CdP

The spirit level- La misura dell’anima nelle società delle disuguaglianze

E’ noto che le disuguaglianze sono ormai e purtroppo il tema su cui non solo sociologi ed economisti, ma anche filosofi si confrontano, ricercando la maniera di offrire proposte per combatterle in quanto si sta tornando ai tempi precedenti alla rivoluzione francese.
Richard Wilkinson and Kate Pickett nel loro testo ” The spirit level”, che in italiano è stato tradotto con ” La misura dell’anima” comunicano un approccio originale alla discussa tematica di come affrontare e combattere le disuguaglianze sociali.
L’originalità del lavoro di Wilkinson e Pickett consiste nel comunicare che la disuguaglianza è considerata il principio dei tanti malesseri sociali della società post moderna, in quanto produce non solo disagio sociale ma disagio psicologico, spirituale per tanti aspetti. Più violenza, più ignoranza, maggiore disagio psichico da parte di chi subisce la disuguaglianza comporta non solo più problemi per la società, ma per gli stessi ricchi e benestanti, che nella rincorsa sempre più spasmodica di accumulare, si trovano in un circuito dell’avere perverso pieno di infelicità e di solitudine. Potrebbe sembrare una tesi ardita quella di Wilkinson e Pickett, da ” luogo comune” che “la ricchezza non fa la felicità”, ma gli autori lo dimostrano con cifre alla mano, senza additare prospettive di un astratto ideale egualitario di nessun tipo. Traendo dati da fonti come la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, le Nazioni Unite e l’Ocse, i due autori hanno lavorato per anni alla ricerca di correlazioni forti tra problemi sanitari e sociali di varia natura e dati relativi al reddito dei Paesi di volta in volta considerati. Il nucleo della ricerca di Wilkinson e Pickett consiste nel mostrare che le diseguaglianze nella distribuzione dei redditi sono fortemente correlate all’incidenza di problemi sanitari e sociali come, il basso livello dei rendimenti scolastici, la precarietà, i tassi di detenzione carceraria, gli episodi di violenza, lo stessa senso rilevante di “fiducia” verso gli altri.
La comunità sociale risente pertanto di tanta insicurezza, sfiducia, delusione in relazione ai rapporti umani, e le persone ricche e benestanti, che diventano insicure anche degli stessi parenti e amici, stessi amici, sono spinte a consumare in continuazione, rimanendo prive di una vita di comunità degna di questo nome, in assenza di un contatto sociale, morale e spirituale gratificante. Persino la mobilità sociale (sia intra-che inter-generazionale), che pure è stata l’architrave delle moderne società occidentali, apporta un senso di disagio nei rapporti sociali basilari, aumentando, soprattutto tra i giovani, il senso di disagio interpersonale negli ambiti sociali e ricreativi comunitari, complice anche un’affermata vulgata consumistica e materialista” egualitaria” solo nell’additare gli stessi prodotti consumistici a tutti.

Angelo Martino
redazione

© Riproduzione riservata

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *