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Il sacerdozio di Michele Arcangelo Natale in Terra di Lavoro

Di Mons. Michele Natale, vescovo di Vico Equense e martire della Repubblica Napoletana del 1799, non si conosce molto in relazione al periodo in cui fu un semplice sacerdote di Terra di Lavoro, ordinato tale a Pignataro casale di Capua, il 23 dicembre 1775, dall’allora vescovo di Calvi Giuseppe Maria Capece Zurlo.
Tuttavia, grazie agli studi di Francesco Migliaccio, Gabriele Iannelli, Gaetano Parascandolo e Antonio Trombetta, è possibile delineare un profilo biografico essenziale del sacerdozio di Michele Arcangelo Natale in Terra di Lavoro, prima che fosse nominato vescovo di Vico Equense.
Figlio secondogenito di Alessandro e Grazia Monte, Michele Arcangelo Natale nacque a Casapulla il 23 agosto 1751, da famiglia di modesta fortuna. Secondo quanto scrive Gabriele Iannelli, ebbe quale istitutore il parroco Stefano Peccerillo, come anche i dotti sacerdoti Tommaso Iannotta e Pasquale Ciceri. All’età di venti anni Michele Natale chiese di entrare nel seminario di Capua. Essendo l’età alquanto avanzata, si rese necessaria una speciale licenza dell’arcivescovo di Capua, Michele Maria Capece Galeota. Da seminarista, collaborò al riordino dell’archivio della curia arcivescovile. Fu, quindi, ordinato sacerdote nel 1775 a Pignataro, allora casale di Capua. Per un decennio, dal 1780 al 1781, abbandonò Terra di Lavoro per recarsi a Napoli, dove fu cappellano del principe di Monteleone. In tale decennio ebbe modo di laurearsi, come riporta Gabriele Iannelli, citando una lettera ricevuta, nell’anno 1851, dal canonico di Vico Equense don Franco Palma. Secondo lo stesso Palma, l’arcivescovo di Nicea Filippo Sanseverino, confessore del re, lo ebbe come segretario e collaboratore nell’opera di conciliazione delle vertenze tra la monarchia napoletana e la Santa Sede. In tale periodo napoletano fu accolto nella libera muratoria, che, dopo la partenza di Carlo III per la Spagna, era stata inizialmente incoraggiata dalla stessa regina Maria Carolina d’Austria.
Nel 1790 don Michele Natale tornò in Terra di Lavoro, segnatamente a Capua, dove gli fu conferita una cappellanìa curata nella parrocchia di Santa Maria in Abbate, che ne comprendeva ben tre; a lui fu assegnata quella di San Salvatore Minore. Nello stesso anno, gli era stata da poco conferita la cappellanìa di Santa Maria dell’Agnena in Vitulazio, nelle adiacenze della stessa Capua.
Nel 1792, don Natale divenne segretario del nuovo arcivescovo di Capua, Agostino Gervaso, confessore della regina. L’anno successivo comprò una casa contigua alla casa paterna in Casapulla.
Il 19 agosto 1797 conseguì la laurea in teologia e fu in tale anno che Pio VI lo nominò vescovo di Vico Equense. Fu consacrato vescovo il 21 dicembre del 1797 in Roma dal cardinale della Somaglia. L’11 febbraio del 1798 avvenne il suo solenne ingresso nella chiesa di Vico Equense.
Quando fu proclamata la Repubblica Napoletana nell’anno 1799, Mons. Michele Natale vi aderì da “ uomo virtuoso”, come scrive Vincenzo Cuoco. Pagò con la vita tale scelta, sconsacrato e impiccato a Piazza Mercato il 20 agosto del 1799.
Alcuni giorni dopo l’impiccagione, il 2 settembre, un dispaccio governativo ordinava al sindaco di Vico Equense e al vicario capitolare di distruggere ogni sua memoria, ma la condanna a morte di un uomo di chiesa, che aveva liberamente optato per la democrazia e i princìpi di libertà e uguaglianza repubblicani, provocò la reazione della Chiesa e Pio VII scomunicò i giudici che avevano emanato la sentenza, i tre vescovi che lo avevano dissacrato. Furono scomunicati anche l’arcivescovo di Capua Agostino Gervasio e il vescovo di Capaccio Vincenzo Turrusio, ritenuti responsabili d’aver influito sulla condanna. La diocesi di Vico Equense fu soppressa nel 1818.

Riferimento bibliografico:
Arnaldo Di Benedetto- Profilo biografico del Vescovo Natale in Capys. N° 30 pp. 14- 25- 1997

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