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Storia della chiesa di San Giorgio di Pignataro Maggiore

Fu chiesa parrocchiale prima che lo divenisse la Cappella di Santa Maria della Misericordia, annessa all’Episcopio” scrive lo storico Nicola Borrelli, nella descrizione iniziale della Chiesa di San Giorgio, aggiungendo che primo Arciprete e parroco fu nominato, Don Tommaso Barricelli, con la bolla del 2 giugno 1577. Il Borrelli aggiunge che “ questa chiesetta è antichissima. In effetti la chiesa di San Giorgio fu voluta da Atenolfo di cui si riporta la seguente descrizione , facendo riferimento alla Storia Civile di Capua del Granata: Fratello di Landone, conte di Capua, vince in battaglia l’esercito napoletano; assedia Benevento, carcera Radelchi e si rende Principe di Benevento e di Capua.
Atenolfo fu Principe dal 900 al 910 ed fu a tale periodo che si potrebbe far risalire la fondazione della chiesa di San Giorgio.
In merito a quest’ultimo evento storico , è il manoscritto del vescovo di Calvi Zurlo sulla diocesi di Calvi che ci permette di affermare che la dispersione dei caleni dovette avvenire ad opera dei Saraceni o verso l’840 o ancora prima dell’829. La chiesetta di San Giorgio fu la prima parrocchiale di Pignataro.
La sua esistenza è testimoniata successivamente, agli inizi del Trecento, dalle Rationes Decimarum Italiae (anni 1308-1310). Notizie più dettagliate su quella che fu per anni la Parrocchiale di Pignataro Maggiore, prima dell’affermazione della Chiesa Santa Maria della Misericordia, sono fornite dalla Santa Visita di Monsignor Maranta nel 1583. Siamo già negli anni in cui i fedeli preferivano frequentare la Cappella di Santa Maria della Misericordia perché vicina al centro abitato, mentre la Parrocchiale di San Giorgio era situata ai piedi delle colline di Pignataro e quindi più difficile da raggiungere.
In occasione della Visita del Vescovo Maranta, apprendiamo che sul lato destro c’erano quattro cappelle, intitolate a Sant’Antonio Abate, a San Giacomo Apostolo, a San Francesco d’Assisi e all’Assunta. Tali cappelle era rispettivamente di patronato delle famiglie Borrello, Monaco, Ioffreda e Barricella. Sul lato sinistro vi erano, invece, solo due altari addossati alla parete: la prima della famiglia Margiocca era senza titolo, mentre l’altra, dedicata a Santa Maria della Pietà, apparteneva alla famiglia Iorio.
Vi erano numerosi Santi dipinti su muro, tranne San Francesco la cui statua era di legno.
La situazione si mostra immutata durante l’episcopato di Mons. Maranta. Il Vescovo, nel 1618, annotava che Arciprete della Parrocchiale di San Giorgio era don Decio Barricelli, che rivestì tale incarico dal 1607 al 1629, mentre si affermava la Cappella di San Maria della Misericordia che era servita da vari sacerdoti di Pignataro. I rapporti tra L’arciprete don Barricelli e i sacerdoti che amministravano il culto nella Cappella di Santa Maria della Misericordia non erano ideali, dato che la Cappella stava già progressivamente sottraendo tanti fedeli alla Parrocchiale. Infatti nella Santa Visita del 26 giugno 1655 l’allora Vescovo rilevava che “ habbiamo ritrovato che li preti di Pignataro dicono tutti la messa i giorni festivi nella Cappella di Santa Maria della Misericordia, donde nasce che la parochiale viene abbandonata dal popolo né il parrochiano può fare l’oficio di non istruire il popolo circa la salute delle anime.”
Dalla Santa Visita di Mons. Filippo Positano del 1722 si apprende che la Chiesa di San Giorgio in Pignataro versava in cattive condizioni a tal punto che, riguardo al Battistero, si evidenziava che “ nel ciborio le fessure sono così larghe che…entrano ancora i “sorici” con l’altare di San Giorgio che “ stava e resta interdetto”, come anche la cattiva condizione della stessa statua del Patrono, la cui “ vetriata e la cassa è tutta scassata”.
In particolare molto malconcio si mostrava l’edificio, dove “vi piove, una trave minaccia ruina a momenti, i muri sono umidi, le vetrate sono rotte, la porta grande ha qualcosa di rotto, la cella del romito è ridotta a un casalino senza porta”…e finanche un’unica “sepultura” di “ huomini e donne”.
Inoltre in detta Chiesa, “ad una nave, lunga palmi 84, larga palmi 2[.], fatta di pietre volgarmente ciomentole” erano presenti sei finestre senza invitriata e le rimanenti fracassate da pastorelli con pietre, per cui “ dentro d.a Chiesa entra acqua e vento”.
Vincenzo Pettorone, in rappresentanza del Comune, il 23 luglio del 1722, faceva notare che il necessario restauro spettasse al Parroco e non al Comune, dato che la era “ parrocchiale “ e non “laicale”.
In effetti gli altare o cappelle era in tal modo governate:
l’altare maggiore, sotto il titolo del Corpus Domini, da due economi secolari, quello del Carmine, patronato dei Borrelli e quello di San Rocco dal Comune;
l’altare di San Giorgio da due economi secolari e dalla Congregazione dei “ fratelli di San Giorgio”, fondata nel 1706.
Per quanto di pertinenza del clero, il Vescovo nominava quale economo della parrocchia don Carlo Borrello, già sostituto del parroco Giovanni Bovenzi nella cura delle anime. Nel 1722 gli abitanti di Pignataro erano 1150, di cui 351 “infantes”, 15 sacerdoti e 6 chierici. Vi era, inoltre, da amministrare le entrate dei terreni in possesso della Parrocchia, che consistevano in 72 moggia ripartite in ben 37 appezzamenti in varie località del comune di Pignataro e dei paesi vicini.

Tali sono le notizie storiche riguardanti la Chiesa di San Giorgio, a cui dobbiamo aggiungere che negli anni recenti, dopo lavori di ristrutturazione, la Chiesa fu riaperta al culto, segnatamente il 21 del giorno 23 aprile 2012, in cui vi fu la consacrazione dell’altare da parte del vescovo dell’attuale Vescovo della Diocesi di Calvi e Teano, Mons. Arturo Aiello.
Alle ore 18:30 dello stesso giorno la statua di S. Giorgio fu ricondotta nella chiesa a lui dedicata dopo un restauro molto meticoloso e attento nel suo splendore, a cui potettero assistere centinaia di fedeli

Angelo Martino
redazione

Bibliografia storica:
Nicola Borrelli- Memorie Storiche di Pignataro Maggiore- 1940
Pignataro e il suo Patrono- a cura di Antonio Martone- Pignataro Maggiore- 2005
Antonio Martone- Storia di Pignataro in Età Moderna- Il Seicento- Prima Parte- Vozza Editore- 2013

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