CdP

I nuovi amministratori non si chiudano nel palazzo

Alle elezioni amministrative ha prevalso la coalizione elettorale “Ricoloriamo Pignataro”, che ha ottenuto una percentuale superiore al 46% dei votanti, circa il 36% degli aventi diritto. Chi amministra ha una maggioranza politica ampia, ma è  minoranza nel paese e  potrebbe non avere una forza  sociale tale da garantirgli quella autorevolezza ed indipendenza fondamentali per assumere scelte difficili.
Una maggioranza in consiglio comunale, che è minoranza nel paese, per realizzare il suo programma elettorale, interpretando gli interessi diffusi e le aspettative legittime dei cittadini, per essere un baluardo della legalità, ha bisogno di allargare il suo consenso sociale e politico, cercando di condividere le scelte con la società civile, i corpi intermedi, confrontandosi con le opposizioni e dialogando con i cittadini, che facciano da massa critica dalla quale ricevere suggerimenti e ai quali rendere conto del proprio operato.
Senza un progetto politico ed un’operazione culturale, senza un rapporto virtuoso con i corpi intermedi della società, è forte per la nuova amministrazione la possibilità di avviarsi lungo il crinale dell’autoreferenzialità, di farsi casta e quindi cricca, di gestire il potere, di assomigliare alla precedente amministrazione.
La nuova  maggioranza per realizzare il suo programma elettorale deve assumersi la responsabilità di scelte fondamentali, come la gestione virtuosa dei beni confiscati, il varo del Puc, il rilancio dell’aria industriale, l’erogazione di servizi decenti in un contesto economico drammatico, l’eliminazione  delle insidie e dei trabocchetti fuori e dentro il palazzo. Potrà farlo solo avendo alle spalle un progetto culturale e politico, il supporto della società civile. E’ impresa ardua amministrare un paese complicato come Pignataro con un uomo (solo) al comando, qualche cavalluccio di razza, alcuni giovani volenterosi e inesperti, un po’ di gregari a fargli da cornice.
L’attuale amministrazione ha il dovere di governare il paese, di contribuire ad abbassare i toni, di ricostruire il tessuto sociale, evitando di alimentare forme di radicalizzazione dello scontro politico che non sono funzionali agli interessi dei cittadini.
Vivendo a Pignataro, ma soprattutto vivendo Pignataro, capita inevitabilmente di ascoltare delle critiche sul nostro operato. Alcune critiche “illuminate” e disinteressate” hanno stimolato una nostra riflessione, altri giudizi “spenti ” e interessati hanno fatto un veloce viaggio dal nostro orecchio destro a quello sinistro, senza fermate intermedie. Il ruolo di chi fa informazione di servizio e non al servizio è verificare con i lettori la distanza tra quanto è stato promesso e ciò che è stato realizzato. E lo faremo anche per l’amministrazione che si insidierà il 15 giugno.
La politica è in crisi di credibilità ed è inefficace sostanzialmente per tre aspetti: il tasso di conflittualità al suo interno assolutamente patologico; la difficoltà a selezionare una classe politica rappresentativa, competente e autorevole; l’incapacità di pianificare, programmare e progettare l’azione amministrativa.
 Le maggioranze che si sono alternate alla guida del nostro Comune non hanno quasi mai avuto un progetto politico chiaro per la città, ma, usando categorie sociologiche, sono state conseguenze di una politica debole e liquida, non in grado o senza la volontà di dare risposte a tutti i cittadini, ma capace solo di conservare e di creare i privilegi per se e per pochi amici, di subordinare gli interessi del paese alle proprie ambizioni politiche e personali.
La politica a Pignataro è in grado di perdere la partita pur giocando da sola perché troppo brava nel fare autogol. La politica è legata a schemi vecchi e superati. Ad ogni turno elettorale amministrativo i vincenti di turno esclamano la formula “extra omnes, e si rinchiudono dentro palazzo Scorpio. In politica il “fuori tutti” è esiziale, infatti la fumata dal Comune è quasi sempre nera per i cittadini.
CdP continuerà a non attuare nessuna forma di “formattazione selettiva” della sua piattaforma informativa. La libertà di pensiero e di critica sono principi rilevanti, costituzionalmente riconosciuti. L’idea che i giornalisti non asserviti siano cittadini da prendere a calci e querele,  e i giornali non allineati pubblicazioni da mandare al rogo ci inorridisce.
In democrazia non si fa da soli, in due, in tre, in quattro amici al bar, ma si moltiplicano le voci senza soglie di sbarramento. In democrazia l’informazione è come l’acqua: deve essere di tutti.
Il grado di democrazia e di civiltà di una società si misura anche sulla capacità delle Istituzioni di tollerare le critiche costruttive. Con l’arroganza, la presunzione, la superbia, la cieca testardaggine, senza capire le esigenze vere dei cittadini, si cammina lungo una strada stretta e chiusa, viaggiano al buio e rischiando di precipitare nel barato a ogni tornante .

 

 

 

Bartolo Mercone

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