi si assiste ad una contro-lotta da parte di chi non ha accettato tale situazione. In effetti, la lotta è continuata, ma con una riscossa delle classi ricche contro quelle povere. Le cifre che Luciano Gallino fornisce, d’altronde, sono convincenti: tra la fine degli anni settanta dell’Ottocento e il fatidico 2007 della crisi è progressivamente crollata la percentuale dei redditi da lavoro sul Pil, ossia della misura di quanta parte della ricchezza nazionale finisce nelle tasche dei lavoratori. In tale intervallo di tempo nei 15 Paesi più ricchi dell’area Ocse, si è passati dal 68 al 58 per cento. In Italia i redditi da lavoro sono scesi al 53 per cento. Questo significa, ricorda Gallino, che i lavoratori dipendenti hanno perso 240 miliardi di euro all’anno, ma pagano ugualmente moltissime tasse e tuttora in Italia l’aliquota più bassa dell’Irpef (23 per cento) è maggiore di quella sui proventi finanziari, passata nel 2012 dal 12,5 al 20 per cento. C’entra poco la globalizzazione, sostiene Gallino. È, stata invece, la contro-lotta di classe, perché mentre i lavoratori dipendenti diventavano più poveri, le categorie sociali privilegiate si arricchivano.
Per Luciano Gallino, nel mondo tale lotta di classe viene condotta per mezzo di leggi, confezionate da governi e parlamenti, che sono intese, di là dalle apparenze, a rafforzare la posizione e a difendere gli interessi della classe dominante. In particolare, negli ultimi decenni essa ha seguito due strade: elevati sgravi fiscali a favore dei ricchi e forti riduzioni delle imposte sulle società. Tale scelta economica ha provocato l’impoverimento delle entrate che hanno avuto come conseguenza le spese di maggior utilità per i lavoratori. Sul tema delicato delle imposte su individui e società si sono rivelate le scelte ingiuste socialmente, in quanto le politiche fiscali pro-ricchi hanno determinato una contrazione consistente dei servizi pubblici e dei sistemi di protezione sociale, che ha colpito duramente le classi meno abbienti. I cosiddetti “ sgravi fiscali” sono serviti finanziariamente per creare altro denaro, mentre si è dirotto drasticamente il welfare con un peggioramento graduale e notevole della classi lavoratrici e medie.

Angelo Martino
redazione culturale

Bibliografia:
La lotta di classe dopo la lotta di classe- Laterza 2012

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