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Il computo delle ore nel Regno di Napoli fino all’Unità

Nel Regno di Napoli, fino all’Unità, ad eccezione del Decennio francese( 1806-1815), quando fu introdotto un nuovo sistema di computo che è quello in vigore attualmente, le ore della giornata e della notte si contavano in maniera diversa da quella a cui siamo abituati.
Il punto di partenza era il tramonto del sole, e mezz’ora dopo iniziava, al suono dell’Ave Maria, la prima ora di notte e si diceva, quindi, “ ‘a n’ora ‘e notte”, “ a doje ore ‘e notte e così via. Un eco di tale sistema di computo delle ore ci è stato tramandato dai nostri padri e nonni. Pertanto quella che si definiva alla prima ora della notte corrispondeva grosso modo all’ora che va dalle 18 alle 19, la seconda alle 19-20 e così via. Dunque l’attuale mezzanotte corrispondeva alle ore sei di notte, e questo è necessario per comprendere i testi che fanno riferimento alla trascrizione della documentazione storica locale.
Dato che l’attuale mezzogiorno si identificava con le ore 18, e il tramonto del sole con le ore 24, le “vintunore” costituisce un’espressione che il primo pomeriggio delle ore 15. Era l’ora in cui il sacrestano andava ad aprire la chiesa, suonando appunto “ vintunore”.
Vi è un’altra espressione che ci riporta al computo delle ore nel Regno di Napoli prima dell’Unità: “ avere il cappello sulle ventitré”. Siccome alle ore 24 il sole tramontava, un’ora prima si presentava ovviamente molto basso all’orizzonte, e, guardando verso il sole, si era e si è costretti ad abbassare la tesa del cappello affinché gli occhi non siano abbagliati dalla luce.
In pratica, nel consultare la documentazione scritta locale, basta generalmente sottrarre sei ore a quelle indicate fino all’Unità d’Italia, tenendo presente che nei mesi estivi, le ore diurne erano di circa 75-80 minuti e quelle notturne di 40-45, mentre d’inverno si verificava l’inverso.

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