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Il mistero del dolore e dell’Amore nell’ultimo libro di Giuseppe Rotoli

Come può un uomo, un intellettuale che ha dedicato tutta la vita all’etica e all’estetica, minato dalla debolezza degli ultimi suoi giorni di vita, raccontare la vicenda umana di una figlia perduta, nei vari momenti delle pur brevi gioie trascorse con lei, in attesa di un’agognata laurea, e poi di fronte al presentarsi della malattia, della sua remissione, di una ricaduta e del procedere di Elisabetta verso la morte, chiedendo che le fosse cantato ” Generale” di De Gregori?
Giuseppe Rotoli l’ha fatto nel suo ultimo libro, pubblicato recentemente, con la spontaneità necessaria di chi era consapevole che poteva non esserci per lui il tempo di mettere il punto definitivo al racconto del ” dramma del vivere” con le sue tante domande.
Avere tra le mani ” In un filo di voce…Alito di vita”, particolarmente per tutti coloro che conoscono le persone citate, è un susseguirsi di emozioni che ti comunica un padre credente che non rifugge dalla ” messa in scena” di un dramma che ti pone, pur essendo credente, davanti ai grandi interrogativi della vita.
Il desiderio di raccontare la vita di Elisabetta dai suoi anni di scuola fino al doloroso esito finale della malattia è data dalla memoria che la stessa esprime per consegnare a tutti un mistero di amore e di dolore: “ Ecco, io sono pronta e non voglio lasciare nemmeno un minimo di vita nell’anonimato”.
E così ricordiamo e riconosciamo quell’Elisabetta Rotoli, che già, sui banchi del liceo, aveva intuito che ” le ossa, i muscoli, il sangue, il dolore, l’amore, l’amicizia li incontri nel mondo, nelle persone, in un altro registro che non è quello scolastico”.
Quando si presenta la malattia, non vi è alcuna maledizione a Dio, alcun richiamo a Giobbe. Si rivela, accanto ai momenti di una “Passione” elaborati in forma poetica nel testo ” Porta Luce il dolore”, il vissuto di consolidare i rapporti con la famiglia, in particolare con il fratello che per motivi di lavoro abita a Roma, per il cui matrimonio esterna la gioia di quei momenti di preparazione con cura e la dedizione che le forze permettono ad una ragazza di venticinque anni, pronta sempre a ” caricarsi sulle spalle i mali del prossimo”.
La malattia è affrontata, non negandosi i momenti di gioia che la tregua concede, e così si possono leggere estratti del diario di Elisabetta, la lettera alla mamma in occasione dell’ onomastico di Angela il 2 ottobre 2010, la lettera di riconoscenza al papà in occasione del suo onomastico nel 2011, gli incontri con Suor Chiara Francesca, Suor Chiara Maria, suor Chiara Rosaria del Convento delle Clarisse di Pignataro Maggiore, con cui Elisabetta aveva costruito un maggiore rapporto di confidenza e con lo stesso vescovo Mons. Arturo Aiello.
Giuseppe Rotoli ci addita anche in quei momenti di precarietà per la sua stessa salute un forte messaggio di Amore in una prosa che si alterna alla poesia e si fa, non sorprendentemente, poesia nel suo ultimo libro in cui- come scrive Mons. Arturo Aiello nella prefazione- c’è anche la ” voglia di trovare parole per vestire un silenzio assordante, l’umile consegna di un padre che si fa alunno di sua figlia per affacciarsi sul mistero del dolore e dell’Amore”.

Angelo Martino
redazione

In Un Filo Di Voce…Alito Di Vita

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