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Pignatarisi cammina-paìsi

Dalla numerazione dei 136 fuochi, ossia dei nuclei familiari, del 1658, si rileva come Pignataro, che contava in quell’anno circa mille abitanti, annoverava già ben 40 vaticali, ossia piccoli commercianti ambulanti. Dal Catasto Onciario del 1754 si evince altresì che i vaticali costituivano con 80 dichiaranti la componente sociale più numerosa di Pignataro. Dal mestiere di vaticali deriva l’appellativo di “ Pignatarisi cammina-paìsi” dato ai pignataresi, come evidenzia bene lo studio di Nicola Borrelli, ovvero il saggio di Etnografia popolare di Terra di Lavoro, pubblicato a Santa Maria Capua Vetere nel 1924.
Per ascendere nella gerarchia sociale, il vaticale doveva sottoporsi a sacrifici rilevanti. Il canonico Giovanni Penna, scrive che tale mestiere ” è faticato assaissimo”, ma ottiene col suo lavoro agi per la famiglia e una nutrizione decisamente migliore rispetto a quella del bracciante. “Travagliano questi poveretti quasi tutto il giorno, e per lo più di notte” d’estate, “ sopportando diurnamente la “sferza del sole”, mentre “ d’inverno s’imbacuccano entro una coperta o che nevichi o che piova”.
Inoltre, il vaticale era costretto a stare per lunghi periodi lontani dal paese, in giro con le strade dissestate e infestate da malviventi, sempre preoccupati di essere derubati dai ladri “ con pericolo della vita”, ma i vaticali di Pignataro, da buoni “pignatarisi cammina paisi” , rappresentavano un elemento di contatto tra la realtà del villaggio e i paesi pur lontani dove si recavano a commerciare i loro prodotti. Essi si recavano nei mercati o altrove, trasportando derrate “ a schiena di muli, di asini o con traini”.
I vaticali si distinguevano, inoltre, insieme ai negozianti, per il fatto di far sposare particolarmente presto, e senza distinzione di sesso, i propri figli con età media di 22 anni, a differenza dei benestanti e professionisti, la cui età media di matrimonio dei maschi era di 28 anni.
Ovviamente essendo “pignatarisi cammina paisi” i vaticali” intendevano dare presto un futuro matrimoniale ai loro figli e alle loro figlie.
L’autonomia del nuovo nucleo familiare era di mettersi in società col padre o di emanciparsi dal mestiere del genitore, mettendo in questo caso a frutto la dote monetaria della sposa.
Nel primo caso si trattava di autonomia relativa, mentre nel secondo dell’ascesa sociale auspicata dai genitori.

Angelo Martino

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