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Pignataro nell’Ottocento. Un cronico stato di dissesto stradale

Nell’Ottocento avventurarsi per le vie di Pignataro era un azzardo e un rischio costante. Ci si poteva facilmente azzoppare uscendo di casa e i pignataresi dell’epoca non si esimevano dall’ “ eruttare” bestemmie per un paese così malconcio dal punto di vista viario, che, in occasione di qualche fiera, erano necessari lavori ogni anno per permettere il transito di espositori e visitatori. Erano i religiosi che, nella prima metà dell’Ottocento, svolgevano un ruolo di mediazione tra la comunità e le istituzioni e nel 1833 il vescovo di Calvi e Teano scrisse una lettera all’intendente provinciale in cui rimarcava il disastroso stato delle strade di Pignataro, che induceva le persone a subire non solo un danno fisico ma anche spirituale, date le bestemmie proferite per rabbia, allorché si subiva un infortunio serio.
Il verbo ” eruttare”, riferito alle bestemmie, fu usato nella lettera all’Intendente dallo stesso vescovo di Calvi e Teano, dato che le diocesi di Calvi e Teano erano state dal 1818, unite “aeque principaliter” con la bolla De utiliori di papa Pio VII.
“ Signore- scriveva il vescovo- , le strade malconce di Pignataro sono causa di danno fisico per le disgrazie che possono verificarsi in ogni ceto di persone obbligate per qualunque motivo a tragittarle, e di danno spirituale per le bestemmie che si eruttano or da uno or da un altro di quelli che inciampano nelle accennate disgrazie. Ad allontanare il primo, e specialmente il secondo danno, è chiamato il mio Pastoral Ministero, mentre forse quest’affare non tanto mi riguarderebbe come Vescovo, senza quei danni, eccetto solo per la relazione che potrei avere per la mia sicurezza fisica. Per quelle vedute io imploro la provvidenza di un così religioso e affezionato Amministratore di questa Provincia”.
Tuttavia è da rimarcare che tale cronico dissesto delle strade interne di Pignataro rimaneva tale, pur con i lavori che erano promossi dal Comune. Infatti, nel bilancio comunale-sostiene Giuseppe Civile- le spese per i lavori pubblici rappresentavano una presenza costante nelle uscite del bilancio. “ Lo scopo principale dei lavori pubblici era un altro: innanzitutto in questa fase storica, garantire un’opportunità economica praticamente costante al ristretto gruppo di persone che si occupava delle perizie e degli appalti”
E’ da evidenziare,altresì, che gli abitanti della frazione di Partignano avevano fisicamente difficoltà a recarsi a Pignataro in caso di pioggia, in quanto le condizioni stradali non lo consentivano a tal punto che fu richiesta nel 1866 l’apertura di una rivendita di sali e tabacchi a Partignano, “essendo gli abitanti nell’impossibilità di recarsi in Pignataro nei tempi piovosi”. Pertanto Partignano aveva dovuto atttrezzarsi ed aveva in tale periodo una propria parrocchia, un proprio eletto nel decurionato che rappresentava la frazione, un ufficio di stato civile separato e gradualmente esprimeva nei confronti del centro maggior delle rivendicazioni, frutto di una propria tradizione distinta da Pignataro, in relazione ai trascorsi amministrativi come anche al fatto che famiglie importanti ed influenti, come i Santagata, i De Paris e gli stessi Pratilli che risiedevano a Partignano.
Dobbiamo, infine, aggiungere che tanti “ pignatarisi cammina paisi”, i “vaticali”, dovevano anche sopportare il pericolo delle strade malsicure che li conducevano verso altri paesi più o meno lontani. Già per spostarsi a Capua e nei paesi vicini, i vaticali dovevano attraversare strade il cui nome evidenzia lo stato in cui erano ridotte, come “Scassacarri”, “”Sferracavalli, “Marotta trotta”, Agnena mena”, Spartimento fuie comme ‘u viento”.

Angelo Martino
redazione

Nicola Borrelli- Stato di etnografia popolare in Terra di Lavoro- 1927
Giuseppe Civile- Il comune rustico- Il Mulino- 1990

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