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Il sacrificio del giovane Angelo Santilli, “predicatore” della libertà

Oltre a Luigi La Vista, discepolo prediletto di Francesco De Sanctis, tra i tanti giovani che si sacrificarono per gli ideali costituzionali e democratici, nel maggio 1848 a Napoli, emerge la figura di Angelo Santilli, chiamato ” il predicatore” per il fervore con cui incoraggiava le folle nelle strade della città. La figura di Angelo Santilli si mostra particolarmente interessante, in quanto egli rappresenta al meglio quella parte dei patrioti risorgimentali, attento non solo alle conquiste costituzionali ma anche alla questione sociale. Infatti, proprio nel 1848, nel numero del 20 marzo di Critica e Verità, scriveva: La nazione vuol pane e lo demanda incessantemente, lo chiede nel pianto dell’indigenza, tra le sciagure della delusione[…] Il popolo non capisce le libertà costituzionali.[…] Non puossi concepire dalla plebe l’altezza dei sentimenti liberali; non si può pretendere d’appagarla con la forma di governo[…]
Angelo Andrea Silvestro Santilli nacque a Sant’Elia Fiume Rapido, allora provincia dell’estesa Terra di Lavoro, il 28 ottobre 1822, da Silvestro e da Giuseppa Mancini.
Dopo la prima istruzione nel paese natio, la sua famiglia si trasferì a Napoli quando Angelo aveva tredici anni, e pertanto continuò gli studi letterari e filosofici, avente come maestro Francesco Murro.
Dotato d’ingegno vivo e versatile, divenne in poco tempo discepolo prediletto di Pasquale Galluppi. Iniziò a scrivere opere di carattere filosofico e sociale , fino a quando sentì il bisogno di fondare e dirigere un proprio giornale, l’Enciclopedico, preludio al suo “apostolato politico”, che raggiunse piena maturazione nel corso dei moti rivoluzionari napoletani del 1848.
Dopo la conquista della Costituzione, il giovane Santilli spinto da ardore patriottico, si diede alla sua opera educativa volta ad illuminare il popolo sui diritti ed i doveri stabiliti dal nuovo corso costituzionale nel Regno. Anche dopo la morte dell’adorata madre, avvenuta il 27 febbraio 1848, continuò la sua propaganda politica tenendo ardenti discorsi ogni giorno e per ogni quartiere.
Così in poco tempo egli diventò per il popolo di Napoli “il predicatore”. Oratore brillante, la sua figura affascinava anche perché era giovane e bello.Luigi Settembrini lo descrisse un ragazzo ‘dai capelli biondi e lunghi, grandi occhi celesti ed una sorta di mestizia sul volto”.
La folla acclamava entusiasta quel giovane “predicatore” della libertà, tanto da accompagnarlo in trionfo fino alla sua casa in Monteoliveto.
Il contatto con i patrioti di ogni parte d’Italia, in quel 1848 che fu determinante per la coscienza liberale e democratica dei popoli di tanti paesi europei, portò il giovane Santilli a propagandare la necessità dell’indipendenza dallo straniero e dell’Unità. Il 30 marzo 1848, sulla nave ” Virgilio”, dal banco che stava sopra la ruota del timone, arringò superbamente i patrioti che si accingevano a partecipare ai moti rivoluzionari di Milano.
Angelo continuò in quella Napoli, che era diventata la sua città, a propagandare le idee liberali e democratiche fino a quel fatidico 15 maggio 1848, in cui furono erette le barricate in difesa della costituzione. Nello stesso giorno fu assassinato in circostanze non univocamente ricostruite.
Secondo lo storico Nicola Nisco, il Santilli, “messosi a letto infermo, e segnalato da una scellerata vecchia agli Svizzeri col nome del ” predicatore”, fu barbaramente ucciso”.
In effetti i Borbone si servirono soprattutto dei mercenari svizzeri in quel giorno di tremenda repressione.
Tutt’altra è la ricostruzione dello storico Giuseppe Palladino: “La mattina del 15 maggio Angelo Santilli era a letto con la febbre. I fratelli, tra i quali il maggiore Vincenzo, che morì con lui, lo assistevano. Quando le truppe arrivarono in via Monteoliveto e cominciò il fuoco, Angelo volle levarsi e, armatosi di fucile, sparò pure egli, insieme con gli altri. Ad un tratto finirono le munizioni e, vedendo che i soldati stavano per sopraffarli, cercarono di mettersi in salvo per la terrazza, che comunicava con le case vicine. In quel momento le truppe irruppero nella casa, ed avendoli visti nell’atto di fuggire, fecero fuoco, uccidendone uno e ferendone un altro”.
Luigi Settembrini, nelle “Ricordanze della mia vita” scrisse: “ Un prete, rettore del Camposanto, mi disse di aver veduto il cadavere ivi portato, che aveva la faccia contratta, contratte le mani, contratte le gambe e tre grandi ferite di baionette sul petto e altre nel ventre. Povero Santilli!”
Il 15 maggio del 1886, il comune di Sant’Elia Fiume Rapido, nell’ attuale provincia di Frosinone ne onorò la memoria con un targa marmorea apposta sulla casa natia. “In questa casa, addì 28 ottobre 1822, nacque Angelo Santilli, trucidato in Napoli con il fratello Vincenzo, dagli sgherri borbonici, il 15 maggio 1848. Il comune Santeliano, a perpetua memoria del grande cittadino ed esempio delle venture generazioni, nel 15 maggio 1886 pose”.
Tre anni dopo, anche nella città di Napoli fu apposta una lapide sul palazzo a Monteoliveto dove il Santilli venne barbaramente ucciso: “ In questa casa, il 15 maggio 1848, fu trucidato da mercenari stranieri Angelo Santilli a cui non perdonò la tirannide il coraggioso apostolato onde affermava i nuovi tempi. Gli amici e i contemporanei, ad espiare le tardate onorate, ad incitamento della nuova generazione, posero il 15 maggio 1889.

Angelo Martino

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