CdP

Le fasi di costruzione del Teatro Romano di Teano

L’edificio più noto di quella che fu Teanum Sidicinum è il Teatro Romano( coord. DMS: lat. 41° 14’53.13’’N; long. 14° 4’ 21.82’’E), uno dei più sontuosi della regione Campania, restato in vista con le sue possenti rovine per tutto il Medioevo e l’età moderna, e in anni recenti, dal 1960 al 2008, oggetto di varie campagne di scavo e restauro.
Collocato a ridosso del Foro, in origine, verso la fine del II o i primi anni del I secolo a.C., era stato eretto quale edificio di proporzioni più modeste con la cavea, ossia le gradinate, poco più ampia di mezzo cerchio. Di tale prima forma del monumento, oltre ai muri delimitanti la cavea di prima fase, poi inglobati in strutture in opera laterizia, restano importanti elementi della decorazione originale: un capitello a sofà della seconda metà del II secolo a.C. con una singola palmetta a basso rilievo tra le volute, e una scultura, raffigurante un Giove nudo con clamide sulla spalla sinistra e con ai piedi l’aquila su un globo.
Sono state rinvenute tracce di frequentazione di età tardo repubblicana, nell’area della porticus post scaenam , dove è stato individuato il piano di calpestìo della corte ad una quota di ben 3 metri inferiore a quella della orchestra, ossia lo spazio tra le gradinate e il palcoscenico. Ciò ha condotto i ricercatori a concludere che la stessa porticus, il teatro e la terrazza retrostante formavano un insieme scenograficamente disposto su differenti livelli, che dovevano, con ogni probabilità, essere accordati tra di loro da rampe o gradinate monumentali.
In età augustea l’edificio fu rinnovato ed esteso fino a raggiungere un diametro di 85 metri ed acquisì un prospetto esterno ad arcate con pilastri e cornici litiche secondo uno schema già noto nella vicina Cales.
Agli inizi del III secolo d.C., sotto l’impero di Settimio Severo, il teatro romano di Teano fu completamente ristrutturato e decorato con uno straordinario apparato architettonico e scultoreo, e successivamente completato da Alessandro Severo, Massimino il Trace e Gordiano III, come documentano le iscrizioni dedicatorie” Caesar Marcus Antonius Pius Felix […]Theatrum[…] Severus tribunica potestate fecit”, come anche le statue dei membri della famiglia imperiale, oggi esposte nel locale Museo. Pertanto i lavori di ristrutturazione del Teatro furono eseguiti primariamente in un periodo tra il 205 e 212 d.C. e completati da Gordiano III, come è anche riportato dall’iscrizione sul primo architrave del primo ordine della scenae frons.
L’aspetto dell’edificio scenico è caratterizzato dalle consuete tre porte e da colonnati in duplice ordine con largo uso dei graniti grigio e rosa egiziani per le colonne, mentre per il rivestimento del muro di fondo, delle nicchie, delle modanature, degli architravi e delle cornici, il tutto decorato riccamente con il calligrafismo e il colorismo tipici dell’età severiana, fu usato il marmo bianco del Preconneso.
Inoltre è presente una ricca serie di sculture di marmo pentelico di età augustea, quali sculture ideali e di ritratti, sia di privati che di membri della famiglia imperiale, come anche Venere, Dioniso, un torso atletico di un rilievo funerario con cavaliere riutilizzato come Dioscuro, un peplophoros arcaizzante, due statue di fiumi( Nilo e Tevere) e due femminili con cornucopia del tipo della Livia di Pozzuoli.
Agli inizi del IV secolo d.C., nella grande nicchia dell’edificio scenico, posta sopra la porta regia, venne collocata una statua colossale di imperatore seduto, in un probabile aspetto di Serapide.
Un evento sismico causò la distruzione del teatro romano di Teano in un età tra il IV e il VI secolo d.C, probabilmente il noto terremoto del 345-346 d.C., che sconvolse la Campania e l’intero Sannio. Pertanto sull’edificio danneggiato iniziò lo spoglio sistematico degli elementi pregiati.
Tra l’VIII e il IX secolo d.C., il Teatro divenne una sorta di enorme cava per la lavorazione dei marmi colorati e la riduzione in calce di quelli bianchi.
Successivamente, tra il X e XI secolo, la cavea fu in gran parte colmata con detriti e scarti ceramici provenienti da un impianto di produzione di vasellame, tegoli e coppi. Tale impianto produttivo durò fino al XIII secolo, secolo che segnò la definitiva obliterazione del Teatro, le cui strutture, comunque, non subirono altre forme di saccheggio.

Angelo Martino

Stefano De Caro- La terra nera degli antichi campani- ArteM Napoli- 2012

Teatro Teanum Sidicinum ( Dagli Album Di Giorgio Sellitto Ed Enzo Bovenzi)

Flickr Album Gallery Pro Powered By: Weblizar

© Riproduzione riservata

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *