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Storia della Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Pignataro Maggiore

Dato che la chiesa parrocchiale di San Giorgio era ubicata lontano dall’abitato, nel 1559 ebbe termine la costruzione della cosiddetta“ chiesa vecchia “ di S. Maria della Misericordia di Pignataro, adesso trasformata in sala parrocchiale .
Fin dai primi anni del Seicento Pignataro era diventata sede vescovile, dato che Calvi era un luogo desolato e infestato dai banditi. Pertanto il vescovo dell’epoca si ritirò a Pignataro , centro più popoloso della Diocesi, e iniziò la costruzione di un Palazzo vescovile accanto alla vecchia Chiesa di S. Maria della Misericordia.
Come scrive Antonio Martone: “L’episodio che determinò il definitivo abbandono di Calvi avvenne nel 1647: siamo al tempo della rivoluzione di Masaniello; vescovo di Calvi è Mons. Gennaro Filomarino (dal 1623). Accadde dunque in quell’anno che il Duca di Maddaloni, in odio al cardinale Ascanio Filomarino (fratello di Gennaro, vescovo di Calvi), sospettato di aver procurato la morte di Giuseppe Carafa (fratello di Diomede, duca di Maddaloni), per vendicare la morte del suo congiunto, assaltò il palazzo vescovile di Calvi, incendiò l’archivio e arrecò gravissimi danni anche alla cattedrale”.
Nel 1742 la parrocchia fu trasferita definitivamente da San Giorgio nella “vecchia” Chiesa di S. Maria della Misericordia, ma con il passare del tempo anche tale Chiesa si rivelò inadeguata alle esigenze dei fedeli e al decoro e alla dignità dei Vescovi e fu il vescovo Giuseppe Maria Capece Zurlo a volerne una nuova .
Zurlo fu vescovo di Calvi dal 1756 al 1782, diventando in seguito cardinale e Arcivescovo di Napoli.
Dunque fu Giuseppe Maria Capece Zurlo a volere la costruzione della nuova Chiesa di S. Maria della Misericordia o Chiesa Madre di Pignataro, non appena si insediò quale vescovo di Calvi .
Nella relazione “ ad limina “ che inviò a Roma nel 1759, Zurlo lamentò che la vecchia Chiesa era troppo angusta e priva di suppellettili , misera e indecorosa per la dignità della Città e del suo Vescovo e dunque aveva ritenuto di iniziare l’opera di costruzione della nuova Chiesa.
Dalla relazione “ ad limina” dell’11 gennaio 1772 dello stesso Zurlo apprendiamo anche che la nuova chiesa era già “ abbastanza elegante ed ampia, “ che si trovava presso l’Episcopio , eretta dalle fondamenta , di aver provveduto a dedicarla pochi mesi primi, e benedetta nell’allora anno 1772.

La Chiesa Santa Maria della Misericordia, benedetta, quindi nell’anno 1772 da Giuseppe Maria Capece Zurlo, è costituita da una sola navata e presenta quattro cappelle a sinistra e cinque a destra, considerando la visione dell’ingresso dalla porta principale. All’ingresso della Chiesa, sopra l’atrio, ritroviamo un organo a canne . La volta, invece, è composta da cinque sezioni con un affresco raffigurante angioletti che giocano, mentre sulla parte frontale si evidenzia l’iscrizione : ET MISERICORDIA EIUS A PROGENIE IN PROGIENES TIMENTIBUS EUM”.
Il finestrone dell’abside è costituito da una vetrata colorata con l’immagine della Madonna di Lourdes, mentre la volta dello stesso abside è divisa in tre spicchi geometrici le cui parti laterali sono costituite da affreschi di angeli e la parte centrale contiene la raffigurazione del santo Patrono S. Giorgio Martire
L’altare maggiore mostra una cona con il dipinto di S. Rocco nell’atto di adorare La Madonna e il Bambino, mentre il ciborio presenta una mezza cupola alla cui base ritroviamo la scritta : Hic Deum Adora . Tale mezza cupola risulta formata da tre spicchi geometrici di marmi. In bronzo dorato è la portoncina del ciborio che evidenzia quattro angeli nell’atto di adorare il Santissimo. Sopra il ciborio risalta un Crocifisso in legno, Originali i capi altare che non presentano angeli , bensì due state che raffigurano due donne , di cui quella a destra si mostra velata con un panneggio , raffigurante la Fede, mentre quella situata a sinistra , pur evidenziando un panneggio ampio come quella di destra, si mostra a volto scoperto e raffigura la Speranza.
Tra la quinta e la quarta cappella di destra, con visione dall’ingresso principale, si erge il pulpito, decorato da intarsi di marmo e sorretto da due colonne in marmo di color rosso.
In relazione alle cappelle , la prima , terza e quinta cappella del lato destro e la seconda e quarta del lato sinistro presentano teste di angioletti in stucco bianco sulla sommità dell’arco . Al di sopra di ciascuna cappella si apre un finestrone in stile rococò sulla quale è raffigurato un apostolo.
A destra ritroviamo in successione Simone, Filippo, Giacomo, Giovanni , Pietro , mentre a sinistra , in corrispondenza dell’apostolo Simone, vi sono raffigurati in successione Matteo, Bartolomeo, Tommaso , Andrea e Paolo. Nel 2002 per mero caso nella vecchia e attigua chiesetta sono affiorati degli affreschi cinquecenteschi (alle spalle di quella che era la posizione presumibile del vecchio altare). Gli affreschi, tra altre rappresentazioni, evidenziano in particolare la Madonna in trono con ai lati S. Pietro e S. Giovanni.

Nel 2002 per mero caso nella vecchia e attigua chiesetta sono affiorati degli affreschi cinquecenteschi che , tra altri motivi, rappresentano la Madonna in trono con ai lati S. Pietro e S. Giovanni. Questi sono stati portati alla luce grazie all’intervento del restauratore locale Antony Palumbo.

Angelo Martino

Bibliografia : Mattia Zona- Il santuario caleno –
Relationes ad limina del 1759 e del 1772 del vescovo Giuseppe Maria Capece Zurlo
Antonio Martone- Storia di Pignataro in età moderna- Il Seicento- 2013

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