CdP

La contesa tra Calvi e Pignataro per il mercato settimanale

Nel 1809 il decurionato di Pignataro, ossia l’amministrazione comunale, chiese l’apertura di un mercato settimanale, dato ” il gran numero di vaticali, negozianti di bestiame grande e minuto, e d’altri mercatanti i quali immettono in tutte le fiere e mercati della nostra provincia derrate e animali d’ogni specie”.
Secondo quanto riporta lo storico Giovanni Penna in “ Stato antico e moderno del Circondario di Pignataro e suo miglioramento” , il “10 febbraio 1810 fu decretato che il Comune di Pignataro venisse autorizzato a tenere un mercato in ogni mercoledì dell’anno e a celebrare in ogni anno la Fiera nell’ultima domenica di maggio”. Inoltre il Penna aggiunge che “ i Calvesi reclamarono sul giorno del mercoledì”, per cui il motivo del contendere fosse il giorno. Che ci fosse un’opposizione al mercato a Pignataro da parte di Calvi, è confermato dallo storico Giuseppe Civile, il quale non menziona il giorno ma aggiunge che l’opposizione di Calvi , come anche di Sparanise, fosse dovuta al fatto di essere Pignataro paese vicino a “mercati vicini e preesistenti”. Per lo storico Nicola Borrelli, dopo l’autorizzazione del mercato a Pignataro, il mercato di Calvi conservò una netta preminenza per cui quello di Pignataro “ può dirsi che morisse sul nascere”.
Nel 1815, il Sovrintendente di Capua riconobbe le ragioni di Calvi, anche perché l’autorizzazione temporanea di un mercato a Pignataro non ebbe successo, non assumendo, come rivela il Borrelli, ” quella importanza che avrebbe meritato un paese di vaticali.”.
Tuttavia, nel riconoscere le ragioni di Calvi, la decisione del Sovrintendente suscitò perplessità in relazione a quanto si evidenziava nella seconda parte della determinazione.
Infatti, nell’anno 1815, il Sovrintendente di Capua osservava che due ragioni lo inducevano a prendere la decisione di opporsi all’apertura di un mercato a Pignataro:
Pignataro non si trova immediatamente sulla Casilina, come Calvi, ma ne dista circa un miglio;
inoltre si trova in luogo “ piuttosto erto ed eminente”.
Tale seconda affermazione risulta “assolutamente impropria”, sottolinea Giuseppe Civile, il quale si sofferma sul fatto che le condizioni interne delle strade di Pignataro fossero molto dissestate ed insicure, al punto che ogni anno, in occasione della fiera di San Giorgio, erano necessari dei lavori per permettere l’afflusso delle vetture di espositori e visitatori, che “ altrimenti non fosse stato possibile”, mentre per i pignataresi del primo Ottocento costante era persino il rischio di “ azzopparsi uscendo di casa”.
Paese, dunque, di mercanti, intesi soprattutto come “ vaticali”, ma non luogo di mercato in quel Primo Ottocento . E’ tale la conclusione di Giuseppe Civile.

Angelo Martino

Bibliografia:
-Giovanni Penna- Stato antico e moderno del circondario di Pignataro e suo miglioramento– 1833
– Nicola Borrelli- Memorie storiche di Pignataro Maggiore- 1940
– Giuseppe Civile- Il comune rustico- Il Mulino- 1990

© Riproduzione riservata

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *