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Storia, miti, mitemi ed opportunismo

Gentile direttore,
ad avvenimento “scaduto”, nella speranza che il richiamo postumo faccia più rumore e che, nei giovani soprattutto, si perpetui il ricordo delle “giornate significative” che hanno punteggiato il Nostro Risorgimento e la nostra Storia Vorrei ricordare due date.
Le manifestazioni ufficiali semiclandestine della Giornata del Ricordo-10 febbraio- in memoria delle vittime delle foibe e dei 350.000 esuli istriano-dalmati, costretti ad abbandonare le loro case dopo la cessione di Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia e della più complessa vicenda del confine orientale e l’eco scarsa sulla stampa, mi fanno riflettere sull’uso che i politicanti di turno fanno della Storia. Parimenti, un’altra data significativa è entrata nel dimenticatoio: il 9 febbraio del 1849. In quel giorno, 168 anni fa nacque la Repubblica Romana. Un’Assemblea Costituente, eletta il 21 -22 gennaio 1849 a suffragio universale (maschile) -Votanti 250.000-, approvava in Roma un decreto di quattro articoli:
Art. 1. Il Papato è decaduto di fatto e di diritto dal Governo temporale dello Stato Romano.
Art. 2. Il Pontefice romano avrà tutte le guarentige necessarie per la indipendenza nello esercizio della sua potestà spirituale.
Art. 3. La forma del governo dello Stato romano sarà la democrazia pura e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.
Art. 4. La Repubblica Romana avrà col resto d’Italia le relazioni che esige la nazionalità comune.
(Assemblea Costituente Romana. Roma, 9 febbraio 1849. Un’ora del mattino. Il Presidente dell’Assemblea G. Galletti. …Significativo il modo d’indicare l’ora secondo i parametri del tempo…).
Colpiscono la semplicità e la serenità degli enunciati, in particolare, non a caso, la chiusura che parlando del “resto d’Italia”, allora politicamente diviso, richiama la “nazionalità comune”. Le vicende della sfortunata “Seconda Repubblica Romana”, come la chiamano gli storici per distinguerla dalla “napoleonica” sono note a tutti quelli della mia generazione e non è questo il luogo per ricordarle. In sua difesa, assieme al “popolano Ciceruacchio” si batterono Giuseppe Garibaldi e Carlo Pisacane, accorsero 600 bersaglieri della disciolta ‘Divisione Lombarda’ comandati da Luciano Manara, bergamasco, morto come il ventenne autore del nostro Inno Nazionale Goffredo Mameli, e, tanti giovanissimi idealisti, nati all’ombra dei campanili, dal Brennero a Lampedusa, che meriterebbero d’essere citati uno per uno. E per ricordare che la voglia di riscatto e d’Unità Nazionale coinvolse e motivò gente di ogni condizione e strato sociale, al punto di mettere in gioco la propria esistenza, assieme ad Ana Maria de Jesus Ribeiro -Anita-, immortalata nel celebre monumento a cavallo, a Roma, sul Gianicolo, celebro un’altra donna: Colomba Antonietti che il 13 Giugno 1849 sacrificò la sua giovane vita, poco distante, sugli spalti di Porta S. Pancrazio. Colomba Antonietti, vestita da uomo, aveva già seguito il marito in tutta la campagna del 1848, partecipando alla battaglia di Vicenza ed a quella di Velletri e Palestrina del 18 e 19 maggio 1849, contro le truppe borboniche. Così Garibaldi la ricorda nelle sue “Memorie”. “La palla di cannone era andata a battere contro il muro e ricacciata indietro aveva spezzato le reni di un giovane soldato. Il giovane soldato posto nella barella aveva incrociato le mani, alzato gli occhi al cielo e reso l’ultimo respiro. Stavano per recarlo all’ambulanza quando un ufficiale si era gettato sul cadavere e l’aveva coperto di baci. Quell’ufficiale era (il conte Luigi) Porzi. Il giovane soldato era Colomba Antonietti, sua moglie, che lo aveva seguito a Velletri e combattuto al suo fianco.”. Sepolta nella Chiesa di San Carlo ai Catinari, nel 1941 le sue spoglie furono traslate presso il Mausoleo Ossario Garibaldino sul Gianicolo, che accoglie i caduti nelle battaglie per Roma Capitale (1849 – 1870). e per l’Unità d’Italia. Questa Madre della Patria avrebbe compiuto 23 anni il 19 ottobre 1849.
L’eroismo di Colomba Antonietti, una Carneade per le femministe e per le tante parvenues delle pari opportunità della politica nazionale, alla luce di quello che sta accadendo “sui Colli Fatali di Roma”(e non solo), mi fa sorgere una domanda che fors’Ella censurerà: Ma Colomba Antonietti, anche a sua insaputa, ce l’avrà avuta un’assicurazione sulla vita?
Distinti saluti
Giorgio Natale
Brescia

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1 comment for “Storia, miti, mitemi ed opportunismo

  1. Giorgio
    13 febbraio 2017 at 18:19

    Autore-Errata corrige-Carneade

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