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Il problema degli altri è uguale al mio

Le due cose che meno sopporto delle campagne elettorali sono i sorrisi melliflui e le promesse per i primi 100 giorni. I sorrisi sono tornati o forse non sono mai andati via, le promesse stanno per arrivare.

La prossima compagna non deve  essere la solita guerra tra bande pseudopolitiche,  che si riversano addosso fango e veleni, sganciando sulla città bombe di propaganda elettorale, innescate con cariche di qualunquismo e demagogia. Dopo anni di regressione sociale, politica e economica, bisogna dare segnali forti, per cambiare il corso al futuro del nostro paese. La rassegnazione  e il disincanto devono cedere il passo  alla speranza. Il voto deve essere  libero, non condizionato né da padroni né  padrini,  deve premiare la  proposta politica.  Non bisogna essere indulgenti con il  passato,  verso il quale occorre   una rottura radicale, negli uomini, nelle idee, nei programmi e nel modo di amministrare. Bisogna avere lo sguardo  rivolto al futuro, recuperando le  basi essenziali per il  vivere civile, e  per porre in essere una  “rivoluzione della normalità”.

Sono 18 anni che si è aperta una campagna elettorale che non si è ancora chiusa. Dopo le elezioni amministrative occorre mettersi alle spalle la campagna elettorale e mettere Pignataro e i Pignataresi davanti a tutto. Se le prossime elezioni saranno  l’ennesima fiera del baratto e dell’usato il paese non lo mettiamo in piedi.

Don Milani ci insegna che ” il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”   Il paese, il nostro paese,    per ripartire ha bisogno di più  politica e di tanta  generosità.

Prendere posizione è l’unico modo per stare sempre scomodi. La comodità mi annoia, l’indifferenza  non mi appartiene.    E se questo non è tollerabile per qualcuno me  ne farò  ragione  una volta di più.

Buona domenica!

Bartolo Mercone

 

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