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L’ IMPORTANZA DELLA CONTA DEI CARBOIDRATI NEL DIABETE DI TIPO 1

Il diabete di tipo 1 è una forma di diabete che si manifesta prevalentemente nel periodo dell’infanzia e nell’adolescenza, anche se non sono rari i casi di insorgenza nell’età adulta. Il diabete mellito di tipo 1 rientra nella categoria delle malattie autoimmuni perché è causata dalla produzione di autoanticorpi (anticorpi che distruggono tessuti ed organi propri non riconoscendoli come appartenenti al copro ma come organi esterni) che attaccano le cellule Beta che all’interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina.
Come conseguenza, si riduce, fino ad azzerarsi completamente, la produzione di questo ormone il cui compito è quello di regolare l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule. Si verifica, pertanto, una situazione di eccesso di glucosio nel sangue identificata con il nome diiperglicemia. La mancanza o la scarsità di insulina, quindi, non consente al corpo di utilizzare gli zuccheri introdotti attraverso l’alimentazione che vengono così eliminati con le urine.
In questa situazione l’organismo è costretto a produrre energia in altri modi, principalmente attraverso il metabolismo dei grassi, il che comporta la produzione dei cosiddetti corpi chetonici.
L’accumulo di corpi chetonici nell’organismo, se non si interviene per tempo, può portare a conseguenze molto pericolose fino al coma. Focalizziamo un attimo la nostra attenzione su quelli che sono i carboidrati che giocano un ruolo importante in questa patologia. I carboidrati hanno la funzione di fornire all’organismo energia rapida utilizzabile, 1 g di CHO ( carboidrati) fornisce 3,75 calorie; Devono rappresentare il 55-60% della dieta. Sono distinti in:Semplici (fruttosio, glucosio, lattosio, a rapido assorbimento ) e Complessi (amido, glicogeno,a lento assorbimento).Il glucosio e il fruttosio sono zuccheri semplici o monosaccaridi che si possono trovare nella frutta, nei frutti di bosco, nella verdura, nel miele e negli sciroppi di glucosio e fruttosio. Quando due zuccheri semplici si combinano, formano i DISACCARIDI. Lo zucchero da tavola o SACCAROSIO è una combinazione di glucosio e fruttosio ed è presente in natura nella barbabietola, nella canna da zucchero e nella frutta. Il LATTOSIO, costituito da glucosio e galattosio, è il principale zucchero del latte e dei latticini. .L’amido fa parte dei carboidrati complessi, ed è la principale riserva di energia dei tuberi e dei cereali.I polisaccaridi non-amidacei sono i principali componenti della FIBRA alimentare. Comprendono: cellulosa, emicellulosa, pectine e gomme. Scegliere i carboidrati giusti significa anche scegliere quelli con un basso indice glicemico. L’indice glicemico esprime la velocità con cui aumenta la glicemia dopo il pasto.Perché contare i carboidrati di un pasto?Il contenuto di carboidrati del pasto è il maggiore determinante del fabbisogno insulinico dipendente dal pasto. Con la conta dei carboidrati presenti in un pasto siamo in grado di modificare correttamente la dose di insulina adeguandola alla quantità di carboidrati assunti con la dieta, evitando così il rischio di ipo o iperglicemie. La glicemia dopo il pasto è proporzionale alla quantità dei CHO e non aumenta eccessivamente se il bolo insulinico è stimato con il calcolo dei CHO L’indice glicemico, il contenuto in fibre, lipidi e calorie del pasto influiscono sulla glicemia se il bolo insulinico è stimato con il calcolo dei CHO. Velocemente spiegherò, attraverso formule matematiche come avviene questa conta .

  1. riconoscere i carboidrati
    Saper individuare gli alimenti che contengono carboidrati è il primo passo per una corretta pianificazione del counting dei carboidrati.
    2. determinare la quantità di carboidrati negli alimenti
    In questa fase occorre utilizzare delle tabelle o delle app che aiutino determinare il contenuto di carboidrati negli alimenti. Le tabelle solitamente riportano i carboidrati disponibili per 100 grammi (g) di parte edibile (cioè la parte priva degli scarti che effettivamente si mangia) di un alimento.
Peso alimento
(porzione)
X Quantità di CHO
riferita a 100 g
: 100 = Carboidrati contenuti nella porzione

 

Sommando i risultati di tutte le pietanze di un pasto si ha una stima attendibile della quantità totale di carboidrati di un pasto.

  1. calcolare la quantità di insulina
    Nel passo successivo occorre calcolare quante unità di insulina sono necessarie per metabolizzare la quantità di carboidrati assunta. Per fare questo calcolo è necessario conoscere il proprio rapporto insulina/carboidrati, ovvero bisogna sapere quanti grammi di carboidrati sono metabolizzati da un’unità di insulina. Questo dato è individuale e deve essere stabilito insieme al proprio diabetologo in maniera empirica. Solitamente è un valore tra 8 e 15.
    Prendendo ad esempio un rapporto insulina/carboidrati di 10 e il pasto ipotizzato precedentemente, il calcolo da fare è il seguente:

 

quantità di CHO assunta : rapporto insulina/carboidrati = unità di insulina necessarie
96,5 : 10 = 9,6

 

  1. come effettuare le correzioni
    Arrivati a questo punto occorre capire se è necessaria una correzione. Può capitare di dover adeguare la dose di insulina se si riscontra una glicemia troppo alta prima di un pasto. Per calcolare la quantità supplementare di insulina a quella già prevista occorre calcolare il cosiddetto fattore di sensibilità. Esso si ottiene dividendo un numero fisso (1500 per chi usa l’insulina rapida o 1800 per chi usa l’analogo) per il numero totale di unità giornaliere (la media). Il valore ottenuto rappresenterà la quantità di calo glicemico espresso in mg/dl ottenibile aggiungendo un’unità di insulina.
    Ipotizzando una quantità totale di insulina rapida giornaliera di 60 il calcolo sarebbe il seguente:

 

1800 o 1500 : totale unità giornaliere = calo previsto in mg/dl per unità aggiunta
1800 : 60 = 30


A questo punto è sufficiente dividere l’eccedenza di glicemia misurata rispetto al valore ottimale per il fattore di sensibilità per ottenere le unità di insulina da aggiungere a quanto già calcolato per correggere la glicemia.
Ipotizzando un’eccedenza di glicemia pari a 93 mg/dl il calcolo sarebbe il seguente:

 

eccedenza misurata espressa in mg/dl : calo previsto per ogni unità aggiunta (fattore di sensibilità) = unità da aggiungere al fabbisogno insulinico stimato
93 : 30 = 3,1
arrotondabile a 3 unità

N.B. Questo tipo di correzione è valida solo qualora venga effettuata prima del pasto.

 

 

Dott.ssa Maria Vacca

Nutrizionista

 

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